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«Vogliamo una Trieste senza immigrati»

Dipiazza e il vice Roberti si raccontano: «Cosa ci lega». Un programma lepenista per il centrodestra

Legami. L’accento può variare. “Il meglio, poi, deve ancora venire”. Era il titolo della serata a invito organizzata dal segretario della Lega Pierpaolo Roberti nella sala Tergeste del Savoia Ecelsior. Il “meglio”, in realtà, non è ancora arrivato.

È arrivato Roberto Dipiazza per l’incoronazione ufficiale a sindaco da parte del Carroccio.

La Lega Nord prende in mano le redini della coalizione del centrodestra dei partiti romani e detta il programma. Un impianto lepenista con al centro la sicurezza e l’immigrazione. La Lega ha già incassato, proprio in base a un accordo romano, la poltrona da vicesindaco per il suo segretario che ha fatto un passo indietro.

“Cosa ci lega” è il sottotitolo dell’incontro. Ovvero cosa lega l’esperto Dipiazza al principiante Roberti. L’«anziano» al «giovane» per usare gli stessi termini del moderatore Edoardo Petiziol.

«È un giovanotto molto in gamba, simpatico, un ragazzo splendido, d’oro» assicura Dipiazza. Ad ascoltare l’autocelebrazione padana ci sono diversi partner della coalizione: Everest Bertoli (Forza Italia), Fabio Scoccimarro (Fratelli d’Italia), Giorgio Rossi (Lista Dipiazza). In prima fila c’è anche il magnifico rettore Maurizio Fermeglia che abbozza ogni tanto qualche tentativo di applauso. Al suo fianco Paolo Petiziol dell’Associazione Mitteleuropa. Ci sono Lorenzo Tamaro del sindacato polizia Sap, il segretario regionale dell’Ugl Matteo Cernigoi, Silvano Lamacchia della Fipe. Da Udine arriva verso la fine anche il presidente della defunta Provincia Pietro Fontanini.

«È la prima volta che parliamo di programmi» introduce il presentatore. «Dall’altra parte ci si ammazza per le poltrone, qui stiamo insieme per il bene di Trieste» giura dal palco Massimiliano Fedriga, il capogruppo della Lega a Montecitorio, salutato da un’ovazione da una platea diversamente giovane. “Cosa ci Lega”. Con Dipiazza pare proprio tutto tanto che potrebbe ribattere la sua lista civica come Lega Dipiazza.

«Roberto è quello che ha detto no all’asilo dorato della Regione per sacrificarsi per la sua città che ama» dice Roberti. Un amore che, per ora, non si spinge fino alle dimissioni. «Mi hai fatto emozionare - ricambia Dipiazza - A luglio e agosto scordatevi le ferie (e pure la luna di miele, ndr). C’è da rimettere in moto la macchina comunale che è ferma». Parlando di Trieste cita D’Annunzio all’incontrario: «Ho ricevuto molto di più di quello che ho donato». («Io ho quel che ho donato», ndr).

Ma il sentimento con i leghisti non cambia. «Mi trovo molto bene con voi: se vinciamo dovrò offrire una cena a tutti». E il programma? In quasi due ore non viene mai pronunciata la parola Ferriera. Solo sul volantino si esprime “la ferma contrarietà a un futuro di ferriere e rigassificatori”. Sono la sicurezza e l’immigrazione che scaldano la sala leghista. Dipiazza così annuncia che la prima cosa che farà sarà una commissione per fare luce su come vengono spesi i 130 milioni del welfare triestino. «In questo momento di crisi la priorità va ai triestini che stanno qui da alemno 10 anni» chiosa Roberti. Dipiazza sogna anche di ripristinare la vecchia ordinanza con il divieto di campeggio. «Passi lunghi e ben distesi» dice ottenendo la standing ovation della sala. Roberti rilancia sul riarmo della polizia locale e su un’assicurazione contro i furti nelle case. «Non armerei tutti i vigili. Ma una parte su base volontaria» butta lì il candidato sindaco.

Ma sono gli immigrati il vero legame. Dipiazza 3.0 è

a tolleranza zero. «Ci stanno portando via i nostri giovani. Esportiamo laureati e importiamo immigrati. Non ci sono risorse per tutti» ripete l’ex sindaco tra gli applausi. Una città a immigrazione zero. Un import export da rivedere. Ecco “cosa ci Lega”. O slega.

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