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Dalle Messe ai “pignarul” la tradizione dell’Epifania

Si è partiti ieri sera con il grande falò di Tarcento, oggi le celebrazioni medievali a Cividale e a Gemona

Sono le grandi tradizioni religiose e i grandi fuochi a caratterizzare la festa dell’Epifania in tutto il Friuli Venezia Giulia. Già nella serata di ieri, accompagnata tra l’altro da una diretta Rai, ecco il “Pignarul grant”, acceso a Tarcento nel castello di Coja, a dare il "la" alle rituali accensioni, le cui origini rimandano a tradizioni celtiche: un falò, questo, di particolare importanza, poichè dal fumo si traggono gli auspici per il nuovo anno.

Ma se il fumo tarcentino rimanda ad antichissimi vaticinii pagani, le Messe celebrate a Cividale e a Gemona oggi, martedì 6 gennaio, richiamano tradizioni medievali, religiose e anche politiche, collegate alla celebrazione dell’Epifania.

Cominciamo da quella cividalese, la famosa Messa dello Spadone: la solenne liturgia nel Duomo di Cividale segue dal 1366 un preciso protocollo, che inizia con l’ingresso del clero e dei chierici. Nel corso della celebrazione il diacono indossa un elmo piumato, con la mano sinistra regge un prezioso evangelario, mentre con la destra impugna una spada lunga 109 cm, quello Spadone, appunto, che presta il nome alla Messa. Si accredita come precedente storico di questo rito una tradizione germanica tardomedievale, la “Schwertmesse”, che venne celebrata la prima volta a Basilea nel 1347.

La spada impugnata nel Duomo cividalese richiama la figura del patriarca Marquardo von Randeck, con una duplice simbologia religiosa e civile, in quanto il patriarca era sacerdote ma deteneva anche il potere temporale che si estendeva su un ampio territorio. La messa in Duomo è solo la prima parte di un’articolata rievocazione, che poi prosegue nella piazza, con centinaia di figuranti che ricordano l’entrata di Marquardo a Cividale. Nel pomeriggio, fino al tramonto, il centro storico cividalese ospiterà animazioni di ispirazione medievale, dal tiro con l’arco alle evoluzioni dei cavalieri, dalla musica alla scherma d’epoca.

La preparazione di un pignarul epifanico
La preparazione di un "pignarul" epifanico

A qualche decina di chilometri dalla cittadina ducale, anche Gemona spolvera un rito medievale, la cosiddetta Epifania del Tallero. Al suono dei tamburi il sindaco, accompagnato da un elegante corteo di dame e cavalieri, raggiunge il Duomo dedicato a Santa Maria Assunta. Durante la celebrazione la comunità gemonese offre alla Chiesa un tallero d’argento, consegna effettuata nelle mani del capitano del popolo. Il saluto ai gonfaloni e altri aspetti della coreografia medievale “scortano” l’appuntamento a Gemona.

Ricordate le principali celebrazioni religiose legate all’Epifania nella nostra regione, torniamo ora alla diffusa tradizione dei fuochi epifanici. Si è detto di Tarcento, ma le fiamme della Befana illuminano le notti di Cassacco, di Buttrio, di Andreis, di Arta Terme, di Arba, di Tricesimo, di Latisana. A Fagagna una fiaccolata accompagna l’accensione del rituale fuoco sulla collina. “Processo alla Vecja” a Roveredo in Piano e “Foghera” in mezzo al Tagliamento a Pertegada sono altre interessanti riprese della ricca tradizione correlata al 6 gennaio.

Tutta la regione si accende: c’è la festa della “cabossa” ad Aquileia, c’è la “Fugarele dai fruts” a Orzano, c’è il “pignarul” a Palmanova. Anche nel comune di Duino Aurisina nonché a Ronchi dei Legionari e in quasi tutti i paesi dell'Isontino si dà fuoco al falò. Fuochi di sentimenti con “las Cidules” nelle carniche Comeglians e Pesariis, dove rotelle lignee infuocate vengono lanciate dalle circostanti alture.

Un pignarul acceso
Un "pignarul" acceso

Poi il menu epifanico può arricchirsi di varianti. Come a Forni di Sopra, dove ieri sera la “Befana cul Firal” è scesa, munita di scopa e gerla dei doni, dal campanile della parrocchiale di Cella, il più alto della Carnia con i suoi 46 metri. Come a Chiusaforte con la visita itinerante di Befana e Re Magi in paese.O come a Sgonico dove oggi gli speleologi si caleranno nella Grotta Gigante con apposite corde. E con loro non scenderà solo la Befana, ma anche i Re Magi e Babbo Natale.

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