Quotidiani locali

trieste

Teatri, hotel e maxiyacht nell’area di Porto vecchio

Svelata la prima parte dello studio dell’advisor Ernst&Young . Ipotizzate residenze per i familiari dei pazienti in ospedale e il “ritorno” del Parco del mare

TRIESTE Quasi un quarto dell’area, per la precisione un range compreso tra il 20 e il 25%, dedicata al settore leisure in cui far certamente rientrare il Parco del mare e presumibilmente anche i musei e un Centro congressi, un altro ampio settore (tra il 18 e il 22%) riservato a università e ricerca, una fetta inferiore (5-10%) a favore degli alberghi facendo però attenzione a non andare in overcapacity e poi spazi pressoché uguali (15-20%) rispettivamente per la nautica, in particolare un terminal crocieristico e ormeggi e servizi per maxiyacht, per il food and beverage valorizzando le tradizioni enogastronomiche locali e per il residenziale con uno spicchio di residenze riservate ai familiari dei pazienti ricoverati in strutture ospedaliere triestine. È questo il primo abbozzo del Porto vecchio del futuro tratteggiato ieri da Ernst&Young e in particolare da Fulvio Lino Di Blasio director di E&Y Italia e dai suoi collaboratori nell’Open day organizzato da Comune e Autorità portuale al Magazzino 26 e al quale ha partecipato qualche centinaio di cittadini.

leggi anche:

«Il Parco del mare attualmente è previsto in un’altra ubicazione (Campo Marzio, ndr.) - hanno sottolineato gli esperti di E&Y - ma dagli stakeholder è uscita univoca l’indicazione che la sua collocazione ideale è proprio il Porto vecchio». Qui in qualche modo dovrebbe entrare a far parte del Polo museale e dell’intrattenimento e che evidentemente dovrà includere il Museo del mare previsto in un settore del Magazzino 26, la Centrale idrodinamica e la Sottostazione elettrica, preziosi esempi di archeologia industriale assieme al pontone galleggiante Ursus al cui restauro saranno finalizzati 5 dei 50 milioni recentemente stanziati dal Governo. «La parte commerciale - è stato specificato - non potrà prevedere centri commerciali tradizionali dal momento che oltretutto la regione Friuli Venezia Giulia è quella che in Italia ne ha la concentrazione maggiore, ma essere rivolta all’artigianato e al food and beverage caratteristici di quest’area». Non potrà mancare un centro congressi e magari un teatro, già esiste l’interesse di alcuni grandi gruppi alberghieri per insediare almeno una struttura, mentre un settore ospedaliero-residenziale potrebbe essere come detto a servizio delle famiglie di pazienti ricoverati in città. Il Polo dell’università e della ricerca dovrebbe estendersi a partire dalla nuova sede dell’Icgeb, il Centro internaziona di ingegneria genetica e biotecnologia che dovrebbe occupare un’ampia parte del Magazzino 26 e che a propria volta beneficerà di una parte del finanziamento pubblico già a disposizione. Viene ben vista però anche la realizzazione di una House of science anche quale punto di contatto tra i ricercatori e i cittadini. Al terminal passeggeri (piccole navi da crociera e traghetti) si affiancherà un porto per megayacht con servizi annessi e in questo caso il progetto Fincantieri calza a pennello.

«Ma il Porto vecchio - hanno sottolineato gli esperti di E&Y - dovrà essere anche l’embrione di Trieste smart city. Amplierà la superficie della città da 4,6 a 5,2 milioni di chilometri quadrati, ma dovrà anche essere il settore di Trieste dove incominceranno a svilupparsi la mobilità sostenibile (treno e biciclette con piste per bici e jogging), area completa wi-fi, utilizzo di energie rinnovabili, iniziative hi-tech a favore dei turisti». «Nelle città dove abbiamo cooperato a processi di rigenerazione urbana in casi abbastanza simili, come Marsiglia, Lione e Amburgo - ha rilevato Di Blasio - sono stati investiti tra i 3 e i 10 miliardi di euro, sono stati creati 30-50mila posti di lavoro e i turisti attirati al primo anno sono rientrati nel range 3-10 milioni. Trieste dovrebbe situarsi appena un po’ sotto queste cifre». In tutti i casi un euro messo dal pubblico ne ha attirati 4 da parte degli investitori privati. Il che fa capire come il Porto vecchio di Trieste avrà comunque bisogno ancora anche di altri ingenti finanziamenti pubblici. Il lasso di tempo sul quale ragionare per vedere l’operazione totalmente completata è comunque di perlomeno quindici anni e successivamente per “autofinanziarsi” avrà bisogno di un’interrotta creazione di eventi: «uno al mese», è stato detto affiancando alla Barcolana, il festival della scienza, il festival dell’Europa, la fiera del caffé per fare qualche esempio. «Gli investitori per arrivare - ha rimarcato Ernst&Young - hanno bisogno di tempi certi e di una governance chiara, in altre parole deve esserci un soggetto unico a coordinare tutto l’iter». La road map prevede ora la consultazione pubblica su queste linee guida nel prossimo mese di luglio per avere il piano definitivo a inizio 2017 e partire con i cantieri veri e propri a cavallo tra il 2017 e il 2018.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NOVITA' PER GLI SCRITTORI

Stampare un libro ecco come risparmiare