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Belgrado prepara il muro anti-migranti: «Misure drastiche»

Belgrado prepara il muro anti-migranti: «Misure drastiche»

L’aut aut del ministro del Lavoro Vulin. Già dislocate pattuglie di militari alle frontiere. Il premier Vucic: intervenga l’Ue

BELGRADO. Una barriera anti-migranti a sud della Serbia. Per la prima volta, le autorità di Belgrado valutano l'opportunità di un muro di filo spinato per contenere l'afflusso di migranti e rifugiati in arrivo dalla Bulgaria e dalla Macedonia nonostante la chiusura della rotta balcanica. Dopo aver acconsentito, nel 2015, al passaggio di centinaia di migliaia di persone sul proprio territorio, il governo serbo si prepara questa volta a reagire diversamente, soprattutto in previsione di un'eventuale riapertura della rotta balcanica. Mercoledì, il ministro del Lavoro e degli Affari sociali Aleksandar Vulin ha dichiarato che sta considerando "misure più drastiche, comprese le barriere ai confini" per limitare l'afflusso di persone. «Abbiamo dislocato pattuglie miste di militari e poliziotti alle frontiere, ma uno dei modi per ridurre il numero dei migranti potrebbero essere barriere o altri tipi di ostacoli», ha affermato il ministro, aggiungendo che presenterà questa proposta al Primo ministro Aleksandar Vucic non appena quest'ultimo sarà tornato da Parigi, dove si trova per un incontro con il governo francese.

Secondo Vulin, le persone che stanno entrando in questo momento in Serbia, dirette in Ungheria e all'Unione europea, lo fanno perlopiù spinte da "motivazioni economiche". In realtà, la stragrande maggioranza dei migranti e rifugiati presenti sul territorio serbo - quasi 7mila, secondo le autorità, addossati perlopiù attorno alla frontiera settentrionale con l'Ungheria - non ha presentato domanda di asilo alle autorità di Belgrado ed è perciò difficile descriverne il profilo, ma per il ministro la situazione è chiara. «La loro struttura è cambiata: ci sono sempre meno veri rifugiati, persone che scappano dalle guerre, e sempre più migranti economici che provengono da paese dove non c'è la guerra, ma la povertà». Di conseguenza, «i migranti economici non possono andare da nessuna parte in Europa, ma non possono neanche restare in Serbia», ha detto Vulin, specificando che «le nostre capacità sono al limite. I migranti restano molto più a lungo di prima».

Ieri, il premier Vucic ha indirettamente risposto al suo ministro durante una conferenza stampa a Parigi, sostenendo che «muri e barriere non sono necessari e non sarebbero una buona soluzione per nessuno», ma avvertendo che - come riporta l'agenzia serba Tanjug - «non si deve arrivare alla situazione in cui la Serbia dovrà dire che neppure un migrante può più entrare nel suo territorio». Il problema, ha invitato Vucic, deve essere risolto alle frontiere esterne dell'Unione europea (in particolare in Grecia e in Bulgaria), perché «la Serbia non può essere la prima e l'ultima difesa dell'Europa».

Rispondendo alla dichiarazione del proprio ministro (o sfruttandone l'assist),

Vucic si è definito «l'ultimo uomo in Europa a ergersi contro i muri e i confini», ma ha ripetuto il suo appello: «Anche se accetteremo la nostra parte di responsabilità e continueremo a mostrare solidarietà, dovremo prendere una decisione ad un certo punto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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