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Corteo anti-Ferriera, il Comitato: «Adesso nulla sarà come prima»

Un lungo applauso anticipa il rompete le righe: «Da moltissimi anni Trieste non si mobilitava così»

TRIESTE La manifestazione viene chiusa alle 17.30, due ore dopo la sua partenza. Un lungo applauso anticipa il “rompete le righe”. «Nulla sarà come prima – commentano gli organizzatori del Comitato 5 dicembre, convinti che questo corteo sia solo il primo passo di un lungo e difficile cammino - . Una manifestazione di questa portata non si vedeva a Trieste da moltissimi anni». «Tuti xe contenti – commenta un’anziana servolana mentre mostra un sacchetto pieno di pulviscolo nero - , ma i problemi resta quei de sempre. Ogni matina devo far battaglia con le polveri che se infila dapertuto. Scrivi questo, me racomando».

E intanto le differenti anime del corteo, unite nella fase di denuncia della «disastrosa situazione ambientale», divergono sulle possibili soluzioni da attuare per superare il problema dell’inquinamento. «Conosco bene la Ferriera e va buttata giù. Non c’è alternativa – spiega Luigi Pastore, sindacalista Failms durante la gestione del Gruppo Lucchini - . L’impianto risale al secolo scorso. È obsoleto e non ci sono alternative alla sua demolizione e a una successiva riconversione dell’intera area».

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La storia di Pastore, che viene raccontata anche in piazza Unità nel corso degli interventi finali, è simile a quella di molti altri operai e residenti nei rioni di Servola e di Valmaura. «Sono ammalato – spiega l’ex rappresentante sindacale - . Ho un linfoma e per questo mi è stata riconosciuta la malattia professionale». Pastore attualmente è in cassa integrazione, insieme ad altri quaranta lavoratori. «La cassa scade il prossimo 6 novembre – continua – ma io non ci ritorno a lavorare in quelle condizioni. Una volta era anche peggio: ricevevo centinaia di segnalazioni che non venivano nemmeno prese in considerazione dalla proprietà. Nemmeno le lampadine venivano cambiate dalla Lucchini».

Parole dure, le sue, che però non risparmiano nemmeno la nuova proprietà: «Al Gruppo Arvedi interessa solo la logistica – afferma con convinzione - , altro che la produzione della ghisa». Considerazioni, queste, di chi sa che deve combattere per mantenere il proprio posto di lavoro, ma anche di chi è conscio di dover lottare per tutelare la propria salute, minata da una malattia che in molti attribuiscono all’inquinamento prodotto dalla Ferriera. «La gente è stufa di quella fabbrica – conclude Pastore - . Trieste non merita di essere esposta all’inquinamento di quello stabilimento».(lu.sa.)

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