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Coop operaie, audizione dei sindacati in Consiglio comunale. Verso una class action FT E VIDEO

Spariti i soldi di 17mila soci, gli uffici di via Gallina presi d'assalto da una folla di risparmiatori.Scoppia la protesta dei truffati. E nei punti vendita qualcuno tente di fare la spesa senza pagare

E' durata due ore l'audizione in consiglio comunale dei sindacati in merito al dissesto delle Cooperative operaie: ad ascoltarli, c'erano i capigruppo. In aula, anche una cinquantina di risparmiatori. Il sindaco, intervenuto all'inizio dell'incontro, ha promesso il massimo impegno dell'amministrazione per giungere a una soluzione e ha annunciato la disponibilità del palasport per un incontro pubblico con tutti i 17 mila risparmiatori (la data è ancora da stabilire).

Crisi Coop operaie, il sindaco parla con i risparmiatori Nel video di Andrea Lasorte, il sindaco di Trieste Roberto Cosolini parla e cerca di rassicurare i risparmiatori che hanno affidato i propri soldi alle Coop operaie. Ora temono di averli persi.

Coop operaie, l'ira dei risparmiatori sotto il municipio La folla di risparmiatori che ha affidato il proprio denaro alle Coop operaie: decine di persone assiepate sotto al municipio, dove si tiene l'incontro tra sindacati e amministrazione comunale per fare il punto della situazione e cercare di salvare il salvabile. La tensione è evidente. Video Lasorte

Alcuni consiglieri hanno lanciato l'idea di una class action contro Coop, capitanata dal Comune di Trieste. Poco prima dell'audizione, Cosolini si è fermato a parlare con i risparmiatori: moltissimi infatti si sono recati in piazza Unità, davanti al municipio, per esternare tutta la loro preoccupazione.

Intorno a mezzogiorno, intanto, una risparmiatrice si è presentata alla cassa del supermercato delle Torri d'Europa con il carrello  pieno e in mano il proprio libretto chiedendo di poter pagare con quello la spesa: un'azione dimostrativa che però non ha avuto successo. Consultatisi con la sede centrale, alle casse non hanno accettato la proposta. La signora ha rimesso negli scaffali tutti i generi che aveva acquistato.

Intanto, in sintesi, sono oltre 103 i milioni di euro del prestito sociale delle Cooperative operaie che di fatto non esistono. È il denaro dei piccoli risparmiatori, circa 17mila, che è sparito. È servito in questi anni come una stampella per reggere tutta la struttura: lo scrivono a chiare lettere i pm Federico Frezza e Matteo Tripani che hanno chiesto al Tribunale civile il fallimento della società e nel contempo la nomina dell’amministratore giudiziario Maurizio Consoli. Si legge nel provvedimento: «Questi 103 milioni di euro la Coop non li ha. Non è che non ne ha 100, non ne ha nemmeno 50 e forse nemmeno 10».

Non ha dubbi l’avvocato Gianfranco Carbone da sempre vicino alla realtà delle Cooperative operaie. «Dopo i provvedimenti dell’autorità giudiziaria e la nomina dell’amministratore tutti coloro che hanno depositato i propri risparmi alle Coop avranno, da oggi, l’amara sorpresa di non poterli ritirare».

Sorpresa che hanno potuto constatare di persona i tanti risparmiatori che ieri mattina si sono presentati, inferociti, davanti agli uffici delle Coop di via Gallina. Ufficio che, dopo un primo tentativo di apertura, è stato prontamente richiuso.

Coop Operaie, la rabbia dei risparmiatori Coop Operaie, la rabbia dei risparmiatori
Nel video di Andrea Lasorte, la protesta dei risparmiatori delle Coop Operaie che questa mattina si sono radunati davanti all'ufficio di via Gallina per chiedere conto dei propri soldi che, al momento, risultano spariti

Ma concretamente, cosa potranno fare i risparmiatori? «Va fatta una premessa», risponde Carbone. «Gli importi versati alle Coop, tecnicamente, non sono “risparmi” (che come tali sarebbero garantiti fino a 100mila euro dal Fondo interbancario) ma “prestiti” dei soci garantiti dal patrimonio della società e da una fideiussione pari al 30% delle somme depositate di un Istituto bancario».

«Dunque concretamente - continua - se le Coop dovessero fallire coloro che hanno depositato i loro soldi (e si tratta di piccoli risparmiatori con un tetto di depositi di 30 mila euro) avrebbero la certezza di recuperare il 30 per cento dei depositi. La differenza potrebbero sperare di recuperarla solo dopo la liquidazione (fallimentare) del patrimonio delle Cooperative stesse».

E ancora. «Va detto - precisa Carbone - che il loro credito non ha “privilegio” (verrebbero pagati prima i dipendenti, l’ Inps, lo Stato per le imposte). Sarebbe un credito “chirografario” e, al momento, non so prevedere in che percentuale (superiore al 30 per cento) recupererebbero i loro soldi». Dunque poche speranze? «Girando il ragionamento - risponde l’avvocato - in caso di fallimento è certo che perderebbero una percentuale elevata dai loro risparmi fra il 70 ed una quota significativamente minore collegata alla vendita dei beni delle Cooperative».

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I pm Frezza e Tripani hanno scoperto lo stratagemma con il quale veniva gonfiato il patrimonio netto: un "trucco" che permetteva di rientrare nei parametri per il prestito sociale e che ha portato a un passivo da 37 milioni di euro. Conti bloccati, l’ufficio per i soci chiuso per “guasto tecnico”. Nella foto, il punto vendita alle Torri d'Europa e il cartello apparso all'ingresso dell'ufficio soci di via Gallina

Ma chi doveva controllare e garantire? «Devo ricordare - risponde - che si sta consolidando una giurisprudenza che attribuisce la responsabilità di risarcire i depositanti all’Ente che avrebbe dovuto controllarne i conti: nel nostro caso la Regione e le sue inutili revisioni ordinarie e straordinarie che non hanno mai fatto emergere la voragine accertata dal consulente della Procura. Ma in questo caso sarebbe necessario avviare azioni giudiziarie contro la Regione, certamente, almeno all’inizio, costose, lunghe e, come ogni causa, incerte nell’esito finale». Secondo Carbone dunque l’unica alternativa a tutto ciò «è che le Coop Operaie non falliscano ed è questo l’auspicio della stessa Procura. In tale caso si tornerebbe a una gestione ordinaria e gli stessi “risparmiatori” vedrebbero riconosciuti i loro crediti. Ritengo sia questo l’obiettivo cui debbono guardare gli stessi risparmiatori contribuendo a creare in città un clima di attenta solidarietà nei confronti dell’impegno dell’amministratore sperando che anche i creditori non avanzino richieste di fallimento».

I tempi sono strettissimi: «Si tratta - dice ancora l’avvocato - di operare per due mesi al massimo. È questo il tempo necessario per capire se è percorribile il piano di salvataggio impostato da alcuna grandi Cooperative nazionali. La tutela effettiva anche dei risparmiatori si può ottenere consolidando la gestione delle Coop e facendole ripartire nel solco della loro centenaria tradizione. Non è né semplice ne facile. Ma non vedo altre strade».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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