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Otto chilometri di rotaie per riunire le due Gorizie

Approvato dal Consiglio comunale un documento per convincere l’Ue a sbloccare i finanziamenti previsti dal Gect per una linea ora “fantasma” ma strategica

Dieci minuti di percorrenza in più. Otto chilometri appena e le porte dell’Italia si spalancherebbero alla vicina Slovenia. Basterebbe prolungare la linea dei treni sloveni provenienti da Sezana o da Jesenice (che oggi ferma a Nova Gorica) sino a Gorizia. Potrebbe davvero essere l’uovo di colombo. Che risolverebbe un serissimo problema di collegamento ferroviario transfrontaliero.

A risfoderare la questione il Consiglio comunale che ha discusso un ordine del giorno (fatto proprio dal sindaco Romoli) in cui si va in pressing su Unione Europea, Ministero delle Infrastrutture, Regione affinchè «venga considerata azione prioritaria l’inserimento nei documenti programmatici della Regione la questione del nodo ferroviario di Gorizia». Contemporaneamente, sta lavorando sulla questione anche la senatrice Laura Fasiolo che ha chiesto la convocazione di un tavolo per discutere della questione con le autorità slovene.

A spiegare in termini molto semplici la questione è l’assessore comunale Guido Germano Pettarin. «Fra Gorizia e Nova Gorica c’è un collegamento ferroviario che viene utilizzato per il trasporto merci ma non è attivo e ci sono problematiche tecniche concernenti gli scambi riguardo al trasporto passeggeri. Le diverse normative in tema di sicurezza di trasporti ferroviari, nonostante siano entrambi Paesi dell’Ue, hanno fatto sì che su questa tratta fosse sospeso il trasporto passeggeri».

Se n’è accorto pure il presidente della Commissione Trasporti del Parlamento europeo, Michael Cramer, che ha effettuato uno studio relativamente alle connessioni ferroviarie regionali dove si evince che l’Ue ha ancora collegamenti a macchia di leopardo in corrispondenza ai confini nazionali. «E lo studio - spiega Sandra Sodini, direttore di Gect Go - ha individuato il nodo ferroviario di Gorizia, Nova Gorica, Sempeter Vrtojba come uno dei 15 nodi mancanti più “eclatanti” d’Europa ed è attualmente all’attenzione dei massimi vertici europei la possibilità di poter dare priorità di finanziamento ai nodi regionali e non solo alle grandi infrastrutture dei corridoi europei». La questione non è tanto poter contare sulla tratta Gorizia-Nova Gorica (fra le due città ci si può agevolmente muovere a piedi), quanto utilizzare il raccordo ferroviario per mettere in relazione fra loro i servizi viaggiatori delle ferrovie italiana e slovena. In sostanza, alcuni dei treni composti da automotrici diesel e provenienti da Jesenice/Lubiana e da Sesana/Capodistria invece di terminare il proprio servizio a Nova Gorica proseguirebbero fino a Gorizia: in questa maniera potrebbero essere realizzate delle coincidenze con i convogli di Trenitalia che percorrono la Trieste-Udine-Venezia. «Ecco perché è importante che si dia seguito al progetto “Adria A”, momentaneamente accantonato dall’Unione europee. Stiamo facendo di tutto per lavorare come un unico agglomerato urbano fra

Gorizia, Nova Gorica e Sempeter e non si riesce a mettere d’accordo i propri progetti di mobilità. La responsabilità? Delle ferrovie italiane e slovene ma soprattutto di quelle italiane che non comprendono quanto strategico sia questo progetto», conclude Pettarin.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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