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Eredità Hack, scoppia la battaglia legale

Le associazioni animaliste pronte a fare causa alla badante a cui il marito della scienziata ha intestato l’intero patrimonio

TRIESTE Si apre un nuovo capitolo nella complessa vicenda delle ultime volontà di Margherita Hack. E si prefigura una battaglia legale tra le associazioni animaliste alle quali la professoressa voleva andassero gran parte dei suoi beni e la badante Tatjana Gjergo, alla quale Aldo De Rosa, il marito di Hack, ha intestato tutto il patrimonio ereditato dalla coniuge.

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Il punto è che nel testamento scritto a mano dall’astrofisica le sue intenzioni erano chiarissime anche se adesso il suo patrimonio potrebbe finire in mani diverse. «Alla morte mia e di Aldo i depositi in denaro gestiti da Bsi Gruppo Banca Generali e ammontanti a circa 500mila euro», si legge nel testamento, andranno lasciati alle «associazioni Il Gattile, Astad e Enpa» e a sette stretti amici citati con nome e cognome. Nelle sue ultime volontà Margherita fa riferimento anche alle royalties ovvero ai diritti d’autore dei suoi libri: «Le somme rimanenti andranno suddivise in parti uguali tra gli enti e le persone citate».

Nelle intenzioni dell’astrofisica, morta il 29 giugno 2013, la signora Gjergo avrebbe invece dovuto beneficiare della casa e di 100mila euro. Una scelta che, a quanto pare, sarebbe stata stravolta dal marito deceduto il 26 settembre del 2014. «Desidero che, dopo la mia morte, tutti i miei beni vengano dati alla signora Tatjana Gjergo» recita, infatti, il testamento di Aldo. La casa di via del Pratello 8 a Roiano, in verità, è stata intestata alla badante ancor prima che Aldo De Rosa morisse. Una bella casa a due piani più un piano interrato e un giardino arredata con mobili costruiti su misura.

Resta quindi in bilico il patrimonio custodito nelle casse di Banca Generali. La badante, di recente, si è presentata per riscuotere quei soldi. Ma l’istituto le ha chiesto un atto che chiarisca in maniera inequivocabile che il testamento originale di Hack non è valido. A quel punto la donna si è rivolta al tribunale chiedendo di mettere nero su bianco la non validità delle ultime volontà delle professoressa.

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Banca Generali, evidentemente, vuole avere la certezza che le disposizioni di Margherita sulla destinazione dei soldi depositati siano da ritenersi nulle. Ma il tribunale, su indicazione del giudice Arturo Picciotto, lo scorso 11 settembre, ha chiarito che «non può essere condivisa la richiesta di esplicitazione o rettificazione proposta dalla ricorrente (la badante, ndr) con riguardo alla natura fedecommissoria dei legati in questione». In parole più semplici, il testamento originario non può essere dichiarato nullo. «Non è stato possibile, del resto, raggiungere un’intesa con i presunti beneficiari dei lasciti in questione. La questione, se del caso, dovrà vedere soluzione in sede contenziosa» ha aggiunto il giudice.

In pratica il tribunale ha evidenziato che non era quella la sede per stabilire la validità del testamento di Hack né per accertare le capacità di intendere e di volere del marito al momento della stesura del suo testamento. Per stabilirlo, quindi, serve una causa.

Ma cosa succederà ora? Qualcuno ricorrerà alle vie legali? «Alla luce di come si stanno mettendo le cose, ci riserviamo la possibilità di agire in giudizio contro la signora Gjergo» dichiara l’avvocato Alfredo Antonini, il legale che assiste Astad e Enpa. In precedenza lo stesso Antonini aveva rivolto informalmente alla beneficiaria l’invito «a rispettare le volontà di Margherita Hack». «Invece, dapprima attraverso la risposta sgarbata di un’avvocatessa di fuori Trieste e poi attraverso quella cortese e professionale dell’avvocato Paolo Pacileo, la signora Gjerco ha negato questa possibilità» aggiunge l’avvocato di Astad e Enpa.

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La badante, insomma, sembra non avere intenzione di rispettare i desideri dell’astrofisica che, per tutta la vita, ha dato prova di grande amore per gli animali. «Noi - sostiene l’avvocato della donna - abbiamo un certificato che stabilisce che l’unica erede è la signora Gjergo. Di fronte a un’eventuale causa, ci muoveremo in qualità di eredi».

Alcuni degli altri legatari, vale a dire dei possibili eredi, tra i quali le tre associazioni animaliste, lo scorso giugno sono comparsi davanti al tribunale decidendo di rimettere ogni decisione sulla validità di quel testamento al tribunale stesso, ma rilevando nel contempo serie perplessità sulla capacità di intendere e di volere di Aldo De Rosa al momento della stesura del testamento. Il marito della Hack ha infatti scritto le sue volontà il 5 luglio 2013, una settimana dopo la morte di Margherita. Il 2 luglio, dunque solo tre giorni prima, viste le sue precarie condizioni, gli amici più stretti - e successivamente anche il notaio Camillo Giordano - avevano depositato la richiesta di affiancargli un amministratore di sostegno. Richiesta accolta dal tribunale che ne aveva nominato uno un mese e mezzo dopo. Ma intanto Aldo aveva già scritto il suo testamento, modificando radicalmente le volontà della moglie e la destinazione del patrimonio dell’astrofisica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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