Quotidiani locali

I tabù nel Sud degli anni ’50 visti da una ragazza di oggi

Il romanzo “Colei che dilania” della diciottenne di origini calabresi Anna Gariuolo ha vinto il premio di scrittura creativa “Prime Penne” al Salone del libro di Torino

È stata sotto i riflettori dell'ultima edizione del Salone Internazionale del libro di Torino per aver vinto il prestigioso premio di scrittura creativa “Prime Penne” promosso dalla Casa Editrice torinese Loescher e dalla scuola Holden. Anna Gariuolo, 18 anni appena compiuti, iscritta alla IV C del liceo scientifico Galilei, ha vinto la pubblicazione del romanzo breve “Colei che dilania” (titolo momentaneo che verrà cambiato per la pubblicazione prevista per il prossimo autunno ndr) da parte di Loescher Editore, all'interno della collana "Prime penne" e si è aggiudicata un corso della scuola Holden legato al programma Palestra Holden.

«Anna - si legge nelle motivazioni della giuria - attinge alle sue radici di ragazza che vive a Trieste ma ha origini calabresi e ci restituisce alle nostre radici mitico-culturali per rivivere - insieme alla storia di sua nonna - quella di un'epoca in cui le donne dovevano tenere le finestre chiuse, perché così comandava una legge atavica che solo la giovinezza può mettere in discussione».

Anna, quando hai cominciato a scrivere?

Il mio mondo è cambiato all'età di otto anni quando ho scoperto che sul computer potevo salvare quello che scrivevo.

Com'è nato il tuo primo romanzo e a cosa ti sei ispirata?

Mi sono ispirata a fatti reali della vita della famiglia di mia nonna, riprendendo alcuni avvenimenti accaduti a lei e alle sue sorelle quand'erano ragazze. Scilla è una città reale della Calabria ma è anche la mostruosa ninfa della mitologia greca trasformata dagli dèi in “colei che dilania”. Nell'immaginario della protagonista il mostro diventa reale perché vive nella cittadina e rappresenta in realtà una mentalità, quella tipica del Sud degli anni Cinquanta, che dilania le persone costringendole a vivere in un modo che altrimenti non avrebbero scelto. Il personaggio principale del romanzo, Nicolina, è ispirato a mia nonna, una donna ribelle rispetto ai tempi. “Colei che dilania” nasce dalle storie romanzate, anche se c'è molto di vero, che ho sentito raccontare da lei fin da quando ero giovanissima. All'inizio ero un po' preoccupata all'idea di dire a mia nonna di cosa parlasse il libro ma in realtà ne è stata molto contenta.

Ti aspettavi di vincere?

È stata una grande sorpresa per me e un'emozione molto forte. Hanno provato a chiamarmi per comunicarmi la vittoria, ma in quel momento ero a scuola e non ho risposto. Hanno chiamato mia madre che ha chiamato mio padre che a sua volta ha chiamato mia sorella e infine ha detto "forse dovremmo chiamare Anna e dirlo anche a lei!"

Il tuo scrittore preferito?

Un autore che venero è Italo Calvino, il libro preferito “Il cavaliere inesistente”.

Come vedi il futuro del libro cartaceo nell'era digitale?

Il libro cartaceo secondo me rimarrà sempre importante perché le persone a cui piace leggere sono effettivamente legate al libro come oggetto.

Che rapporto hai con la Calabria?

Non ci vado da molti anni, ma pur essendo cresciuta a Trieste mi sento molto legata a quella terra.

Come immagini il tuo futuro?

Mi piacerebbe occuparmi di questioni sociali. Ho sempre voluto fare qualcosa di rilevante, non nel senso stretto

di diventare famosa, ma toccare la vita delle persone in qualche modo, quindi mi piacerebbe diventare assistente sociale e poi se ci sarà l'occasione continuare a scrivere sarebbe bellissimo. A volte penso che vivere sperando di diventare qualcosa non abbia senso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

LE GUIDE DE ILMIOLIBRO

Corso gratuito di scrittura: come nascono le storie