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Trieste: tenta di violentare una ragazza, arrestato

Aggressione in via Sant’Anastasio. In cella un profugo afgano. Roberti: «Colpa del buonismo Pd». Torrenti: «Pensi a lavorare»

TRIESTE L’ha seguita per qualche metro e poi, approfittando dell’oscurità, l’ha aggredita. Il profugo afgano di trent’anni, arrestato l’altra notte, dovrà rispondere di violenza sessuale su una nigeriana di ventitré anni. Il fatto è avvenuto in via Sant’Anastasio, nei pressi di via Udine, non distante dalla struttura di accoglienza per migranti di via Gozzi dove era alloggiato l’afgano.

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La ragazza è stata soccorsa da una volante della polizia che proprio in quel momento stava perlustrando la zona. A.S., queste le sue iniziali, è un richiedente asilo, come è stato accertato in un momento successivo dai registri della Questura. È a Trieste da circa un mese mezzo.

La dinamica di quanto accaduto è chiara alle forze dell’ordine. La giovane stava rincasando quando lo straniero si è accorto della sua presenza; non appena l’ha notata, ha cominciato a guardarla con insistenza fintanto che la nigeriana non ha raggiunto un punto della strada lontano da possibili occhi indiscreti. L’ora era tarda, non c’erano passanti in strada. E l’afgano, dopo qualche apprezzamento verbale, non ci ha pensato troppo ad avventarsi sulla ventitreenne.

L’ha percossa selvaggiamente nel tentativo di toccarle le parti intime per abusare di lei. Ma la ragazza ha reagito provando a difendersi con tutte le sue forze. Urlava e implorava aiuto, divincolandosi per scappare dalla morsa del trentenne. Grida che hanno insospettito gli agenti a bordo della volante, intervenuti immediatamente per bloccare l’aggressore. La giovane è stata soccorsa dai sanitari del 118 e trasportata in ospedale dove i medici le hanno riscontrato varie contusioni al viso guaribili nell’arco di cinque giorni.

L'uomo è stato arrestato per violenza sessuale e, dopo gli accertamenti, è stato portato al carcere di via Coroneo, dove si trova tutt’ora. L’identità dell’afgano, proprio perché richiedente asilo, era nota alla Questura.

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Il caso innesca feroci reazioni politiche. La Lega Nord, con il vice-sindaco Pierpaolo Roberti, parte a testa bassa: «La responsabilità morale dei crimini commessi dai clandestini è di chi ha aperto loro indiscriminatamente le porte del Paese», afferma.

Nel mirino finiscono il Pd e le politiche in materia di immigrazione portate avanti finora a Trieste. «Siamo di fronte all'ennesimo episodio che testimonia il totale fallimento di quanto imposto dal Partito Democratico - insiste il vicesindaco Roberti - scelte irresponsabili dalle conseguenze disastrose, che sono riuscite a trasformare anche una tranquilla città del Nordest come Trieste in un luogo in cui la gente ha paura a girare per strada».

La giunta Dipiazza che, come noto, non ha più competenza diretta in materia di migranti, intende alzare la guardia sulla sicurezza. «Sebbene il Comune sia stato estromesso dalla gestione dei richiedenti asilo - conclude Roberti - l'amministrazione non rimarrà ad assistere in silenzio alla crescente ondata migratoria e ai crimini ad essa connessi e si opporrà con forza a ogni decisione calata dall'alto che possa ledere i più basilari diritti dei residenti a vivere una quotidianità libera da preoccupazioni».

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Il Partito democratico ribatte con l’assessore regionale Gianni Torrenti. «La Lega amministra questa città dopo aver promesso ai triestini che con loro sarebbe arrivata la sicurezza - afferma - adesso lavorino per mantenere le loro promesse. Chi ha commesso un crimine sia giudicato dalle autorità competenti, ma non sia trasformato in randello di lotta politica».

Sulla stessa linea il gruppo consiliare in municipio. «Siamo di fronte all’ennesima, becera, strumentalizzazione da parte della Lega di un atto di violenza grave, che condanniamo con forza, ma che non può essere sfruttato da un rappresentante delle istituzioni a fini politici», accusano i consiglieri Pd in un comunicato congiunto.

«Ogni crimine contro le persone, in particolare contro le donne, è un atto gravissimo, vile e da perseguire con fermezza, chiunque lo commetta. Da parte nostra c’è quindi la totale condanna - ribadiscono - ma è inaccettabile che il vicesindaco Roberti strumentalizzi a suo uso e consumo un reato, che ha precise responsabilità individuali, per fare propaganda politica. È ora di smetterla di giocare sulla pelle della gente per portare avanti una politica di odio e paura», osservano ancora i consiglieri democratici».

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