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«I ruderi vincolati? Tutto dipende da dove vuole andare la città»

Il docente di architettura Fraziano sul dilemma se abbattere o conservare il deposito dei tram e la Stella Matutina

Il deposito dei tram di piazzale Saba o il cinema della Stella Matutina: su o giù? Il dilemma è sempre lo stesso: abbattere o conservare? I vincoli dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia tutelano strutture che per alcuni sono ruderi irrecuperabili e per altri rappresentano un’importante testimonianza culturale del recente passato cittadino da salvare. Che i due siti non siano paragonabili al Colosseo o al foro romano di Aquileia è chiaro a tutti, ma questo non significa che non abbiano una loro dignità e un loro potenziale. Tanto che il deposito dei tram, inizialmente considerato di nessun interesse culturale dalla stessa Soprintendenza, è stato poi riclassificato e messo sotto tutela. Chi pone la questione in termini diversi dalla dicotomia “abbattere/conservare” è il professor di Composizione architettonica e urbana dell’Università di Trieste. Giovanni Fraziano, delegato del rettore per l’Edilizia e il Coordinamento con gli enti territoriali di Gorizia, osserva prima di tutto il contesto e lo inserisce in una prospettiva storica.

«Bisognerebbe considerare la situazione in termini di ripensamento – dice -. Le cose invecchiano e si deve avviare un ragionamento di innovazione: reinterpretare non solo gli spazi, anche i ruoli; rileggere la grammatica delle cose e avere la capacità di prendere delle decisioni adeguate ai tempi». Secondo Fraziano, dunque, deve essere preso in considerazione il quadro complessivo. La visione non può essere limitata. «La singola situazione va studiata in base al ruolo che la città si dà. Non c’è una sola funzione possibile». Ogni progetto deve però fare i conti con il piano economico a disposizione, un elemento che in questi casi rappresenta il principale ostacolo alla riqualificazione. «Bisogna porsi delle domande: Gorizia è una città adatta ad accogliere un certo tipo di turismo? Gioca con Trieste e Monfalcone? Senza interrogativi, l’ottica di partenza è sempre limitata. Ci sono tante questioni e vanno portate in una dimensione più ampia. Penso all’area Sdag o alle infrastrutture ferroviarie e ai collegamenti urbani con Nova Gorica. Queste cose vengono sempre richiamate, ma le strategie non sono mai chiare: vanno fatti dei ragionamenti operativi». Fraziano ricorda che un paio di anni fa l’Università aveva presentato un Piano strategico per il futuro comune di Gorizia e Nova Gorica. «Erano venute fuori molte indicazioni: si deve tenere conto delle ragioni dell’architettura, ma anche dell’economia e del rapporto che la città ha con il mondo”, sottolinea allargando ulteriormente l’orizzonte. «La questione, come dicevo, non è abbattere o non abbattere: è avere un disegno. È sempre stato così nella storia. Con la realizzazione dei grandi viali, ci sono state città in cui si sono prese decisioni drastiche che all’inizio hanno creato disagio, ma che erano pensate in prospettiva e sono state poi metabolizzate. Se la città è viva, riesce

a metabolizzare ogni cambiamento. Pensiamo alle città industriali di 50 anni fa: finita l’industria, alcune si sono degradate, altre si sono reinventate. Bisogna reagire in qualche modo. A Gorizia però molti ragionamenti sono ancora legati alla mitologia antica della Piccola Nizza asburgica».

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