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La Burgo riduce gli esuberi da 150 a 57

L’ad Mattei presenta il piano di riconversione della linea 2: dovrebbe garantire 72 dipendenti. Serracchiani: «Passo avanti»

TRIESTE Il progetto di riconversione della linea 2 della Cartiera Burgo potrebbe assicurare lavoro per 72 dipendenti. Cinquantasette, se i numeri saranno confermati, sarebbero invece in esubero. Ed è su questi che ora si aprono le trattative. Scenari che emergono dal delicato faccia a faccia di ieri pomeriggio tra il management della società, le forze sindacali e la presidente della Regione Debora Serracchiani nello stabilimento di San Giovanni di Duino.

Le parti sociali non giudicano negativamente l’incontro, dal momento che nei mesi scorsi l’azienda aveva annunciato stime ben più cupe: un surplus di manodopera di 150 unità su un totale di 380 dipendenti attualmente impiegati. Da 150, dunque, si scenderebbe a 57. Il piano, stando a quando illustrato dall’amministratore delegato del Gruppo Burgo Paolo Mattei e dai suoi collaboratori, e come conferma la Regione, prevede per la “linea 2” un cambiamento radicale nella produzione: non più carta patinata destinata all’editoria, che fa i conti con un mercato in flessione, bensì il cartone per imballaggi.

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Numeri alla mano, il gruppo conta di sfornare 200mila tonnellate all’anno destinate all’industria alimentare ed elettronica. Il progetto, per stare in piedi, richiede un investimento di circa 40 milioni.

Di qui l’ipotesi di assorbire i 72 lavoratori. «Il progetto è un passo avanti», ha affermato Serracchiani. «Il piano di riconversione era una delle basi della richiesta nell’incontro al ministero dello Sviluppo economico - ha ricordato la presidente -. Il lavoro da fare è ancora molto, anche perché attendiamo il piano industriale e la partnership». Quanto cioè indicato dall’azienda come condizione necessaria affinché la riconversione della “linea 2” possa essere realizzata. Attualmente è in funzione solo la “linea 3” che produce carta grafica. Serracchiani ha evidenziato che «la Regione, come ha fatto in altre circostanze e ha intenzione di fare anche questa volta, accompagna le politiche che vengono dal territorio», precisando però che «non si tratta solo di mettere a disposizione risorse, ma bisogna avere anche una prospettiva nel medio-lungo periodo che ci permetta di mantenere qui l’insediamento industriale e garantire i livelli occupazionali».

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Le modalità su come la Regione intende sostenere il percorso di riconversione, o con un prestito o con l’ingresso di Friulia nel capitale sociale, sono ancora da decidere. «Siamo infatti di fronte a un primo passo, un passo comunque positivo - sottolinea il segretario provinciale della Cgil Adriano Sincovich -. Non si possono di certo fare i salti di gioia, ma va evidenziato che i tempi previsti per la presentazione del piano di ristrutturazione della linea sono stati rispettati. Non abbiamo però ancora un piano industriale completo che faccia chiarezza sulla riqualificazione degli impianti, né sappiamo le possibilità di partnership industriali capaci di supportare il finanziamento. Siamo quindi in una fase iniziale - precisa - che necessita di molti approfondimenti. Comunque è un punto di partenza positivo se si pensa che fino a qualche mese fa la fabbrica era ferma e l’intenzione era dichiuderla».

D’accordo Maurizio Goat (Cgil): «L’incontro è stato positivo perché ci sono prospettive future per lo stabilimento - rileva - ma è chiaro che la previsione di un’occupazione così misera pone seri problemi. Meglio questo, comunque, che la chiusura. Non si è capito bene però in che termini si prospetta l’aiuto della Regione».

Anche la Cisl attende un progetto più dettagliato. «Le linee guida illustrate non sono sufficienti - rimarca il sindacalista Massimo Albanesi -. La Burgo adesso deve aprirsi a una serie di trattative con la Regione, alla partnership, e con noi per quanto riguarda gli eventuali esuberi. Anche perché - puntualizza - se ci sono 40 milioni di investimento si presume non ci siano esuberi, se non attraverso uscite naturali. Ma il sindacato, con la solidarietà, ha già fatto la sua parte. Ora si deve vedere cosa fa l’impresa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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