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I sette giardini “avvelenati” off limits per almeno due anni

I campionamenti per scoprire le cause richiederanno un periodo minimo di ventiquattro mesi. Nel frattempo le aiuole più accessibili ai bambini e le aree giochi saranno cosparse di ghiaia

TRIESTE La vicenda dei giardini inquinati si rivela ben più seria del previsto. Un vero e proprio bubbone con tutte le conseguenze del caso. Perché, rivela il Comune di Trieste, ci vorranno almeno due anni per risolvere la questione. Due anni per rifare daccapo le analisi in tutti i siti dove l'Arpa nei mesi scorsi ha rinvenuto sostanze cancerogene ben al di sopra dei limiti di legge. I campionamenti seguiranno un ciclo semestrale e nel frattempo le aiuole resteranno vietate. Il piano predisposto dal Municipio prende le mosse dal recente tavolo istituzionale cui fanno parte anche Regione, Arpa, Azienda sanitaria e Provincia.

 

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L’obiettivo è verificare se la città è nel bel mezzo di un “inquinamento diffuso”, usando il termine tecnico adoperato dagli addetti ai lavori, e se i veleni rintracciati qua e là sono dovuti a uno sversamento di idrocarburi sul terreno o, piuttosto, da altre e molteplici cause come il traffico veicolare, il riscaldamento domestico, l’attività industriale o quella portuale.

Un rebus a tutti gli effetti. I luoghi contaminati sono molti: ben sette sui dodici presi a campione dall’ex giunta Cosolini quando la passata amministrazione aveva deciso di vederci chiaro sui veleni prodotti dalla Ferriera. Si tratta, come ormai noto, di piazzale Rosmini, del Miniussi di Servola e del de Tommasini di via Giulia, il polmone verde della città. E, ancora, di due scuole dell’infanzia ed elementari che si trovano a Servola e dintorni: il don Chalvien di via Svevo e la Biagio Marin di via Praga. All’elenco vanno aggiunti, sempre nello stesso rione, pure i cortili della chiesa San Lorenzo e dell’Associazione amici del presepio in via dei Giardini. In queste aree verdi sono spuntate contaminazioni piuttosto elevate: benzo(a)pirene, ad esempio, ma anche benzoantracene e benzofluorantene.

 

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Sostanze cancerogene che sulla carta presentano un rischio più «potenziale» che effettivo, come precisava a fine aprire il direttore generale dell’Azienda sanitaria Nicola Delli Quadri, ma che per legge richiedono interventi seri. Curiosamente il più tossico di tutti appare il giardino pubblico di via Giulia, in pieno centro e quindi evidentemente più esposto all’inquinamento: il benzo(a)pirene, è stato accertato dall’Arpa, lì è presente con una media di 2,8 milligrammi per kg di sostanza secca, quando le normative indicano una soglia di 0,1. Quasi trenta volte tanto. Per fare un altro esempio, Piazzale Rosmini, già off limits, è a 0,84 mg/kg. Lì, a San Vito, la gente protesta per il degrado e l’erba alta: la giunta Dipiazza ha risposto che per il momento non può intervenire proprio perché il terreno è avvelenato. Dovrebbero mandare i giardinieri con tute bianche e mascherine, al caso. Con i bambini che, a pochi passi, continuano a giocare. Scene da film.

 

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Dunque ci vogliono due anni per archiviare la faccenda. «Stando alle previsioni dei documenti ufficiali - precisa il direttore dell’assessorato ai Lavori pubblici, Enrico Conte - prima che si possa accertare che Trieste è in una situazione di inquinamento diffuso, bisogna fare monitoraggi semestrali e ripetuti per almeno due anni. Ma un discorso è quello dell’inquinamento diffuso, gestito dalla Regione con il tavolo tecnico, un altro conto sono le misure di interdizione che stiamo già gestendo con le ordinanze del sindaco dell’aprile scorso». Sul piano operativo il Municipio intende usare i fondi regionali (350 mila euro) per attivare ulteriori misure di precauzione. Ciò significa, piaccia o meno ai residenti, far crescere l’erba il più possibile in modo da rendere difficile il contatto con il terreno avvelenato e cospargere di ghiaia o altro materiale i punti ritenuti più “sensibili” ovvero quelli più facilmente accessibili ai bambini, come le aiuole delle due scuole prese in esame (che saranno anche recintate), e le aree giochi di tutti i giardini contaminati. «Questo è stato deciso dal tavolo tecnico», precisa il direttore. Sopra il bubbone, insomma, ci va messa una pezza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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