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l'intervista

Russo: «Se Porto vecchio non decolla Dipiazza se ne dovrà andare»

Il senatore del Pd: «Anche il centrosinistra colpevole per non aver creato la società di gestione»

TRIESTE La rivoluzione Russo è ancora pura teoria e a oltre venti mesi dall’approvazione della legge del senatore triestino del Pd il Porto vecchio rimane un deserto abbandonato dove nulla è cambiato, nemmeno il previsto passaggio di proprietà dell’area al patrimonio del Comune.

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Senatore, non le sembra che il Comune non abbia tanta fretta di prendersi in carico i Magazzini del Porto vecchio? Porto Vecchio può segnare il rinascimento di una città straordinaria ma che non può permettersi di sprecare nessuna occasione. La nuova amministrazione comunale ha una grandissima responsabilità: se c'è la volontà politica entro un anno si può arrivare a un grande investitore internazionale e al decollo dell'intera operazione.

Sta ai nuovi amministratori la scelta: scrivere una pagina indelebile nella storia di Trieste o farla sprofondare definitivamente nell'immobilismo. All'Autorità portuale va riconosciuta la disponibilità a velocizzare i tempi a partire dall’offerta fatta al Comune di continuare a finanziare i costi di gestione ordinaria fintantoché le aree non saranno vendute o concesse a investitori privati.

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Risulta che la Corte dei conti abbia fatto qualche rilievo sulla destinazione dei 50 milioni stanziati dal Cipe? Ad esempio sulla parte a favore dell’Ursus? È un problema che si può risolvere. Se partono gli investimenti ci saranno anche le risorse per una realtà unica come l'Ursus, però mi pare che al momento il Comune non abbia fatto nulla per mettersi in condizione di ricevere i 50 milioni che il Governo Renzi ha stanziato. Ribadisco, come ho già fatto ai diretti interessati, che sono a disposizione, ma servono progetti precisi e puntali che al momento Roma non ha ancora ricevuto.

Qualche ritardo può essere addebitato anche all'amministrazione precedente di centrosinistra? L'amministrazione precedente ha avuto il merito di iniziare un lavoro difficile: ad esempio lo spostamento dei Punti franchi. Qualcosa in più però poteva essere fatto.

Già a novembre 2015 portai a Trieste il Commissario nazionale dell'Anticorruzione Cantone il quale, sul modello Expo, ci indicò la strada da seguire: creare al più presto una società snella con un management capace di operare a livello internazionale e preparato per gestire l'area. Purtroppo non se ne è ancora fatto nulla.

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Che fine ha fatto il lavoro dell'advisor la cui parte fondamentale doveva essere conclusa già a giugno-luglio? Ernst&Young ha completato i primi due step. Manca la conclusione: ma per finire il lavoro mi risulta che l'advisor aspetti ancora le indicazioni da parte del Comune. Credo che il sindaco Dipiazza dovrebbe insistere per ottenere da loro non tanto il masterplan quanto il modello di gestione dell'area.

Ovvero chi, con quali risorse e in che modo gestirà la riqualificazione dei Magazzini. Immagino che il primo passaggio sia la creazione di una società pubblica in cui la maggioranza sia detenuta dal Comune ma preveda la partecipazione di Regione, Autorità Portuale e Invitalia. Questi tre soggetti, insieme al Comune, potrebbero contribuire inizialmente con risorse necessarie alla fase di start-up.

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L'attuale amministrazione, oltre a mandare la documentazione a Dubai, avrebbe dovuto già coltivare altri potenziali investitori? Prima di contattare gli investitori vanno completati i passaggi intermedi: serve il dossier completo da parte dell'advisor e, come accennavo, la creazione di una società gestita da un management preparato. Una volta completato l'iter va selezionata, sulla piazza internazionale, una banca d'affari che aiuti il Comune a individuare i grandi investitori internazionali.

In un periodo in cui le rendite finanziarie garantiscono ritorni molto bassi, un investimento come quello in Porto Vecchio, un'area pregiata frontemare in una delle città più belle d'Europa, può rappresentate un'ottima opportunità di investimento per molti fondi internazionali. Loro, a differenza degli investitori italiani (e ancor più delle amministrazioni pubbliche), 5 miliardi di euro li hanno a disposizione.

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Può essere verosimile che il Comune non sappia da che parte incominciare per occuparsi, facendo quadrare i conti, di messa in sicurezza, illuminazione, sorveglianza, assicurazione, tassazione del patrimonio immenso che sta per piovergli addosso? Capisco le difficoltà di prendere in mano un dossier così difficile e su cui c'è grande aspettativa da parte dell'opinione pubblica. Ma se il centrodestra, nei prossimi mesi, si rendesse conto di non essere in grado di progettare il futuro della nostra città gestendo al meglio un progetto ambizioso come questo, farebbe meglio a dirlo apertamente.

E a chiedere aiuto perché su questo punto c'è la disponibilità di tutti, senza distinzione di casacca politica. Se invece tra un anno nulla sarà cambiato sarò io il primo a chiedere che Dipiazza e la sua giunta si facciano da parte.

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Concretamente si rischia di vedere il panorama immutato anche per i prossimi due anni finché non sarà aperto in Porto vecchio il nuovo Mercato ittico? Farò tutto quanto è in mio potere affinché non accada. E spero che Dipiazza non cada nella tentazione di riproporre il progetto dell'ex presidente Monassi: uno spezzatino in cui, per far contenti alcuni interessi particolari, le aree venivano affidate, senza un disegno complessivo, a una miriade di soggetti. Sarebbe la pietra tombale sull’area.

Serve, invece, un progetto complessivo e un grande investitore che, in accordo con le indicazioni fornite dal Comune (la percentuale della superficie adibita al verde pubblico, alle attività commerciali e industriali, a quelle culturali e di ricerca, al rimessaggio dei grandi yacht, al turismo, al residenziale) si prenda l'onere di riqualificare tutta l'area. Se questo accadrà sono certo che gli imprenditori non solo triestini, ma anche internazionali faranno la fila per uno spazio in Porto Vecchio.

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