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Il sindacato: «Rischio fusione per le Bcc»

La Cisl: «Tenuti all’oscuro del processo di autoriforma. Temiamo conseguenze sul territorio. La politica intervenga»

Da una parte il sindacato che esprime il timore di fusioni con ipotetiche perdite di posti di lavoro; dall’altra la dirigenza che rassicura dipendenti e territorio ma che ammette come una razionalizzazione delle forme di controllo sia necessaria.

Sono le due coordinate entro le quali si gioca la partita del futuro delle Bcc. Che a livello isontino significa quattro realtà storiche, 35 sportelli, 233 dipendenti.

In altre province d’Italia il dibattito è già stato aperto, ma si tratta soprattutto di luogo dove alcune delle Bcc operanti sono entrate in crisi. Le nostre Bcc invece non denunciano criticità allarmanti.

Oltre alle quattro storiche Bcc isontine (frutto anch’esse di fusioni) entro i confini diocesani operano anche le Bcc di Fiumicello e Aiello e una parte di Credifriuli sorta dalla fusione di Bcc Cervignano con Bcc di Reana del Rojale. Da precisare inoltre che entro i confini del territorio provinciale sono stati aperti sportelli della Bcc Fiumicello e Aiello (a Grado, Pieris e Staranzano), della Bcc Manzano (a Cormons e a Gorizia) e Credifriuli (a Grado).

Denis Papais, segretario generale Fiba Cisl: «Federcasse, vertice nazionale delle Bcc, ha presentato la proposta di autoriforma, la quale si prefigge di cambiare le cose in fretta e furia, per evitare che ci pensi d’imperio il Governo, come ha fatto con il decreto sulle banche popolari. Nel Fvg la questione è stata affrontata solo nei cda delle Bcc e della Federazione, cioè nelle “segrete stanze”. Spero non passi in sordina qualcosa che suona per la cooperazione di credito mutualistico come una rivoluzione la quale va a toccare una parte così rilevante – mediamente un quarto - del sistema bancario locale, in alcune zone anche di più, come in provincia di Gorizia. Sia ben chiaro, nulla che preoccupi da punto di vista della tranquillità e sicurezza dei risparmi. La questione riguarda la vicinanza alla gente ed il radicamento di istituzioni creditizie sul territorio. Né le donne e gli uomini delle numerose comunità di riferimento né la politica locale possono venir tenute all’oscuro relativamente alle profonde trasformazioni che si preannunciano. Il sindacato sulla vertenza contrattuale denuncia un atteggiamento stucchevole di amministratori di quelle realtà imprenditoriali propensi ad atteggiamenti divisivi e incapaci di un dialogo costruttivo; vera negazione dei principi affermati negli statuti sociali, che si sarebbero impegnati a rispettare. Diventa difficile spiegare razionalmente come mai si nega il diritto ad un rinnovo contrattuale e si minaccia di non applicare più le regole fin qui condivise a fronte di aziende che anche quest’anno produrranno verosimilmente decine di milioni di utile netto aggregato; che si lamentano della crisi, ma che contemporaneamente spendono discrezionalmente somme non insignificanti per sedi, consulenze, benefit discrezionali, etc. O ce n’è o non ce n’è. Anche la giunta regionale

dovrebbe porsi questa domanda e darsi e darci una risposta, ma fin qui se n’è ben guardata. Sul fronte occupazionale, poi, vanno capite eventuali ripercussioni da razionalizzazioni da autoriforma. Ricordo che il personale delle Bcc ha un’età media di 43-45 anni».

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