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Giorno del Ricordo, le cerimonie da Trieste a Roma FOTO

Alla Foiba di Basovizza la commemorazione principale del Comune e della Provincia di Trieste. A Roma in Parlamento gli interventi del ministro Giannini e del presidente Grasso. Il Capo dello Stato Mattarella: "Rafforzare coscienza degli italiani". Il premier Renzi: "Ricordiamo i nostri fratelli e sorelle costretti a lasciare la loro terra". La governatrice Fvg Serracchiani: "Esuli esempio per tutti"

ROMA. «La nostra identità di Paese democratico ed europeo non poteva accettare che pagine importanti delle sua storia fossero strappate, lasciando i nostri concittadini del "confine orientale" in una sorta di abbandono morale. Ristabilire la verità storica e coltivare la memoria sono frutto di un'opera tenace e preziosa, che le associazioni degli esuli e le comunità giuliano-dalmate e istriane hanno contribuito a realizzare».

Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del Giorno del Ricordo. «La Giornata del Ricordo - prosegue -, nel rinnovare la memoria delle tragedie e delle sofferenze patite dagli italiani nella provincia di Trieste, in Istria, a Fiume e nelle coste dalmate, è occasione per dare vita a una storia condivisa, per rafforzare la coscienza del nostro popolo, per contribuire alla costruzione di una identità europea consapevole delle tragedie del passato. L'abisso della guerra mondiale e le aberrazioni dei sistemi totalitari sono ora alle nostre spalle, anche se quei segni non possono essere cancellati e deve sempre guidarci la consapevolezza che le conquiste di civiltà vanno continuamente attualizzate». Secondo il Capo dello Stato, inoltre, «ricordare non deve favorire il rancore, ma liberare sempre più la speranza di un mondo migliore».

A Trieste, con la messa celebrata dall'arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, si è tenuta la commemorazione per il Giorno del Ricordo alla grande foiba di Basovizza. La cerimonia a Basovizza è il momento centrale del programma di celebrazioni promosso da Comune e Provincia di Trieste, dal Comitato per i martiri delle foibe e dalle associazioni legate al mondo degli esuli istriani, fiumani e dalmati. Le autorità locali hanno deposto una corona di fiori sulla Foiba, poi è stata consegnata una targa al brigadiere della Guardia di Finanza Angelino Unali, sfuggito nel 1945 alla strage di 97 suoi colleghi prelevati dalla caserma di Campo Marzio. Unali è salito sul Carso triestino nonostante i 92 anni di età. Successivamente è stata celebrata la messa, cui sono seguiti vari interventi. Il sindaco di Trieste, Roberto Cosolini, ha parlato del «10 febbraio come un momento irrinunciabile», sottolineando che in questa zona dell'Italia si sono concentrate la sofferenza e le atrocità della seconda Guerra mondiale.

Cosolini ha ricordato gli «opportunismi politici» dell'epoca e anni successivi sostenendo che «oggi appaiono sterili», ringraziando le famiglie presenti perché fondamentale testimonianza di quanto avvenuto. Dopo alcuni rappresentanti delle organizzazioni degli esuli è stata anche letta la Preghiera per gli infoibati. Una delegazione, terminata la commemorazione, si è trasferita nella vicina Monrupino per un'altra cerimonia.

«Nella tragedia delle foibe e dell'esodo gli esuli istriani, fiumani e dalmati sono stati esempio per tutta l'Italia, perché hanno attraversato le prove più dure e hanno dimostrato di avere in loro la volontà e le forze per risollevarsi a nuova dignità». Lo ha affermato la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, a margine delle celebrazioni a Basovizza.

«Giusta dunque è la legge che fissa per la Repubblica e per tutti i cittadini il dovere di ricordare che un prezzo fu pagato - ha continuato - per la sconfitta in una guerra sciagurata, e che quel prezzo lo pagarono degli Italiani a misura di sangue e privazioni, colpevoli solo d'avere le loro radici sulla sponda sbagliata dell'Adriatico. Terrorizzati, cacciati, spogliati di tutto e uccisi, poi umiliati o anche derisi dai loro stessi fratelli Italiani, e infine sepolti in un oblio di decenni: l'Italia aveva ed ha tuttora l'obbligo di riconoscere tanto strazio e tanta ingiustizia. Nell'incertezza di questi tempi inquieti - ha proseguito la presidente Serracchiani - dalla storia dei nostri esuli viene un insegnamento che dovremmo imparare, qui in Italia e soprattutto in Europa: l'intolleranza è cieca anche quando si ammanta di apparenti buone ragioni e la violenza ne è seguito naturale. Difendere libertà e diritti significa rendere omaggio a chi di quella violenza fu già vittima innocente. Ricordiamo questa tragedia - ha concluso Serracchiani - perché quello che è accaduto può accadere ancora, e quello che accade agli altri potrebbe un giorno accadere a noi».

Ceriomonia solenne anche a Roma, in Parlamento. «Il crimine, che riguarda migliaia di italiani vittime della pulizia etnica, derubati, spinti all'esilio o uccisi da un nazionalismo cieco, per troppi decenni è rimasto sigillato da un silenzio insopportabile. Per questo ogni anno vogliamo e dobbiamo infrangere il silenzio. L'Italia democratica e repubblicana, l'Italia della liberazione e della Costituzione, ma soprattutto l'Italia della scuola dice che quel grumo di lutti non solo circoscritti a un luogo ma sono lutti nazionali ed europei». Lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, intervenendo in aula al Senato. «Chi insegna tutto questo, in tutte le scuole italiane, anche quelle lontane dall'Istria e dalla Dalmazia, adempie al dovere della scuola - ha aggiunto Giannini - cioè dare ai nostri ragazzi quegli strumenti critici che servono a conservare consapevolmente il ricordo. Perché dal ricordo nasca la possibilità di interpretare il presente».

«Se mai qualcuno si chiedesse se abbia ancora un senso coltivare il ricordo di fatti accaduti più di cinquant'anni or sono, non occorre andare indietro di molto per rammentare le pulizie etniche e gli eccidi avvenuti proprio nei paesi che costituivano la ex-Jugoslavia». Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso che ha sottolineato come sia «fondamentale continuare a tenere presente che l'esaltazione acritica della propria identità etnica o storica può accendere incendi difficili da estinguere, conflitti che lasciano strascichi di risentimento, disprezzo e odio per intere generazioni».

«Con il #GiornodelRicordo, l'Italia esce dall'oblio per prendere consapevolezza di un passaggio drammatico, e per troppo tempo ignorato, della propria storia. Il 10 febbraio è un omaggio alle vittime delle foibe e dell'Esodo, e alle loro sofferenze. Oggi, è anche occasione per ribadire valori di pace e fratellanza tra popoli non più nemici, ma uniti dal sogno europeo». Lo scrive su Facebook Ettore Rosato, presidente dei deputati Pd. «Quest'anno, il Parlamento celebra questa Giornata con un atto simbolico importante: la riapertura dei termini per la concessione delle medaglie ai caduti di quei tragici fatti, e alle loro famiglie - prosegue il capogruppo Pd alla Camera -. Un riconoscimento istituzionale che testimonia come l'Italia abbia raggiunto una memoria condivisa.

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