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«Vienna chiude ai profughi? Lubiana pronta ad agire»
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«Vienna chiude ai profughi? Lubiana pronta ad agire»

La Slovenia replica alle minacce di respingimenti di massa dall’Austria: «Aiuti solo alle persone che siamo in grado di accettare»

ZAGABRIA. Mentre l’Europa discute su Schengen sempre più in bilico, prosegue il botta e risposta indiretto fra Austria e Slovenia sulla gestione dei migranti, in un crescendo di tensione. Vienna, in accordo con Berlino, ha limitato il numero di rifugiati e migranti autorizzati a entrare nel paese e ha introdotto un tetto massimo annuale di ingressi consentiti. Più a Sud, Lubiana teme gli imminenti «respingimenti di massa» al suo confine settentrionale minacciati dall’Austria e si sforza di restare all’erta per non diventare una «sacca» sulla rotta dei Balcani.

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Ieri il premier sloveno Miro Cerar ha ribadito questo concetto, assicurando che la Slovenia «è pronta ad agire» nel caso in cui l’Austria cominciasse a rimandare indietro i migranti alla propria frontiera. «Ci comporteremo come abbiamo fatto finora. Forniremo aiuto umanitario a chi si troverà sul nostro territorio, ma solo alle persone che possiamo accettare e di cui siamo in grado di occuparci. Alle altre non sarà permesso l’accesso in Slovenia», ha dichiarato Cerar. Per il primo ministro sloveno, a essere bloccati al confine con la Croazia saranno dunque tutte quelle persone «che provengono da un paese sicuro o che non hanno ragioni sufficienti per entrare in Austria, Germania o Slovenia». In quel caso, toccherà poi alla Croazia accettare a sua volta i respingimenti sloveni.

L’agenzia di Lubiana Sta annota la paura del governo sloveno di diventare un vicolo cieco del flusso migratorio, paura «fomentata dalle recenti dichiarazioni di alcuni» esponenti austriaci. È stato il ministro degli Esteri di Vienna, Sebastian Kurz, ad affermare infatti domenica che «è intollerabile che la Slovenia abbia ricevuto meno di mille richieste di asilo mentre l’Austria ne sta trattando 90mila». Per Kurz l’Austria potrebbe appunto «cominciare presto a respingere grandi gruppi di persone». Un’affermazione che secondo il ministro degli Esteri sloveno Karl Erjavec significa sostanzialmente che, in mancanza di una soluzione comprensiva europea, «l’Austria - ha detto ieri - vuole creare un effetto domino».

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Questa minaccia sempre meno velata da Nord sta dunque spingendo le autorità di Lubiana a trovare una soluzione di concerto che permetta di bloccare il transito direttamente in Macedonia e che eviti il confronto con la Croazia, dimostratasi poco cooperante negli ultimi mesi. Il piano di Cerar è quello di investire a livello europeo sul controllo della frontiera meridionale della Macedonia, e ieri ha trovato l’appoggio del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. È ancora Sta a riportare che Juncker ha anche risposto all’invito di Cerar di esprimersi a favore di «condizioni comuni per l’accesso all’Ue dei rifugiati» illustrando come a suo avviso gli stati coinvolti sulla rotta dei Balcani (sia quelli che fanno parte dell’Unione, sia quelli che ne sono esclusi) «potrebbero rifiutare l’ingresso al territorio nazionale a quei cittadini di paesi terzi che non confermano la loro volontà di far richiesta di asilo».

Mentre i negoziati multilaterali proseguivano ieri ad Amsterdam tra i 28 stati membri, dai Balcani intanto gli attivisti di “Are you Syrious?” (un gioco di parole tra “Siete seri?” e “Siete siriani?”) accusavano delle pessime condizioni al campo profughi di Dobova, in Slovenia al confine con la Croazia. Tra le accuse principali, il sistema di riscaldamento in panne il 24 gennaio ha fatto sì che le persone dormissero al freddo, mentre la distribuzione del cibo (due fette di pane e una scatoletta di tonno) fatta ogni otto ore - dicono i volontari - lascia molte persone affamate.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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