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L'allarme: «Il lago di Doberdò sta morendo» FOTO

La preoccupazione degli esperti per la presenza di canne da palude e specie esotiche. L’area mappata dai droni

DOBERDO’ DEL LAGO. «Salviamo il Lago di Doberdò. È malato, sta morendo. L’allarme è stato lanciato da due ricercatori dell’Università di Trieste, Livio Poldini esperto in attività naturalistiche e ambientali e il professor Alfredo Altobelli del dipartimento della Scienza e della Vita, in occasione del convegno “Isonzo e oltre, fra natura, paesaggio, storia, tradizioni e leggende” sulla gestione delle zone umide sensibili organizzato dall’associazione Ambiente 2000. Tre giorni di appuntamenti nell’antico Palazzo del Marchese De Fabris a Begliano, coordinati dal presidente Alberto Ballarini con una mostra fotografica, proiezioni, convegni con esperti non solo dell’Isonzo, ma sulla natura in generale.

C’è preoccupazione dopo l’esplorazione del lago effettuata lo scorso agosto. «Abbiamo utilizzato i droni – spiega Altobelli, che ha fornito le due immagini qui pubblicate – perché occorreva un livello di dettaglio notevolissimo per individuare le specie infestanti in zone difficili da arrivarci. Una risoluzione di 3-4 centimetri dall’acqua. Con l’Università di Trieste e con i nostri fondi di ricerca siamo riusciti a finanziare un volo completo su tutto il lago. Attualmente siamo in fase di elaborazioni di queste immagini». Secondo il docente la malattia è dovuta in primo luogo al suo completo abbandono addirittura dagli anni ’60. «Le cause principali – afferma Altobelli - sono due: un impaludamento che sta nidificando, a causa della cannuccia o canna di palude (nome scientifico: fragmite, Phragmites australis). Poi per un’invasione di specie esotiche che minacciano di far perdere la perdita di biodiversità nella prateria umida naturalistica del “cariceto” del lago (“carice” è la pianta che lo caratterizza)».

Il canneto una volta veniva falciato due volte all’anno e la canna veniva poi utilizzata («Il taglio lo faceva chi traeva vantaggio nella vendita, una volta usata anche per i soffitti»). «Adesso purtroppo non ha nessun impiego per cui il lago è completamente abbandonato, le canne continuano ad avanzare e crescono fino a creare le condizioni di impaludamento», spiega Altobelli che lancia a nanche una cura per salvarlo dalla distruzione. «Trattandosi di una Riserva naturale regionale, Comune e Regione dovrebbero immediatamente intervenire. A livello di Università a Trieste - sottolinea - stiamo pensando di presentare un progetto a livello europeo per ricevere fondi. Il canneto potrebbe essere adoperato come materiale a biomasse, bruciato per produrre energia in una centralina, invece di far arrivare strane biomasse da Paesi lontani».

Iil lago di Doberdò, assieme al lago di Circonio in Slovenia, è uno dei pochi esempi in Europa di lago stagno carsico. Il livello delle sue acque è variabilissimo e in relazione con le portate dei fiumi Vipacco e Isonzo. L’alimentazione avviene tramite sorgenti carsiche di cui la principale è posta all’estremità occidentale. Durante i periodi di magra si limita a canali e a “pozze” circolari di pochi metri di diametro. In estati con grande secco, si può assistere al totale o quasi prosciugamento tranne che nelle zone poste alle immediate vicinanze delle polle di risorgiva e degli “inghottitoi” che conservano condizioni normali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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