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Frattini: i Balcani lasciati soli dall’Ue a gestire l’emergenza

L’ex ministro, atteso martedì a Trieste, spiega la situazione: "Dietro il reticolato in Istria la diffidenza verso Bruxelles. Russia essenziale per abbattere l’Is"

TRIESTE. Unione europea grande assente nella crisi dei migranti. Non ha dubbi l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini: i Paesi lungo la rotta balcanica sono stati lasciati soli e da soli hanno gestito il flusso di profughi, ma con iniziative - vedi filo spinato tra Slovenia e Croazia - che rischiano di “uccidere” Schengen e lo spirito stesso dell’Europa unita uno dei cui pilastri è proprio la libera circolazione delle persone.

Frattini sarà martedì 26 gennaio alle 11.30 al Mib School of Management a Trieste (largo Caduti di Nasiriya) dove terrà la conferenza organizzata dal Mib con l’Ince “Un allargamento graduale, una stabilizzazione duratura: l’Ue e i Balcani”. Entrata libera, previa registrazione (segreteria Ince: cei@cei.int o tel- 040 7786722; o comunicazione@mib.edu o tel. 040 9188.110 - 128).

Come stanno reagendo i Paesi balcanici alla crisi dei migranti? In tanti casi stanno reagendo in modo più europeo di altri Paesi europei.

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Quali sono questi casi? Mi riferisco a quanto è avvenuto in Serbia o agli sforzi che ha fatto la Macedonia, che pure è un Paese che ha grandi criticità interne e ciò nonostante hanno evitato di moltiplicare muro e ostacoli e hanno cercato semmai di coinvolgere l’Europa, quello che in realtà avrebbero dovuto fare tutti i Paesi europei che invece hanno pensato di fare gran barriere, fili spiniati, penso alla Slovenia, alla Croazia, all’Ungheria.

A proposito di muovi “muri” come giudica il filo spinato steso dalla Slovenia al confine con la Croazia? Sono dei gesti che si giustificano con esigenze di politica interna. Quasi tutti questi Paesi votano chi prima, chi poi, ma dimostrano debolezza nel non affidarsi all’Unione europea e un atteggiamento di diffidenza rispetto a quello che l’Europa dovrebbe fare. È un po’ un circolo vizioso perché, a onor del vero, non è che l’Europa dia tutte le risposte che dovrebbe dare.

E questa mancanza d’Europa che cosa determina? I Paesi si sentono abbandonati e costruiscono i fili spinati e per questo l’Europa li bacchetta e dice: «Allora pensate agli affari vostri e noi ci defiliamo» e gli Stati rimangono ancora più soli.

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Posizione invero poco costruttiva quella di Bruxelles... Certo perché si passa dal “muro”, dal filo spinato alla sospensione di Schegen e questo vale per l’Austria ed è valso per la Svezia, la Danimarca quindi si crea una spirale negativa in cui i Paesi dei Balcani hanno però dato un esempio positivo.

A proposito di “muri” ora si pensa di costruirne uno al confine tra Macedonia e Grecia... Sì, e così si isola la Grecia perché si sospetta, si teme o si constata che Atene è uno dei punti deboli per il passaggio attraverso la Turchia e la Siria ma questo non sarebbe un altro bel segnale perché a forza di moltiplicare muri e ostacoli l’Europa dà un segnale non particolarmente positivo.

Il filo spinato sloveno corre anche lungo l’Istria dove sia gli istriani che la minoranza italiana si sentono “spezzati” da questo “muro”... È vero. Non avremmo voluto più vedere fili spinati invece per la “debolezza” del sistema di reazione e anche di prevenzione stiamo vedendo fili spinati che si moltiplicano in un contesto che io stesso da commissario europeo aprii quando innaugurammo lo spazio Schengen allargato a dicembre 2007. Soltanto nove anni dopo ci ritroviamo di nuovo con i muri e con i blocchi. È un segnale triste di un fallimento di quelle politiche europee su cui noi oggettivamente avevamo contato ossia la politica di libera circolazione delle persone.

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Cambiamo argomento: l’Europarlamento ha detto sì al Trattato di associazione e stabilizzazione con il Kosovo. Un semaforo verde importante? È importante perché da un lato premia gli sforzi del Kosovo, dall’altro resonsabilizza il Kosovo. Io francamente credo che il Kosovo debba fare degli sforzi ulteriori. Quando sento dire, ad esempio, che al prossimo incontro bilaterale con la Serbia il premier di Priština sarebbe intenzionato a non presentarsi, ecco questi sono messaggi molto negativi. Se si interrompe il dialogo bilaterale sulla cosiddetta normalizzazione si fa un danno grave.

Come si dovrebbe agire allora? È un passo al quale il Kosovo ci teneva moltissimo e quindi mi auguro che la leadership kosovara faccio tutto quello che deve fare per proseguire il dialogo sulla normalizzazione visto che dalla parte serba c’è una disponibilità che in passato non c’è stata.

A proposito di Serbia. Belgrado ha da poco iniziato ad esaminare i primi capitoli per l’adesione all’Unione europea ma continua ad avere un atteggiamento da “Giano bifronte” in quanto intrattiene strettissimi legami anche con la Russia dalla quale sta acquistando anche armamenti... Credo che la Serbia faccia bene a mantenere il suo legame storico con la Federazione russa e che questo possa anzi essere un valore aggiunto che la Serbia porta mentre sta negoziando conl’Unione europea. Vu›i„ ha fatto bene a spiegare alla dirigenza europea che non ci può e non ci deve essere un segnale di alternativa: o mantieni i rapporti con l’Unione europea o mantiene i rapporti storici con la Russia. Questo sarebbe sbagliato, come è stato estremamente sbagliato all’inizio del partenariato orientale dire all’Ucraina, in un contesto molto diverso, scegli se contnui a guardare alla Russia oppurer segui l’Europa. Questo genere di aut aut si è dimostrato deleterio per quanto riguarda l’Ucraina, sarebbe altrettanto deleterio per la Serbia. Sono contento che Vu›i„ abbia trovato anche con la Merkel argomenti per spiegare che questo antagonismo non ci può essere.

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Quindi la Serbia nell’Unione europea potrebbe essere un ponte verso Mosca... Certo, visto che poi tutto il mondo si rende conto ormai che la Russia è essenziale se vogliamo combattere il terrorismo, se vogliamo abbattere l’Is, e allora come si fa ad antagonizzare la Federazione russa?

E come si pone l’Italia? L’Italia ha una posizione assolutamente in questo senso, ritiene che la Russia si aun partner importante e, come è noto, lavora affinchè la politica delle sanzioni venga ripensata il più presto possibile.

Quindi ci potrebbe essere anche un asse importante Italia-Serbia-Russia? C’è sempre stato. So che anche l’attuale governo, come i precedenti, su questo ha sempre avuto una sintonia particolare ed è una delle ragioni anche di tipo geostrategico per cui l’Italia ha sempre così fortemente sostenuto le ragioni della Serbia nell’adesione all’Unione europea.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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