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La “regina dei merletti” sbarca a Barcellona

Maria Bissacco: «Ho iniziato a 54 anni. Mi spiace solo di non aver mai esposto nella mia città»

Fino al 26 aprile il Museu d’Arenys de Mar di Barcellona ospita una mostra personale della triestina Maria Bissacco, che racconta la sua passione per i merletti. «Dimenticate collettini e centri della nonna – sottolinea Bissacco – si tratta di lavori di vario tipo, frutto di una grande passione, coltivata da tempo. Mi sono fatta strada da sola nel mondo del merletto a fuselli e sono onorata di portare all'estero la nostra cultura».

Curiosa la storia della triestina, che ha iniziato tardi a seguire i corsi, ma che fin da subito ha dimostrato grande amore verso il ricamo. «Ho vissuto fortunatamente in un mondo creativo, ho maneggiato e lavorato stoffe e modelli, dipinto, conosciuto e frequentato tante persone, viaggiato in tutto il mondo e arrivata all’età di 54 anni ho iniziato ad eseguire merletto».

«La mia prima maestra – racconta - si chiamava Lida Maricchio e se non avessi iniziato con lei, che con pazienza e disponibilità rare mi ha seguito il primo anno di scuola, credo che non avrei continuato. Pensavo infatti che, conoscendo le normali “espressioni” quali cucito, uncinetto, ricamo, maglia, lavori che si imparavano a scuola ai miei tempi, avrei potuto eseguire subito dei capolavori. Perciò scalpitavo e volevo eseguire subito cose impossibili. Comunque mi sono diplomata nei tempi previsti dalla scuola, sei anni, e ho iniziato subito a dedicarmi con grande entusiasmo a questo settore, ottenendo molte gratificazioni».

Sul suo sito ufficiale mariabissacco.it si possono scorrere le creazioni confezionate, come vestiti, bigiotteria, applicazioni per abiti e stoffe, borse, cappelli e tantissimi accessori, e leggere tutta l’avventura maturata anno dopo anno nel settore. «Subito dopo la fine della scuola ho iniziato a progettare, disegnare, eseguire merletto per l’abbigliamento, accessori e gioielli, tutti a capo unico. Non mi piace infatti ripetere lo stesso lavoro, inoltre non sempre ci riuscirei, in quanto a volte lavoro anche senza disegno, inventando mentre procedo».

Un unico rammarico quello di non aver mai avuto una vetrina nella sua città, mentre diversi musei in tutto il

mondo hanno esposto spesso le sue creazioni. «Ho proposto qui ad alcuni musei i miei pezzi, come donazione, ma nessuno ha mai accolto le mie richieste. Peccato – conclude – all’estero le mie opere sono state molto apprezzate, dispiace che non sia stato così nella mia Trieste».
 

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