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Rosato si smarca da Russo «Non firmerò la petizione»

Il capogruppo Pd alla Camera: «Apprezzo la mobilitazione su Trieste metropolitana, ma litigare con il Consiglio Fvg e dividere la Regione non è la strada da percorrere»

TRIESTE. «Io non firmo, ma i triestini fanno bene a farlo». Non vedremo Ettore Rosato al banchetto di Francesco Russo, penna in mano, a sottoscrivere la petizione per la città metropolitana. Questione di forma e di sostanza, spiega il presidente dei deputati del Pd: «Non firmo anche se mi piace l’idea che si sta portando avanti e dunque apprezzo la mobilitazione su una scelta di questo tipo. Ma poi si tratta di trasformare le firme in fatti».

Russo ha forzato la mano con questa raccolta?

Solo i fatti possono consentire di realizzare la città metropolitana. Litigare in e con il Consiglio regionale non è una strada percorribile. Perché divide.

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Quindi lei dà importanza, in questa fase del dibattito, più alla forma che alla sostanza?

La sostanza è la città metropolitana. La forma sono le firme. A me interessa che si possa centrare l’obiettivo.

Ai cittadini che firmano cosa dice?

Che fanno bene. Perché dimostrano di condividere una scelta. Ma, se dividiamo la regione, non facciamo un bel servizio alla città metropolitana, cioè al risultato finale.

Come valuta l’intervento del Consiglio regionale contro l’iniziativa parlamentare di Russo?

Il Consiglio sostiene la necessità di approvare lo Statuto così come inviato dal Senato. Il percorso è corretto, ed è entrato anche nel merito.

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Quello del senatore triestino è un tentativo di aprire la campagna elettorale 2018?

Un po’ presto per occuparci delle elezioni politiche. Ora tutti dobbiamo sostenere con impegno e lealtà la ricandidatura di Roberto Cosolini nel 2016.

Lei ha fatto un richiamo al coraggio di cambiare. Con le Uti se ne è avuto poco?

Considero le Uti un passo importante. Non dimentichiamo che abbiamo ancora le Province in regione. La riforma degli enti locali consente un loro superamento virtuoso. Dopo di che, restando a Trieste, si deve costruire il consenso sulla città metropolitana coinvolgendo anche i comuni limitrofi.

Città o area metropolitana?

Un quartiere di Roma ha i numeri della provincia di Trieste. Serve un modello che tenga in equilibrio la regione: tutti si devono sentire a loro agio. I fronti aperti a Gorizia, Udine e Pordenone dimostrano che, con le forzature, la regione si divide.

Come riassesterebbe il Fvg?

Le Uti sono un primo passo. Adesso si deve costruire un forte legame con le scelte nazionali. Penso alla fusione delle Prefetture e delle Camere di commercio. Si deve trovare un sistema armonico, ci stiamo lavorando.

Ma Trieste, come dicono alcuni, deve inglobare Monfalcone nell’ipotetico nuovo ente?

Come si può pensare di inglobare Monfalcone con il resto della regione che resta silenzioso? Altro è un percorso condiviso dove il ruolo centrale del capoluogo regionale venga fatto pesare.

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Eppure Cosolini ci crede.

Chi fa il sindaco rappresenta legittimamente gli interessi della città. Ma a un partito di governo spetta trovare un equilibrio complessivo.

L’equilibrio può essere quello della macroregione nordestina metropolitana che lei sembra approvare?

Valli e monti non possono entrare in un’area metropolitana senza diventare poco credibili. La politica deve saper anche pensare in prospettiva: ho solo riflettuto sul ridisegno nazionale complessivo. Oggi il Molise con i suoi 300.000 abitanti si confronta con realtà più complesse ed efficienti, qualcosa va cambiato. Fallita l’intesa sull’emendamento che avrebbe consentito di cambiare i confini alle regioni ordinarie con una procedura semplificata, si può però ragionare sul rafforzamento della cooperazione. Nel Nordest, dove si è già sperimentato su più versanti, partiamo in vantaggio. Immagino, per fare un unico esempio, le sinergie possibili tra porti di Trieste e di Venezia, vista l’illogica e ostinata volontà di far partire le navi da crociera dalla fragile laguna anziché dalla nostra città.

Riassumendo: Trieste città metropolitana sì o no?

Sì, ma con una costruzione che tenga unita la regione, che la faccia sentire un successo del territorio.

Si deve partire dal Consiglio regionale?

Non vi si può prescindere. Tra l’altro la città metropolitana si può già istituire sulla base della legislazione vigente. L’importante è che non riparta la battaglia Trieste-Udine. Se si riesumano fratture vecchie vent’anni, il danno sarà enorme.

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Ma Trieste ha perso parte del suo ruolo di capoluogo Fvg, soffrendo il confronto con il Friuli e la sua politica?

Trieste e Udine sono complementari, il loro futuro è assieme. Ricordo che anni fa, su un’iniziativa di Alessandro Maran, paragonai la nostra situazione a quella della provincia di Brescia. Furio Honsell non fu d’accordo.

Adesso Honsell invita a pensare a Trieste e Udine metropolitane unite. Ha cambiato idea?

Non lo so. Forse, semplicemente, non gli piaceva il paragone. Ma rispetto molto il suo attuale favore per un forte rapporto tra le due realtà. Alla politica il compito di trovare un punto di equilibrio.

Che cosa è chiamata a fare la presidente Serracchiani?

Governare bene e tenere unita la regione, e lo sta facendo. Serracchiani saprà fare sintesi delle esigenze dei diversi territori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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