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Gorizia, 21 indagati per la vicenda Connecting People

Si sono chiuse le indagini sulla onlus che gestiva l'ex Cie di Gradisca. Tra i reati contestati associazione per delinquere, reati fiscali, peculato, frode in pubbliche forniture, falso e favoreggiamento

GORIZIA Si sono chiuse le indagini della vicenda Connecting People, la cooperativa che gestiva l l'ex Cie di Gradisca. La Guardia di Finanza di Udine ha notificato a 21 persone e quattro soggetti giuridici la notifica di conclusione delle indagini preliminari per associazione per delinquere, reati fiscali, peculato, frode in pubbliche forniture, falso e favoreggiamento, condotta dalla Procura della Repubblica di Gorizia nei confronti della onlus,  che avrebbe gestito in maniera fraudolenta il centro di accoglienza per immigrati, in convenzione con la Prefettura isontina.

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Le indagini delle Fiamme gialle hanno accertato l'emissione da parte della onlus di fatture «gonfiate» per i servizi svolti, e intascando senza fornirli ai migranti, beni come carte telefoniche, 'pocket money' e acqua.

Alcuni episodi precedenti hanno già portato al rinvio a giudizio a Gorizia di 11 persone (dirigenti e dipendenti della onlus e pubblici funzionari) per truffa ai danni dello Stato, per rimborsi ottenuti dalla Prefettura di Gorizia per 2.300.000 euro. Ulteriori accertamenti hanno portato alla luce altre frodi, tra i quali la fornitura di 375 materassi, pagati dalla Prefettura come ignifughi ma che in realtà non avevano mai avuto tale certificazione.

Il responsabile locale della Onlus e altri tre dipendenti si erano appropriati di 88.000 euro inviati dall'estero dai familiari agli ospiti della struttura, e mai consegnati. L'ente avrebbe quindi acquistato oltre 31 mila bottiglie di acqua, destinata agli ospiti, da una società di Pordenone, ma le avrebbe invece formalmente cedute a una società slovena inesistente, che poi la «rivendeva» alla stessa Onlus, facendo così di evadere l'Iva. Infine, vengono accusati di favoreggiamento e falso nei confronti degli avvocati di alcuni imputati, già sotto processo a Gorizia, per aver esibito alcune fatture false che attestavano l'acquisto di schede telefoniche prepagate.

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