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Esuli, resta aperta a Roma la partita sugli indennizzi

Il sottosegretario Della Vedova: «Se lo Stato ritira i soldi dovuti da Slovenia e Croazia non saranno pregiudicate le singole cause di restituzione dei beni»

L’eventuale ritiro da parte del governo italiano dei 90 milioni di dollari, più gli interessi maturati dal 1983, dovuti da Slovenia e Croazia come indennizzi previsti dall’Accordo di Roma non pregiudicherà le singole azioni giudiziarie promosse dagli esuli per la restituzione di beni dell’ex Zona B o per il relativo equo risarcimento. Un impegno chiaro, quello assunto ieri nella capitale dall’esecutivo, rappresentato dal sottosegretario Benedetto Della Vedova, al Tavolo aperto con le associazioni degli esuli. La Regione, che ha visto presenziare l’assessore Gianni Torrenti, svolgerà in questo senso un ruolo di garanzia affinché «l’Accordo di Roma sia rispettato in toto, venga applicato non parzialmente. Questo non deve essere assolutamente in dubbio. Non c’è solo l’impegno a ritirare la somma dovuta al nostro governo, l’accordo - ha concluso Torrenti - è complesso e comprende altre partite».

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E appunto durante l’incontro, le associazioni degli esuli hanno elencato alle istituzioni presenti tutti i temi da affrontare in questo nuovo percorso (la cui seconda tappa è già stata calendarizzata per il 2 marzo prossimo) e che si affiancano a quello dei 90 milioni di dollari: oltre alla questione appunto dei “beni in libera disponibilità”, le istanze riguardano «l’indennizzo “equo e definitivo”, il recupero delle salme degli infoibati nelle attuali Croazia e Slovenia - riassume una nota diffusa nel post-incontro dalla Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati -, la consegna della medaglia d’oro all’ultimo gonfalone di Zara italiana, la proroga di dieci anni per la presentazione delle richieste di conferimento delle medaglie ai parenti degli infoibati, l’inserimento, nelle linee guida didattiche per le scuole, delle sofferenze patite dagli esuli a causa delle violazioni dei diritti umani», e inoltre il rispetto delle norme in materia di anagrafe e le criticità generate dalla chiusura del consolato italiano a Spalato. Su tutti i punti, le associazioni degli esuli articoleranno un documento da portare al Tavolo. Dal governo è stato comunque chiarito come una decisione sul ritiro dei 90 milioni di dollari di indennizzo non sia stata ancora presa.

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Sull’avvio dei lavori, così il sottosegretario Della Vedova: «Il tema non è semplice ma l’intenzione è di lavorare in modo serio alla soluzione delle questioni che saranno poste sul tappeto. C’è l’impegno politico a trovare una soluzione che faccia tesoro anche di una situazione positiva a livello europeo. Non ci nascondiamo che nel tempo ci sono state differenze di impostazione, ma ci diamo un metodo di lavoro e abbiamo fiducia di giungere a conclusioni il più possibile condivise». Della Vedova ha chiuso precisando che in merito alla «ferita sofferta, abbiamo la consapevolezza che non ci potrà mai essere una soluzione davvero definitiva».

Da Torrenti la sottolineatura che «i temi e l’intesa intorno ad essi si costruiranno assieme. La Regione darà il suo contributo affinché si prosegua in questa direzione». Al Tavolo hanno preso parte anche vari dirigenti del ministero dell’Economia e di quello dei Beni e delle Attività culturali. Il coordinamento è stato affidato al capo del dipartimento per il coordinamento amministrativo, Elisa Grande.

A margine dell’invio del comunicato, il presidente di FederEsuli, Antonio Ballarin ha ribadito come la garanzia a tutela delle azioni legali individuali in corso sia «conditio sine qua non per poi parlare di tutto il resto». «Finalmente sembra che lo Stato - ha osservato Manuele Braico (Associazione delle Comunità istriane) - si prenda a cuore le nostre istanze. Fondamentale è l’impegno a non danneggiare chi ha le cause in piedi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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