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Renzi sull’omicidio Regeni: ora vogliamo tutte le risposte

Alle esequie anche il Pm Sergio Colaiocco che indaga sull’omicidio. La Procura di Giza ha interrogato l’autista che ha trovato il corpo

UDINE. Adesso l’Italia pretende la verità. Non una versione di facciata, o una ricostruzione di comodo sacrificando la vita di Giulio Regeni sull’altare della realpolitik e degli strettissimi rapporti bilaterali con l’Egitto. No, il grido di dolore che si è alzato da Fiumicello è quello di chi, dopo le lacrime, ora vuole giustizia. Capire cioè cosa è successo, davvero, al Cairo, i nomi degli aguzzini che si sono accaniti sul ragazzo fino a ucciderlo e, soprattutto, da chi è partito l’ordine. Lo sa bene anche il premier Matteo Renzi che ieri è tornato a parlare dell’omicidio Regeni.

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«È una vicenda drammatica – ha spiegato il presidente del Consiglio –, torno a esprimere alla famiglia di Giulio le condoglianze di tutto il Governo italiano e dico che noi, agli egiziani, abbiamo detto: l’amicizia è un bene prezioso ed è possibile soltanto nella verità». Renzi torna a volere collaborazione assoluta, ma, ricordando come l’Italia abbia chiesto e ottenuto l’invio di un team di investigatori dal nostro Paese per le indagini, offre una sponda – dialettica – favorevole al Governo di al-Sisi. «Per ora abbiamo tutte le risposte che avevamo chiesto – ha concluso il premier – e abbiamo preteso che davanti a tutti gli elementi dell’inchiesta siano seduti allo stesso tavolo anche i nostri esperti perché sia fatta verità e siano presi i veri colpevoli». Se Renzi apre all’Egitto, lo stesso non ha fatto da Fiumicello il presidente della Commissione Esteri del Senato che dopo aver assicurato come «saremo inflessibili nella ricerca della verità» ha evidenziato che al momento «non abbiamo avuto risposte soddisfacenti».

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Una battaglia per la chiarezza a cui si è unito pure il ministro dell’Interno Angelino Alfano e per la quale, secondo le parole di Federica Mogherini, il nostro Paese non sarà da solo. «L’Italia ha al suo fianco tutta l’Europa – ha detto l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri che ha incontrato il suo omologo egiziano Sameh Shoukry –. Non è accettabile che a un giovane ricercatore avvenga ciò che è accaduto a Giulio Regeni e che vi siano dubbi sulla possibilità che si faccia chiarezza». Verità, chiarezza, onestà si potranno ottenere, però, soltanto se le inchieste – in Italia e in Egitto – saranno realmente complete e porteranno all’individuazione di killer e mandanti. Il pm romano che indaga contro ignoti per omicidio volontario, Sergio Colaiocco, era ieri in Friuli. A Fiumicello ha partecipato alle esequie del dottorando e ne ha approfittato per acquisire le testimonianze di amici e conoscenti. Una seconda tranche di audizioni che fa seguito ai tre colleghi di Regeni ascoltati giovedì a Roma e che hanno riferito dei timori del giovane dopo essere stato fotografato da una persona “fuori contesto” all’assemblea organizzata al Centro servizi per i lavoratori e i sindacati del Cairo l’11 dicembre.

Colaiocco ha già sentito, nei giorni scorsi, anche Gennaro Gervasio, il professore italiano che ha lanciato l’allarme sulla scomparsa di Regeni lo scorso 25 gennaio. Gervasio lo aspettava a Bab Al Louq, ma il ricercatore friulano, sulla sponda orientale del Nilo, non ci è mai arrivato. Perché sarebbe stato rapito da un commando di poliziotti in borghese. Questa, almeno, è la ricostruzione – non confermata – di una fonte locale e ripresa dal Corriere della Sera. Ci sarebbe, in altre parole, un supertestimone egiziano che avrebbe visto alcuni uomini delle forze dell’ordine, non in divisa, prelevare lo studente mentre stava entrando nella fermata della metropolitana di Bohooth. Una ricostruzione priva di conferme ufficiali anche se coinciderebbe con le notizie sull’ultimo punto in cui il telefono di Regeni è stato segnalato attivo cioè, stando al sito egiziano “Al Masry”, lungo via Sudan. Una via lunga almeno sette chilometri, ma che in un punto si trova a circa 200 metri da Bohooth, a sua volta vicina all’appartamento in cui abitava il ricercatore torturato e ucciso.

E se un altra fonte sostiene che siano già stati ascoltati i 300 contatti salvati sulla rubrica del cellulare di Regeni, di certo si sa che la Procura di Giza ha interrogato l’autista che ha trovato il corpo lungo l’autostrada. Si tratta di Mohamed Ahmed, conducente del minibus che, secondo la ricostruzione egiziana, stava andando verso Alessandria quando un pneumatico sarebbe esploso costringendolo a fermarsi. Durante la sosta uno dei passeggeri avrebbe visto il corpo informando Ahmed che lo avrebbe detto al proprietario del minibus per chiamare il commissariato della “Città del 6 ottobre”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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