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Salta l’incontro alla Foiba tra Giorgia Meloni e Roberto Dipiazza

La leader di Fratelli d’Italia bloccata a Roma per un vertice con Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Nessuna riunione in vista per la fucina. Fabio Scoccimarro: «Siamo in dirittura d’arrivo»

TRIESTE «Candidatura, candidatura, candidatura... al festival di Sanremo». Roberto Dipiazza, candidato sindaco di se stesso e probabilmente di tutto il centrodestra, canta al telefono. Reduce da una campagna di caccia in Maremma, era pronto questa mattina a incontrare alla Foiba di Basovizza, proprio nel Giorno del Ricordo, la sorella d’Italia Giorgia Meloni. «Le chiederò se ha un candidato per Trieste» scherza Dipiazza, pronto ad abbracciare la leader dei Fratelli d’Italia e così chiudere il cerchio della sua investitura dopo il “visto” romano di Silvio Berlusconi (Forza Italia) e quello triestino di Matteo Salvini (Lega Nord). Purtroppo sarà un appuntamento mancato. Giorgia Meloni ha dovuto rinunciare alla programmata visita a Trieste proprio a causa delle comunali. «Si scusa con associazioni degli esuli, cittadini e simpatizzani e conta di vederli e di stringere loro la mano prestissimo» riferisce Fabio Scoccimarro, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia.

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La leader di Fratelli d’Italia è stata trattenuta a Roma dall’ennesimo vertice («improvviso e improrogabile») della trimurti del centrodestra nata a Bologna. Un vertice con Salvini e Berlusconi per chiudere forse la partita delle amministrative con i “rompicapi” aperti di Roma e Milano. È escluso, invece, che si parli di Trieste.

«Noi abbiamo abbastanza autonomia nella scelta. Non dobbiamo apettare la benedizione dei segretari romani» assicura Scoccimarro che fa parte della fucina assieme alla parlamentare Sandra Savino (Forza Italia) e a Massimiliano Fedriga (capogruppo della Lega alla Camera). Parrebbe che la “pratica” Trieste non sarebbe neppure al tavolo “minore” del centrodestra nazionale formato da Altero Matteoli (Fi), Giancarlo Giorgetti (Lega) e Ignazio La Russa (Fdi). In Friuli Venezia Giulia c’è la fucina che provvede a tutto. Anche se in quattro mesi non ha forgiato un chiodo. Non parliamo di un programma completo o di una candidatura. Ora si è presa una pausa per Carnevale (per evitare gli scherzi). Attualmente, senza un incontro in agenda, sta rimuginando sul nome di Dipiazza che ricorda troppo da vicino quello degli innominabili Angelino Alfano (Ncd) e Corrado Passera (Italia Unica).

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«Siamo vicini alla chiusura. Manca davvero poco» assicura Scoccimarro che, orfano della leader del partito, scommette sempre sulla vecchia “ciabatta” Dipiazza (copyright Fabio Omero). «La campagna elettorale si è accorciata e dobbiamo sbrigarci. In linea di massima la traccia è stata fatta. Adesso vediamo di finalizzare. Siamo ai dettagli. Non credo che ci saranno sorprese», aggiunge il coordinatore di Fdi che chiede solo chiarezza su tre o quattro punti, tra i quali c’è un “no” grande come un casa al rigassificatore e la chiusura dell’area a caldo della Ferriera. E magari, in aggiunta, un progetto alternativo per via Cumano. «Va fatta la casa delle associazioni, non quella degli immigratti» traccia Scoccimarro.

Per il resto non ci sono alternativa alle “zavate” consumate sia a destra che a sinistra. «A Trieste c’è l’imbarazzo della scelta. Abbiamo anche la casa della pantofola. Una scarpa pregiata», sorride Scoccimarro, esperto di “pantofole” d’oro come portiere di calcio.

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In realtà il centrodestra aveva provato a sondare anche altri nomi. Troppo debole quello del giovane leghista Pierpaolo Roberti (ridiventato di nuovo papà in questi giorni), tutto da costruire quella dell’imprenditore Enrico Samer, “perdente” quello della parlamentare Sandra Savino (che pure poteva essere giocata alla Hillary Clinton come il primo sindaco donna di Trieste).

L’unica candidatura che, almeno in un sondaggio, si è rivelata vincente è stata quella di Marina Monassi. Nostra Signora del Porto (che spera in un ripescaggio a Taranto) è risultata persino vincente al ballattoggio con Cosolini. Una candidatura non priva di chance soprattutto in presenza di un dato elevato di assenteismo. «Val tuto», buttà lì Scoccimarro senza confermare l’opzione Marina.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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