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UN LAVORO DI RICERCA SUL TERRITORIO

Scavi e ritrovamenti archeologici che riscoprono la città medioevale

Il secolo d’oro per Monfalcone non è il ’900, ma quello a cavallo tra ’200 e ’300, quando la città gioca al meglio il suo ruolo strategico di transito, diventando sede dell’imposizione della Muda,...

Il secolo d’oro per Monfalcone non è il ’900, ma quello a cavallo tra ’200 e ’300, quando la città gioca al meglio il suo ruolo strategico di transito, diventando sede dell’imposizione della Muda, cioé del dazio. È quanto emerge dal volume “Monfalcone nel Medioevo”, che raccoglie gli atti della giornata di studio tenutasi in città l’11 novembre del 2014 a cura del Cerm. L’inquadramento storico, che ha un precedente nello studio dell’architetto Gualtiero Pin sulla città murata, ha del resto trovato conferma negli importanti reperti venuti alla luce nel corso dei lavori di ristrutturazione del municipio.

Come ha sottolineato Paolo Cammarosano, già docente di Storia medievale all’Università di Trieste, la mancanza di una ricca documentazione può essere un limite alla conoscenza della storia monfalconese, ma anche uno sprone per valorizzare quelle fonti che sono state conservate e tramandate sino a oggi. Tra quelle recuperate e valorizzate nel volume ci sono gli atti del notaio udinese Pitta di Buttrio, che rogò a Monfalcone nell’aprile del 1317 (documenti mai presi in esame) e il registro del notaio Bernardo del fu Filippo di Ajello, che operò alla fine XIV secolo.

Nel libro, che sarà disponibile e sarà presentato a settembre, si parte comunque da più lontano, perché vi si trova il saggio di Susi Corazza, che, con il contributo di Massimo Calosi, prende in esame l’eredità dei castellieri preistorici nel Monfalconese. Federica Codromaz nel saggio “Monfalcone e il suo territorio tra tarda antichità ed alto medioevo: resti archeologici e luoghi di culto” ricostruisce i cambiamenti che conobbe il territorio monfalconese dall’epoca romana. Dallo studio emerge che l’unità territoriale dell’area basso isontina con l’area romana di epoca romana fu messa in discussione con l’arrivo dei Longobardi. Da quel momento la zona di Monfalcone, soggetta a un forte spopolamento a causa dell’impaludamento della laguna, si trovò a fare da area di cuscinetto tra il ducato longobardo e l’Istria bizantina. La stabilità territoriale fu assicurata da numerosi monasteri, di tradizione paleocristiana e di nuova fondazione.

Spetta a Paolo Cammarosano invece il compito di ricostruire le vicende istituzionali di Monfalcone dall’inserimento nel Patriarcato di Aquileia fino alla dedizione alla Repubblica di Venezia. Il ruolo strategico di Monfalcone, che si trovava accerchiata dai Conti di Gorizia e dai Signori di Duino, è evidente nella crescita dell’insediamento urbano e nell’essere sede dell’imposizione della Muda, cioè del dazio. Maria Luisa Bottazzi propone un’approfondita analisi degli Statuti cittadini, dei quali si è conservata una tarda redazione del 1456, mentre Patrizia Vuano ricostruisce attraverso l’analisi di una ricca documentazione d’archivio, mai esaminata sino ad oggi, la storia della città di Monfalcone tra XIII e XIV secolo, caratterizzata dal duplice insediamento: il castello (l’odierna Rocca) che sorge al posto dell’antico castelliere e il borgo abitato sottostante. Donata Degrassi prende in esame l’economia e la società monfalconese nei secoli XIV e XV sulla base della labile documentazione superstite monfalconese. Miriam Davide ricostruisce il funzionamento dell’ordinamento giudiziario della Monfalcone tardomedievale.

Il volume si chiude con il saggio di Gualtiero Pin, coadiuvato da Marco Mansutti, che costruisce le tracce ancora esistenti

del passato medievale dell’insediamento storico monfalconese, di cui manca un simbolo di riferimento, ma che è ampiamente dimostrato dai recenti ritrovamenti delle rovine della cinta muraria all’interno dell'edificio del municipio nei pressi di porta Palma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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