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Il Montenegro alle urne e Djukanovic ora trema
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Il Montenegro alle urne e Djukanovic ora trema

Le opposizioni all’uomo che è al potere da venticinque anni potrebbero oggi ribaltare la situazione

ZAGABRIA. Per la quarta volta dalla sua indipendenza (2006), il Montenegro si recherà oggi alle urne per rinnovare il proprio Parlamento.

E per la prima volta in 25 anni, il nome dell'uomo al potere potrebbe cambiare. Milo Djukanovic, alternativamente primo ministro o presidente del Paese fin dal 1991, si trova infatti di fronte ad un'opposizione compatta e che, secondo i sondaggi, ha buone chances di diventare maggioranza.

A sfidare il Partito democratico dei socialisti (Dps) del premier - che questa volta corre senza alleati - ci sarà la coalizione "La chiave", un raggruppamento di tre formazioni diverse: il Partito socialista popolare, il Demos e il movimento civico Ura.

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E con questi, lo storico avversario di Djukanovic, il Fronte democratico, sta già negoziando i termini di un eventuale sodalizio post-elettorale. Dopo la crisi politica che da fine 2015 ha portato alla creazione dell'attuale governo di unità nazionale, il Montenegro si appresta così a vivere il primo vero testa a testa elettorale della sua storia.

«Domenica, sceglierete se far parte di una società europea sviluppata o diventare una colonia della Russia nei Balcani», ha dichiarato venerdì il primo ministro Milo Djukanovic, che accusa l'opposizione, contraria all'ingresso nella Nato, di essere finanziata da Mosca.

Djukanovic e il suo partito descrivono queste elezioni come un referendum sul percorso euro-atlantico del Paese, candidato all'ingresso nell'Ue dal 2010 e formalmente invitato a unirsi all'Alleanza nel dicembre scorso.

Al contrario, l'attuale minoranza parlamentare accusa il premier di alimentare delle paure infondate col solo obiettivo di restare al potere. Inoltre, va detto sulla questione del "percorso euro-atlantico" l'opposizione è in realtà divisa e soltanto il Fronte democratico si è detto categoricamente contrario all'adesione alla Nato (che bombardò Podgorica nel 1999).

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Dal punto di vista della politica interna, infine, la corruzione dilagante, l'alta disoccupazione, la crescita del debito pubblico, o ancora la precaria libertà di stampa sono anch'essi temi chiave di questo teso confronto elettorale, che potrebbe sancire la fine della lunga epoca Djukanovic.

Alla vigilia di uno scrutinio che dovrebbe registrare l'affluenza di oltre il 70% degli elettori, secondo i dati riportati dal centro studi Ifimes di Lubiana, il direttore della polizia montenegrina Slavko Stojanovic ha messo in guardia contro una possibile escalation che porti a degli scontri durante la notte del voto.

«Le indagini operative indicano che ci saranno tentativi di provocare disordini ed un eventuale peggioramento della situazione durante le elezioni, ma la polizia avrà una risposta efficace ed energica, in base alle proprie competenze», ha assicurato Stojanovic.

All'interno dei seggi (oltre 1.200), spetterà invece agli osservatori locali ed internazionali garantire un processo "libero e democratico".

Rispetto alle elezioni politiche del 2012, fa notare l'agenzia Nova, il numero di osservatori nazionali è raddoppiato, passando da 1.345 a 2.607. Nelle ultime settimane, d'altra parte, l'opposizione ha protestato contro dei registri elettorali poco "puliti" e nei quali i nominativi discutibili sarebbero - anche secondo il network di ong "Mans" - troppi.

A contendersi gli 81 seggi parlamentari saranno oggi 1.129 candidati, iscritti in 17 liste diverse, mentre nei comuni di Cattaro, Budua, Andrijevica e Gusinje si voterà anche per il rinnovo delle amministrazioni locali.

I seggi resteranno aperti dalle 7 di stamattina fino alle 20, per accogliere gli oltre 530mila cittadini registrati come aventi diritto al voto e primi exit pool sono previsti per le 21.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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