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Diritto all’acqua pubblica, la Slovenia ci riprova
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Diritto all’acqua pubblica, la Slovenia ci riprova

Via libera dalla commissione parlamentare alla modifica della Costituzione mirata a introdurre il servizio no-profit. Sostegno trasversale all’iniziativa

LUBIANA. La Slovenia è pronta a garantire entro fine anno il diritto costituzionale all'acqua pubblica. La commissione Affari costituzionali del Parlamento di Lubiana ha dato il via libera all'ingresso, nella legge fondamentale dello stato, di una tutela dell'accesso all'acqua, la cui fornitura sarà competenza esclusiva del settore pubblico entro i limit del no-profit.

Il voto della commissione parlamentare, salutato dal presidente dell'assemblea nazionale Milan Brglez (Smc, il partito del premier Miro Cerar) come «un nuovo e importante passo», è stato possibile grazie a un sostegno trasversale che fa ora ben sperare per il voto in aula, dove sarà necessaria la maggioranza dei due terzi dei 90 deputati.

Se verrà approvato, il nuovo articolo 70 della costituzione sancirà non soltanto che «tutti hanno diritto all'acqua potabile», ma anche che «le risorse d'acqua servono primariamente come fornitura sostenibile di acqua potabile e di acqua per le abitazioni». Ne consegue che «queste risorse non devono essere considerate una merce» e che «la fornitura dell'acqua potabile alle persone e alle abitazioni è assicurata dallo stato via un servizio pubblico no-profit».

Il dibattito in sede di commissione parlamentare - riporta l'agenzia slovena Sta - si è concentrato in particolare su quest'ultimo punto, ovvero sulla definizione di «servizio pubblico no-profit», finendo con l'estenderne l'applicabilità anche ai comuni, oggi ampiamente coinvolti nella gestione dell'acqua, ma escludendo la possibilità di concessioni ai privati. Il passaggio in commissione arriva al termine di un lungo processo, che ha coinvolto non soltanto i deputati ma anche direttamente i cittadini, all'origine di un'iniziativa di modifica costituzionale, prevista dall'ordinamento sloveno. Con il motto «insapore, incolore e senza proprietari: l'acqua è libertà», il movimento civico "Per la Slovenia e la libertà" ha infatti raccolto a inizio 2016 più di 50mila firme (a fronte delle 30mila necessarie) per sottoporre al parlamento una proposta di emendamento alla legge fondamentale.

Proprio il successo dell'iniziativa popolare ha ridato slancio ai lavori dell'assemblea, che già nel 2014 e nel 2015 si era occupata della questione del diritto all'acqua ma senza arrivare a conclusioni normative. Dovesse andare in porto, il progetto sloveno di difesa del «diritto all'acqua» costituirà così un precedente rilevante anche a livello europeo, dove la prima «iniziativa dei cittadini europei» (un nuovo strumento di democrazia diretta introdotto dal trattato di Lisbona nel 2009), intitolata proprio "Right2Water" (diritto all'acqua), è tuttora al vaglio delle istituzioni comunitarie.

Sottoscritta da quasi due milioni di persone, l'iniziativa chiede all'Ue e agli Stati membri di garantire ai cittadini l'accesso all'acqua e ai servizi igienici, facendo della gestione dell'acqua pubblica un settore non sottoposto alle regole del mercato unico ed escluso dalle pratiche della liberalizzazione. Ma se la raccolta firme si è conclusa già nel 2013, la Commissione europea ha reagito timidamente, ricordando nel 2014 «l'importanza dell'acqua come bene pubblico», ma anche «la competenza nazionale» sull'argomento.

Dopo una modifica alla direttiva sull'acqua potabile nel 2015 (ma che si limitava a introdurre controlli più severi sulla qualità dell'acqua), l'esecutivo europeo ha promesso, appena il 25 ottobre scorso, una riforma della materia nel corso del 2017.

Nell'attesa di conoscere l'esito

della prima iniziativa legislativa su scala continentale, potrebbe essere proprio la Slovenia a trasformare il diritto all'acqua - diventato formalmente un diritto umano nel 2010 per volere delle Nazioni Unite - in un principio di rango costituzionale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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