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Maxicoperta da Guinness in piazza Unità

Corsa contro il tempo per realizzare un numero sufficiente di pezze all’uncinetto. L’assemblaggio avverrà il 20 giugno

Mai come in questo caso parlare di “work in progress” ha un senso. Perché quando ci si trova a confrontarsi con l’idea di battere un record mondiale e finire sul Guinness dei primati si deve realmente affrontare la realtà giorno per giorno. Chiedere per conferma a Luisa De Santi, del Piknit Art Cafè, che si è lanciata nell’impresa di tappezzare tutta piazza Unità con una coperta patchwork interamente realizzata all’uncinetto.

Oddio, quando l’idea era sbocciata, parecchi mesi fa, non sembrava un obiettivo irrealizzabile. All’epoca il record mondiale era di 306 metri quadrati, non impossibile. Il tempo di mettere in moto la macchina organizzativa, coinvolgere il Comune, che col sindaco Cosolini ha dato subito un’adesione entusiasta, e l’asticella era già salita a 464 metri.

Qualche mese per mettere in magazzino le prime pezze realizzate, ed è arrivato per la De Santi e le decine di sue collaboratrici un vero pugno nello stomaco, una autentica mazzata: qualcuno, in Sudafrica, aveva realizzato una coperta di 1021 metri quadrati, ed è quello adesso, a meno di ulteriori “sorprese” nel frattempo, il numero da battere.

«Quando abbiamo incominciato - conferma la De Santi - i numeri erano completamente diversi, sembravano alla nostra portata anche senza bisogno di aiuti esterni, Poi di fronte a quella cifra abbiamo dovuto coinvolgere terze persone, e proprio da lì è arrivata la nota più bella. Abbiamo raccolto una partecipazione, per non dire una solidarietà incredibile, mettendo in moto meccanismi pazzeschi». La geografia delle amanti dell’uncinetto, del resto, parla da sola: ci sono gruppi al lavoro dalla Sicilia alla Svizzera. In Italia i primi nuclei a farsi vivi sono stati quelli delle appassionate di Novara, Messina e Bari.

«Aver pubblicato l’iniziativa su facebook - ammette l’organizzatrice - ci ha dato un input e un seguito assolutamente inaspettati. Si sono creati gruppi di 20-30-40 persone a Palermo, Napoli, Bari, in Basilicata, Latina, Bologna, Modena, Torino, Milano, Verona. E ci stanno arrivando pezze persino dalle comunità italiane del Sud America, dalla Slovenia. Ci sono anche delle amiche che nell’occasione, sotto lo slogan “Mettiamoci una pezza”, hanno preso l’occasione al volo per sollevare il problema de L’Aquila degradata... C’è realmente di tutto, le signore dei filati stanno marciando veramente a pieno ritmo, e le dobbiamo ringraziare, così come ringrazio sindaco e amministrazione che ci stanno dando una grossa mano».

Quella del cosiddetto “Yarn bombing” (bombardamento di filo) all’estero, e segnatamente in Usa e Canada, da anni si inserisce nella land art. C’è chi riveste monumenti interi con il filo, ma in Usa è comunque considerato un reato e rischi l’arresto.

«Altrove - dice ancora la De Santi - è massiccio l’utilizzo di questa arte di strada per sponsorizzare istanze sociali e politiche, noi ci limitiamo a osservare che avremo una piazza... tutta d’un pizzo».

Il primo esperimento pubblico del Piknit Art Cafè risale al 2013, quando a Gorizia, dove vivono molte delle collaboratrici, si allestì una manifestazione nel Parco Coronini. Questa, però, è di ben altro spessore e... metratura.

Il prossimo 20 giugno, questa la data fissata, si inizierà a lavorare dalle 6 di mattina, con orario di chiusura previsto a mezzanotte. Dovesse piovere, si

sposterà l’evento a una data successiva.

Nello stesso giorno Trieste sarà interessata anche dal classico mercatino dell’antiquariato e, soprattutto, dalla Color Run, ma tutti sperano in una pacifica e allegra convivenza. Nel nome del colore, si capisce...

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