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La Slovenia respinge i primi migranti
rotta balcanica

La Slovenia respinge i primi migranti

In vigore le nuove regole, profughi rispediti in Croazia. Lunedì incontro a Bruxelles sulla situazione lungo la rotta balcanica

ZAGABRIA. La rotta balcanica va restringendosi fra controlli più serrati annunciati da vari Paesi e sospensione di Schengen. Ieri la Slovenia ha respinto al confine con la Croazia le prime 15 persone sulla base delle nuove regole in materia di gestione del flusso migratorio. Sono migranti o rifugiati che hanno dichiarato di voler far richiesta di asilo in un paese Ue diverso da Austria e Germania e per i quali è ormai precluso l’ingresso in territorio sloveno.

«Le autorità croate hanno accettato di riprendere queste persone», ha fatto sapere Bostjan Šefic, il segretario di Stato agli Interni di Lubiana. Al contempo la Slovenia ha accettato di ricevere dall’Austria 22 persone, temporaneamente sistemate nel Centro per stranieri in attesa che ripartano comunque verso Nord. «I migranti hanno diritto a cambiare idea sul paese di destinazione inizialmente dichiarato», ha precisato Šefic, lasciando intendere che chi è respinto al confine austriaco perché annuncia di volersi recare ad esempio in Svezia o in Finlandia può comunque passare al secondo controllo dando una risposta diversa.

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Un escamotage che serve soprattutto a evitare “tappi” lungo la rotta balcanica, pur mantenendo l’obiettivo finale di una riduzione nel numero dei passaggi. Lubiana ha peraltro annunciato un rafforzamento dei controlli alla sua frontiera meridionale, con un aumento dei poliziotti impiegati per sorvegliare il “confine naturale” con la Croazia ed evitare eventuali attraversamenti illegali, per ora non registrati. Lubiana si sta anche impegnando per aiutare la Macedonia a controllare meglio il confine con la Grecia. Agenti sloveni, croati, serbi e cechi si uniranno alle forze macedoni per «aiutare chi ha diritto all’asilo a proseguire il proprio percorso», ha dichiarato David Brozina, del ministero degli Esteri sloveno, aggiungendo che «è facile capire chi è un migrante economico e chi viene da una zona di guerra».

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Il tema della rotta balcanica sarà anche al centro di un incontro ristretto ai Paesi interessati previsto a Bruxelles lunedì e richiesto dal premier sloveno Miro Cerar, che propone di introdurre «assistenza diretta aggiuntiva» al governo della Macedonia, con l'invio di polizia, mezzi ed equipaggiamento, «per rafforzare i controlli alle sue frontiere con la Grecia in modo da evitare gli attraversamenti di irregolari» e «alleviare in modo significativo il peso sui Balcani occidentali in pochi giorni».

Intanto ieri Radis Djurovic, capo del Centro serbo per i richiedenti asilo, ha detto ieri che impedendo l'ingresso nel Paese ai profughi che non intendono chiedere asilo a Austria o Germania, la Serbia viola i diritti umani, una decisione - così come quelle di Slovenia,Croazia, Austria e Macedonia - contraria alla Convenzione di Ginevra e al diritto internazionale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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