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E nei Balcani fallisce la marcia dei disperati
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E nei Balcani fallisce la marcia dei disperati

In 300 hanno tentato di lasciare Belgrado: «L’Ungheria apra le frontiere». In 7mila bloccati nel Paese

BELGRADO. Confini sempre più chiusi, maggiori i controlli. E marce di disperati verso frontiere sbarrate. Dopo il referendum ungherese che malgrado il fallimento del quorum ha suggellato la politica delle porte chiuse del governo Orbán, nei Balcani sale la tensione. Balcani con la Serbia in testa, dove si teme di diventare un “collo di bottiglia” a causa del muro magiaro. E proprio la Serbia con preoccupazione ha assistito negli ultimi giorni a una nuova protesta, inscenata nel pieno centro della capitale da almeno 300 migranti, in gran parte afghani. Dopo essersi scontrati con altri profughi, contrari alla manifestazione, i trecento si sono poi incamminati a piedi verso il confine, in direzione del valico di Horgos. «Non vogliamo acqua o cibo, ma solo che l’Ungheria apra la frontiera», hanno gridato mentre uscivano da Belgrado.

 

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Una marcia di disperati, con quasi zero possibilità di ottenere asilo nell’Ue, che è continuata anche ieri. Dei 300 partiti, 250 erano però scesi a più miti consigli «causa pioggia, freddo e stanchezza» dopo aver percorso una cinquantina di chilometri, fanno sapere dal Commissariato per i rifugiati. Gli ultimi cinquanta, i più oltranzisti, dopo aver «richiesto un autobus per arrivare a Subotica», hanno poi accettato in gran parte le offerte delle autorità e sono tornati ieri pomeriggio a Belgrado. In Serbia la situazione non è paragonabile a quella di un anno fa, ma rimane tesa. In tutto sono circa settemila i migranti e i profughi bloccati nel Paese, anche se l’Onu parla di «5.700 al 2 ottobre», mentre i centri per rifugiati ne possono ospitare circa 4-5.000. Serbia che potrebbe anche prendere misure più incisive per rallentare il flusso; il presidente serbo Tomislav Nikoli„ ha ribadito che Belgrado «non costruirà barriere, ma possiamo impedire l’ingresso nel Paese». Con l’aiuto dell’esercito.

Quadro forse ancora più grave in Bulgaria, dove sono più di 14mila i migranti bloccati. «I centri sono sovraffollati», ha detto ieri Dimitar Kirov, alto funzionario dell’Agenzia bulgara per i rifugiati. Centri che potrebbero essere presto trasformati in “prigioni”, da dove i migranti non possono uscire «per evitare disordini con la popolazione», ha avvisato il presidente della commissione parlamentare per la sicurezza, Tsvetan Tsvetanov. I media di Atene hanno riportato la notizia secondo cui in Bulgaria si starebbe addirittura valutando di estendere «per altri 100 chilometri» il muro che serra il confine con la Turchia, ampliamento che riguarderebbe anche il confine greco. Grecia da dove, secondo le ultime informazioni, in 200 ogni giorno passano in Macedonia e proseguono verso nord. Ieri, la polizia ellenica ha confermato di aver fermato 214 siriani entrati illegalmente dalla Turchia dopo aver attraversato il fiume Evros. Numeri che segnalano che la crisi non è finita. E che in tanti tentano ancora il passaggio sulla Rotta balcanica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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