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“Gioco del rispetto”, la protesta si allarga

Adesioni da Gorizia e Pordenone al nuovo Comitato di genitori contrari al progetto. «Monitoreremo cosa accade in classe»

“Il gioco del rispetto” ha lasciato il segno. Per alcuni genitori quel progetto ha rappresentato un frattura del rapporto tra il sistema cittadino dell’istruzione e le famiglie. Per far fronte a ciò, prende vita il Comitato genitori Trieste, una realtà che verrà presentata stamane nel corso di una conferenza stampa organizzata alle 9.30 da Pep’s, in piazza Verdi 3.

«La nostra intenzione - indica Elena Maffei, referente del Comitato, madre e insegnante di scuola superiore - è monitorare e diffondere informazioni per rendere consapevoli i genitori di quanto sta accadendo nelle scuole. Il caso del “Gioco del rispetto” - aggiunge - ha fatto percepire ai genitori degli alunni di Trieste l’opacità delle istituzioni scolastiche anche su tematiche tanto sensibili: questa condizione li ha allarmati».

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Tra le madri, i padri e i nonni degli alunni, la notizia della nascita del nuovo Comitato si è già diffusa e nelle ultime ore i promotori dell’iniziativa stanno ricevendo diverse telefonate e richieste di adesione anche da Gorizia e Pordenone. Alcuni di loro hanno ventilato l’ipotesi, nel caso che con l’avvio del prossimo anno scolastico non vi sia chiarezza sulla proposta formativa, di non rinnovare l’iscrizione alle scuole comunali di Trieste valutando possibilità alternative di istruzione. Di certo quel “gioco” tanto discusso alla fine ha lasciato qualche perplessità anche tra gli insegnati che hanno deciso di metter in atto, per ora, solo due degli undici giochi previsti dal progetto.

«Noi non siamo contro nessuno - sottolinea la referente del neonato Comitato - e vogliamo andare al di là delle provocazioni. Vogliamo un rapporto costruttivo. E lo faremo diffondendo a livello cittadino informazioni anche attraverso l’intervento di professionisti di rilievo». Il Comitato dei genitori di Trieste scende dunque in difesa del ruolo primario dei genitori e delle diverse sensibilità, comprese quelle religiose. «Siamo contro il bullismo e l’omofobia - assicura la referente - ma contrari alla diffusione nelle scuole dell’ideologia gender secondo la quale uomini o donne non si nasce ma si diventa per cui, liberandosi dai “condizionamenti culturali” del corpo, ogni ragazzo o ragazza è chiamato a scegliere liberamente se vuole essere uomo, donna o altro».

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Proprio in questi giorni, nelle scuole dell’infanzia di Trieste che hanno aderito al “Gioco del rispetto” sono distribuzione le schede di adesione. E sull’argomento interviene anche Civiltà islamica, uno dei gruppi di riferimento degli italiani convertiti all’Islam. «Insistiamo sul carattere estremamente negativo di tale “gioco” per i nostri figli - scrive Abu Ismail Morselli, fondatore del sito di riferimento di Civiltà islamica - sosteniamo come tale iniziativa non sia né spontanea né tantomeno isolata, quanto invece la propaggine di un progetto satanico tendente a confondere e minare dalle fondamenta la psiche dei bambini». E in merito al modulo di adesione in distribuzione, «sembra - valuta Abu Ismail Morselli - che le informazioni date ai genitori a riguardo, specialmente a quelli di lingua non italiana, siano scarse o nulle, per cui c’è il pericolo che firmino non rendendosi ben conto di cosa realmente si tratti». Saputo della nascita del Comitato dei genitori di Trieste, Morselli invita «i musulmani del posto ad appoggiarla».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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