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Il Comune registra le prime due nozze gay

Trascritti i matrimoni di due uomini a New York e di due donne a Londra. Cosolini: «Una scelta di cui sono convinto. È un mio dovere civile ed etico»

Il suo ex assessore Fabio Omero, leader “emerito” dell’Arcigay locale, stavolta sarà fiero di lui. Pure il capogruppo di Sel Marino Sossi, bastian contrario della maggioranza, in questo caso ammetterà d’avergli visto fare e dire finalmente “qualcosa di sinistra”. Di sicuro quello che Roberto Cosolini ha compiuto nella settimana appena finita è un atto destinato a lasciare il segno in un senso e polemiche in un altro. Il sindaco ha infatti deciso di procedere «convintamente», come lui stesso sottolinea, alla trascrizione all’Anagrafe municipale di due matrimoni tra cittadini dello stesso sesso. Uno tra due uomini, che si sono sposati a New York, e un altro fra due donne, che si sono invece sposate a Londra.

La foto ricordo del matrimonio...
La foto ricordo del matrimonio celebrato il 15 gennaio a New York

Due atti amministrativi per un atto politico, dunque, che “celebra” l’ingresso di Trieste nella lista dei comuni “ribelli” alla linea di Angelino Alfano, il ministro dell’Interno in quota Ncd nel governo guidato dal padrone del Pd Matteo Renzi. Un bel groviglio, insomma, anche per il peso specifico delle amministrazioni municipali - da Roma a Napoli, da Milano a Bologna - che hanno aperto la via della “ratifica” in casa delle nozze gay all’estero nonostante la scomunica del Viminale. Una via che, a livello regionale, ha in Udine il comune “pioniere”, col collega friulano di Cosolini Furio Honsell che non ha esitato a sostenere la battaglia financo nelle aule di tribunale contro il “mandato” di Alfano ai prefetti di cancellare quelle trascrizioni. Honsell, in attesa del Tar, vanta per intanto un pronunciamento del Tribunale di Udine secondo cui i prefetti non hanno competenza in materia.

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Anche per questo Cosolini - e lo si capisce dalle parole che “dosa” nella circostanza - non si pone il problema, perché evidentemente non lo considera tale, di cosà potrà dire o fare il prefetto e commissario di governo Francesca Adelaide Garufi, cui ad ogni modo il sindaco ha tenuto a comunicare le sue “azioni” prima che divenissero di pubblico dominio. Ma perché Trieste si mette in scia solo dopo che, su scala nazionale, le trascrizioni delle nozze gay sono già diventate un caso e non da ieri? «Semplicemente perché sono le prime due richieste che ci sono pervenute, con tutta la documentazione completa e necessaria», replica secco Cosolini. Che lascia intendere d’aver preso in mano la questione sostanzialmente un mese fa, quando i due uomini sposati a New York gli hanno chiesto udienza. «Sono venuti da me - riferisce il sindaco - raccontandomi la loro storia e chiedendomi se ero disposto a fare qualcosa per i loro diritti e per il loro futuro. Sono cittadini di questa comunità, lavorano, pagano le tasse e hanno costruito un progetto di vita insieme per il quale da cittadini chiedono maggiori tutele e maggiori certezze. Da sindaco ritengo di avere prima di tutto il compito di contribuire, per parte mia, a dar loro questa risposta. Ritengo sia mio dovere civile ed etico farlo. Rappresento la comunità , che è la casa comune dei progetti di vita e di futuro dei miei concittadini, nel riconoscimento delle tante diversità».

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«Le due coppie - aggiunge Cosolini come a voler anticipare l’inevitabile dibattito che si aprirà da oggi - si sono sposate in base a legislazioni di paesi altamente civili e democratici, con cui l’Italia ha positivi rapporti di collaborazione in tutti i campi. Sono i paesi ai quali guardiamo come riferimenti di civiltà e di democrazia, abbiano guide progressiste come nel caso di Obama o conservatrici come nel caso di Cameron. È del resto questa una realtà consolidata nella grande maggioranza dei paesi più civili e avanzati in termini di diritti e di cultura, mentre all’opposto sono i paesi più oscurantisti ed arretrati quelli che addirittura perseguono l’omosessualità. Trieste, la più europea delle città italiane per storia, cultura e vocazione, non può che ispirarsi a un’idea profondamente europea di etica dei diritti civili. Consapevole che questo atto potrà generare un contenzioso sono per altro consapevole, insieme ai miei colleghi, che tutto ciò dev’essere anche da stimolo per il governo e per il Parlamento, affinché si faccia una legge che dia quelle certezze che oggi mancano e ci consenta, perciò, di dare risposte ai nostri concittadini. Ho firmato e firmerò appelli in questo senso: ma quando c’è stato quell’incontro ho deciso subito che la mia risposta non poteva limitarsi a elencare le firme in calce agli appelli».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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