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Torna all’asta casa Mazzoli “grattacielo” di 100 anni fa

Il Comune ci riprova dopo i falliti tentativi di vendita del 2009 e i successivi di permuta. Da edificio di grande pregio a ricovero fatiscente di abusivi

Torna all’asta casa Mazzoli, storico edificio di proprietà del Comune in via Don Bosco (fu a lungo l’edificio pià alto della città), vuoto ormai da sei anni e mezzo. L’amministrazione comunale ci riprova dopo i falliti tentativi di vendita del 2009 e dopo aver esplorato, senza successo, altre strade alternative: la ristrutturazione da parte di Ater, il ricorso alla formula del social housing, la permuta in conto lavori per la ristrutturazione della casa albergo di via Crociera. Quella della cessione a privati è rimasta, quindi, l’unica opzione, anche se non si sa quanto fruttuosa, visto che tutti gli immobili messi all’asta dal Comune negli ultimi anni non sono stati poi ceduti. Rispetto al 2012, comunque, il prezzo di vendita indicato nel bando pubblicato dal Comune, e che pone il 9 marzo come termine per la presentazione delle offerte, è sceso di 140mila euro, passando dai 660mila euro iniziali a 520mila. Con il passare del tempo, però, le condizioni dell'edificio, vuoto da settembre 2008, quando furono sgomberati gli occupanti abusivi di alcuni appartamenti, sono peggiorate.

Come ben sanno molti residenti nelle costruzioni adiacenti e che lo scorso autunno hanno inviato una petizione al Comune, protestando per un’invasione di ratti a causa del crescente degrado del palazzo. Ed è quanto afferma anche la relazione di stima predisposta dal Comune che definisce “pessimo” lo stato di conservazione dell’immobile. La relazione fa riferimento ai verbali rilasciati dall’Azienda per i servizi sanitari dopo i sopralluoghi effettuati nell’immobile per verificarne i requisiti di sicurezza e di igiene, nonché dopo le procedure di messa in sicurezza dell’edificio. Nella relazione del 2012, il costo presunto della ristrutturazione non a caso ammontava a 1,8 milioni di euro. Rimane poi il nodo dei parcheggi, da reperire in un raggio di 300 metri di distanza dal palazzo, che ne è privo.

L’immobile è costituito dal corpo di fabbrica principale a forma di “L”, da una costruzione accessoria a un unico livello sita nella corte comune (accessibile anche da androna del Falco) e adibita a ripostiglio e liscivaia, nonché da un giardino di pertinenza esclusiva di un alloggio al pianoterra. L’edificio principale si sviluppa su quattro piani fuori terra collegati da un vano scala comune (senza ascensore), e un piano seminterrato adibito a cantine. Il palazzo accoglie 12 alloggi di grandi dimensioni, tre per ogni piano.

L'edificio fu costruito nel 1908, diventando per il tempo il più alto palazzo di Monfalcone, e conserva un suo rilievo dal punto di vista architettonico. Il Comune lo acquisto con fondi regionali nell’ambito dell’acquisizione del patrimonio immobiliare di Fincantieri. Gestito dall’Ater, il palazzo si svuotò progressivamente di inquilini regolari per riempirsi di occupanti abusivi e diventare teatro di alcune aggressioni. Svuotato a inizio autunno del 2008, è diventato sempre più una spina nel fianco di una zona

centrale della città, oltre a comportare comunque dei costi. Vedi quelli sostenuti per mettere in sicurezza la facciata di via Don Bosco con un ponteggio permanente o negli scorsi mesi per ripulire il giardino per mettere un freno alla proliferazione dei ratti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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