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L'INTESA

Firmato a Trieste l'accordo per la sdemanializzazione del Porto Vecchio

Definita la nuova linea di confine tra gli immobili dell'antico scalo che saranno trasferiti al patrimonio disponibile del Comune e quelli che resteranno al demanio marittimo. Serracchiani: "Un atto che i triestini attendevano da troppo tempo"

TRIESTE. «È con un senso di gioia e responsabilità esteso a tutta Trieste che firmo questo documento». Il sindaco Roberto Cosolini è raggiante mentre sottoscrive il verbale che individua la nuova linea di confine tra gli immobili del Porto Vecchio che potranno essere trasferiti al patrimonio del Comune e quelli che invece resteranno al demanio marittimo: «Perché Trieste tornasse grande bisognava sconfiggere l’immobilismo e porre le basi per nuovi investimenti. Ora l’abbiamo fatto, e presto la città avrà in mano il lungomare da recuperare con il potenziale più alto d’Europa».

Il documento è stato firmato ieri nella centrale idrodinamica dal primo cittadino triestino, dal direttore dell’agenzia del Demanio Roberto Reggi, dalla presidente regionale Debora Serracchiani, dal commissario straordinario del Porto Zeno D’Agostino, dal comandante della Capitaneria di porto Natale Serrano e dal dirigente del Provveditorato interregionale alle opere pubbliche Giorgio Lillini.

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Tra il pubblico diversi protagonisti della lunga battaglia che ha portato al passaggio di mano. L’imprenditore Federico Pacorini, invitato da Cosolini perché «è stato il primo a iniziare il cammino che dopo tanto tempo ci ha portati qui»; il senatore del Pd Francesco Russo, autore dell’emendamento alla legge di stabilità 2015 che ha permesso una rapida sdemanializzazione dell’area; il prefetto di Trieste Francesca Adelaide Garufi, che ha ora in mano la palla che consentirà di portare a compimento tutto il processo. Sta a lei definire, assieme all’Autorità portuale, i modi e i tempi per lo spostamento del Punto franco, ultima ipoteca sul ritorno del Porto vecchio alla città.

Un risultato che il prefetto ha garantito di voler conquistare con celerità: «Adesso tocca a me - ha dichiarato la Garufi -. Partecipo a questa vicenda dai tempi del mio arrivo a Trieste, penso che ora ci siano spazi ottimali per arrivare a conclusione. Il provvedimento, o i provvedimenti necessari arriveranno prima possibile». Il prefetto ha posto l’accento sui due potenziali vantaggi derivanti dal cambiamento: «Il ritorno del Porto vecchio alla città è certamente importante - ha detto -. Ma la nuova vita del Punto franco potrà finalmente ridare linfa a una serie di potenzialità economiche che erano state dimenticate. E che vanno ben al di là dei semplici vantaggi di carattere doganale».

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Secondo Serracchiani la firma di ieri è «un momento storico»: «Qualcuno direbbe che stiamo abbattendo dei gufi - ha detto -, io dico che stiamo realizzando delle opportunità. C’è un cambiamento in atto: parte da Trieste e può trascinare con sé tutta la regione. È bello che sia Trieste a farlo, riprendendo un ruolo all’altezza della sua storia. Le potenzialità di questa città sono le potenzialità dell’Europa». Il prossimo passo, ha aggiunto, «sarà trovare i contenuti, una volta liberato il contenitore. Sono tante le persone importanti in Italia che hanno ben presente quello che sta succedendo qui. I ministri Delrio e Franceschini conoscono l’opportunità del Porto vecchio e ormai possiamo dire che è inserita in un processo che riguarda l’Italia tutta. Sta a noi far sì che non sia l’ennesima occasione perduta».

Il commissario straordinario dell’Autorità portuale Zeno D'Agostino ha ricordato come il Porto Vecchio sia destinato a mantenere un ruolo rilevante nella vita dell’ente da lui presieduto: «Siamo il soggetto uscente ma saremo al fianco del Comune nella ricerca di nuovi investimenti - ha detto -. Anche perché si sbaglia chi dice che il Porto di Trieste in quest’occasione ci perde». Secondo il commissario il vantaggio è duplice: «Da un lato c’è quello economico: il plusvalore prodotto dalla nuova vita dell’area sarà investito nel Porto».

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La legge di stabilità del 2015 prevede infatti che gli introiti derivanti al Comune dalla vendita degli immobili sdemanializzati saranno devoluti all’Autorità portuale per costruire ulteriori opere infrastrutturali nel Porto Nuovo. «Poi c’è l’aspetto del Punto franco - ha proseguito D’Agostino -: mezzo milione di metri quadri che sposteremo assieme al prefetto e darà un grande vantaggio al nostro porto. Uno strumento le cui potenzialità sono tutte da portare a frutto». Reggi del Demanio ha detto: «Quando la presidente Serracchiani e il sindaco sono venuti da me per la prima volta per spiegarmi che serviva procedere rapidamente ho capito l’importanza del passaggio. Così abbiamo fatto». Per il capitano Serrano «ben venga che il Porto vecchio serva a rivitalizzare un polo d’Europa come Trieste».

«Un nuovo Porto vecchio è l’ambizione che Trieste si merita: sigliamo uno straordinario successo per i triestini e per l’intero Fvg, merito di scelte politiche finalmente coraggiose e improntate al bene comune»: così la segretaria regionale del Pd Antonella Grim.

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