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La tenda dei reduci croati riapre le ferite di guerra

I veterani, accampati da quattro mesi, chiedono più tutele e un nuovo ministro. La presidente Grabar-Kitarovi„ visita il presidio. All’orizzonte il ritorno dell’Hdz

ZAGABRIA. Fuori fa ancora buio, ma, all’interno, i faretti appesi al soffitto illuminano la stanza e c’è già chi arrotola il suo sacco a pelo. «Dormito bene?», si sente ripetere da un lato all’altro dello “šator”, la grande tenda che dal 20 ottobre scorso si erge davanti al ministero croato dei Veterani. Sono le sette di mattina e le quaranta persone che hanno passato la notte in via Savska si preparano all’ennesima giornata di protesta. Tena, l’unica donna ad aver dormito tra le mura di polistirolo, sta preparando il caffè nell’angolo cucina, mentre Marinko, armato di pentola e mestolo, sveglia quelli che ancora dormono.

Nel giro di un’ora, le coperte ruvide sono ammassate in un angolo, così come i materassini prima allineati sul compensato. Attorno al tavolo quadrato che funge anche da ufficio, tre uomini in mimetica fumano chiacchierando. Tra di loro, con aria assente, c’è Djuro Glogoški, 51 anni, il portavoce de facto del movimento: «Quello che vogliamo sono le dimissioni del ministro e dei suoi due assistenti e l’introduzione, nella Costituzione, di una legge che ci tuteli». Più di tre mesi fa, Bojan Glavaševi„ - l’assistente del ministro Mati„, veterano pure lui - ha dichiarato che una tutela di stato sarebbe da introdurre anche per le vittime civili della guerra, compresi i serbi di Croazia, scatenando un putiferio. «Il governo vuole trasformare la guerra patriottica in una guerra civile e uguagliare stupratori e assassini ai patrioti che hanno difeso questo Paese», accusa Glogoški. Colpito nel 1992 a Osijek, è invalido al 100% e lo accudisce la moglie Tatjana. Seduta al suo fianco, apre le lettere che arrivano ogni giorno all’accampamento. Migliaia di cartoline.

«Riceviamo un enorme sostegno da parte della popolazione», racconta Zorica Greguri„. Ex-infermiera, volontaria durante il conflitto, viene qui ogni giorno, dal mattino fino alla sera tardi: «La gente passa spesso a portarci qualcosa da mangiare e diversi ristoranti di Zagabria ci recapitano i pasti». Oggi, il menù prevede una zuppa di pollo e paprika dolce. Djuro e la moglie si spostano alla grande tavolata, un cartello appeso alla sedia a rotelle di lui indica: “Pauza”. «Altrimenti non riesce a mangiare», sorride Zorica, «c’è sempre qualcuno che gli vuole stringere la mano o raccontargli i suoi problemi». A fine pranzo, mentre Marinko raccoglie i piatti di plastica, Zorica collega il suo computer alle casse e parte la musica. “Kad se Tena udavala” (“Quando Tena si è sposata”), una canzone di trent’anni con malinconici mandolini. Ma che anno sotto questa tenda? Sicuramente il nuovo millennio non è ancora cominciato. Franjo Tudjman è vivo ed esulta nel ritratto appeso alla parete. Le promesse del primo capo di Stato croato si posso ancora realizzare e la crisi che colpisce oggi il Paese può essere evitata. Lo ha detto anche Karamarko, l’attuale presidente dell’Unione democratica croata (Hdz) a Spalato: «Davanti a noi c’è una nuova guerra patriottica, questa volta per una Croazia migliore«. Non è un caso se la neoeletta Kolinda Grabar-Kitarovi„, la prima presidente conservatrice dopo Tudjman, si è presentata in questa tenda un'ora dopo la vittoria alle urne. «Appena eletta ha detto ai manifestanti di via Savska: nessuno vi parlerà più di guerra civile», s’indigna Vesna Teršeli›, direttrice dell’Ong Documenta, che dal 2006 lavora per far luce sui fatti degli anni Novanta. «Io capisco le rivendicazioni dei veterani croati - dice - ma riconoscere che il conflitto fu più complicato di una semplice reazione ad un’aggressione è il primo passo verso la riconciliazione».

La direttrice di Documenta non è la benvenuta nella tenda di Savska. Durante la campagna elettorale, una sua foto era appesa all’interno, con la scritta “100% anti-croata”. E l’allora candidata Grabar-Kitarovi„ si era spinta fino a criticarla personalmente nel mezzo di un dibattito televisivo con Josipovi„. «Paradossalmente, solo un governo Hdz può realizzare dei cambiamenti in questo campo, perché i socialdemocratici si scontreranno sempre con le proteste dei veterani. La Croazia vive una pace incompleta», prosegue Teršeli›. Il sole tramonta sullo šator e già ci si prepara ad una nuova

notte, tra goliardia e malcelata tristezza. Il governo di Milanovi„ ha fatto sapere che non sacrificherà il suo ministro. La protesta continuerà fino alle prossime elezioni. Poi, stando ai sondaggi, toccherà all’Hdz decidere se uscire, o meno, dagli anni Novanta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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