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Concorsi senza assunzione, beffa per 1.115 idonei

Graduatorie non più valide da fine anno. Ma c’è la speranza della proroga. Storie di un’attesa infinita fra precariato, impieghi temporanei e ricorsi

TRIESTE. Ha studiato per mesi per prepararsi al concorso in Provincia per un posto a tempo indeterminato. Ha attraversato la regione per poterlo sostenere. È risultata idonea, quindi prima o poi sarebbe toccato a lei. La figlia era ancora in fasce quando è iniziata l’odissea del pubblico impiego: ora ha quasi 10 anni ma la situazione è sempre immobile, sospesa. Anzi, è peggiorata: a fine anno infatti la sua graduatoria scade, e ogni speranza di assunzione potrebbe sfumare per sempre. Anna (la chiameremo così, ha preferito rimanere anonima) ha in piedi un ricorso al Tar e si è rivolta ad un giudice del lavoro. Da tempo chiede un incontro con la Regione ma non ottiene risposta. L’attesa infinita di quella raccomandata che potrebbe - anzi, avrebbe dovuto - cambiarle la vita rischia di arrivare al capolinea il 31 dicembre 2016.

Attesa per più di mille

Nella situazione di Anna ci sono 1.115 persone in tutto il Friuli Venezia Giulia e 150mila in tutta Italia. Idonei che hanno dovuto digerire prima il blocco del turnover, quindi la necessità di ricollocare i dipendenti delle ormai ex Province, che hanno avuto la priorità. Per tutti loro, la scadenza della graduatoria in cui sono inseriti sarebbe la beffa finale, a meno dell’ennesima (già annunciata) proroga da parte del Ministero o di un intervento della Regione sul comparto unico. La stima di 1.115 è firmata dal Formez, ovvero il centro servizi per l’ammodernamento della Pa. Eppure, nonostante l’enorme massa di idonei a disposizione a livello locale e nazionale, in tutti questi anni i concorsi, il cui giro d’affari in Italia è pari a 3 miliardi l’anno, non si sono fermati. Tanto da spingere il Munvic, Movimento Unico Nazionale Vincitori Idonei e Concorsisti, in collaborazione con uno studio legale, a lanciare la campagna #iomerito e ad inviare un esposto alla Commissione europea per sollecitare l’apertura di una procedura di infrazione nei confronti dello Stato Italiano. Non facendo scorrere le graduatorie vigenti e continuando a bandire concorsi eluderebbe gli obblighi di vincolo di bilancio e di risparmio nella spesa pubblica.

Speranze deluse: i casi

Scavando tra le storie dei tanti “idonei in lotta” se ne trovano alcune che vale la pena raccontare. Samantha Portolan è risultata la prima idonea sia a livello provinciale (a Trieste) che regionale in due diverse graduatorie in scadenza. Anche lei continua ad essere fuori dal giro, e anche lei continua ad avere un lavoro precario. È impiegata negli uffici regionali che si occupano dell’inserimento di persone diversamente abili nel mondo del lavoro. «Dopo essere stata lasciata a casa dalla Provincia di Trieste, allo scadere del triennio, quando la Provincia ha deciso di riscorrere la graduatoria, non sono stata chiamata perdendo la possibilità di partecipare alla procedura di stabilizzazione».

C’è poi il caso di altre due donne, che chiameremo Stefania e Giorgia, idonee a un concorso pubblico regionale per una posizione a tempo indeterminato nel 2007. Stefania, psicologa, da dieci anni presta servizio in Regione in maniera precaria (nell’altra pagina il focus sul caso interinali), con contratti esterni «che prevedono scarse se non nulle possibilità di riconoscimento nei percorsi di stabilizzazione». Lavora ancora con un co.co.co. pur in presenza di una graduatoria regionale vigente, e per di più utilizzata anche per l’immissione di personale tecnico qualificato in Provincia. «Lo scorrimento della graduatoria, oltre che la proroga della stessa, sanerebbe legittime aspettative oltre che garantire rimpiazzi di pensionamenti con personale idoneo, evitando ulteriori sprechi di denaro pubblico (per l’espletamento di nuove prove concorsuali) e l’annullamento di esperienze lavorative e professionali. Acquisite sul campo e irripetibili», conclude sempre in forma anonima. Anche lei, infatti, ha un procedimento legale in corso per vedere riconosciuto un diritto ritenuto calpestato.

I bandi al ribasso

Giorgia, idonea allo stesso concorso, ha accumulato sette anni di precariato tra co.co.pro. e contratti biennali nel settore dei centri per l’impiego. Nel suo palmarés ci sono un concorso, tre bandi di gara e due selezioni. L’ultimo bando “al ribasso” a cui ha partecipato l’ha perso per non aver deprezzato sufficientemente l’offerta economica. «Come mai in altri ambiti della Regione altri colleghi sono entrati senza bandi al ribasso?» si chiede.

La beffa sul traguardo

Emblematico infine il caso di Sara (pseudonimo). Sesta idonea non vincitrice per un concorso come collaboratore amministrativo in un piccolo comune friulano, vede tutte e cinque le persone davanti a lei assunte o stabilizzate. Sarebbe toccato a lei, quando l’amministrazione locale cambia opinione su come coprire un buco nella pianta organica, ritenendo di aver bisogno di qualcuno con qualifica superiore. Bandisce allora un nuovo concorso a cui Sara non può partecipare in quanto non in possesso di un titolo di studio. Un’altra idonea, risultata sotto di lei in graduatoria al primo concorso, può invece farsi avanti ed essere assunta. «Dire che hai bisogno di un funzionario di categoria C invece che di un funzionario di categoria B in un comune minuscolo come il nostro è assurdo. Le competenze a questi livelli sono trasversali: non stiamo parlando di un ministero», dice al telefono. L’atto andrebbe impugnato, ma farlo davanti al Tar costa circa 5mila euro più le spese di avvocato. Troppo. Ora Sara ha trovato un nuovo impiego temporaneo pagato in

voucher nell’amministrazione pubblica locale. La professionalità a cui si attinge è la stessa, la paga esattamente la metà. La sua graduatoria svanirà a fine anno. «Ho più di cinquant’anni, se non si muove nulla mi sarà impossibile trovare un nuovo lavoro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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