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Il prof in gonna e tacchi: "Ho deciso di vivere come mi sento"

Michele Romeo insegna all'Oberdan di Trieste: "Giusto che se ne parli, anche a beneficio di quanti soffrono di nascosto in una situazione simile alla mia. Di mia moglie sono innamoratissima"

«Io non sono un uomo travestito da donna, io vesto da donna. Sono androgino, in me convivono aspetti femminili e maschili». Michele Romeo, l'insegnante di matematica e fisica che da alcuni giorni sostituisce una docente del liceo Oberdan, non ha alcun problema a parlare di sé. Per un motivo preciso: «Trovo importante che se ne parli, che il mio caso abbia sollevato delle discussioni. La gente deve conoscere, imparare. Spero serva anche a tutte quelle persone che vivono di nascosto e con sofferenza una situazione simile alla mia».

Per molta parte della sua vita anche Romeo ha vissuto questa condizione in solitudine. Madre casalinga, padre maresciallo dei carabinieri, a dieci anni ha preso coscienza del suo essere. «Amavo indossare gli abiti e le scarpe di mia madre e mi piaceva guardarmi allo specchio - ricorda - non avevo tanto un problema con me stesso quanto di confronto con gli altri». Cinque anni fa Romeo - che ora si racconta al femminile - ha deciso di fare outing e di vivere «tutti gli aspetti della mia vita quotidiana in maniera uniforme». Vive a Trieste da circa quattro anni. Il suo curriculum è di rispetto: laurea in Fisica a Lecce, due anni al Politecnico di Monaco di Baviera come ricercatore associato, poi collaborazioni con Dipartimenti dell’Università di Trieste. Lo scorso dicembre si è sposato con una donna con cui stava da 17 anni, e di cui «sono innamoratissima: è la mia compagna di vita, anagraficamente sono suo marito e lei ha saputo accettare con grande intelligenza e affetto la mia decisione».

L’aspetto di Romeo è estremamente curato: «Oggi mi guardo e mi piaccio, anche nuda davanti allo specchio. Anni fa invece vivevo una condizione difficile. Ero grasso, irsuto, mi sentivo come quando qualche cosa viene coperta con un pesante lenzuolo nero: non la si vede e non la si sente. Non mi guardavo nemmeno allo specchio».

Nel 2006 un attacco di panico ha determinato la svolta. «Il mio sistema nervoso - causa la mancata emancipazione, l'impossibilità di vivermi per come ero - è saltato. Ma nel risollevarmi da quella batosta ho cominciato a prendere in pugno la mia vita». È dimagrito, ha iniziato a curare di più il suo aspetto, ha smesso di fumare: «Ho deciso di dare meno spiegazioni agli altri e ho detto a mia moglie che o mi accettava per come ero o le nostre strade avrebbero preso direzioni diverse». Un affermare se stessa al mondo, dentro e fuori le mura domestiche, con carattere e fermezza.

«Mi piacerebbe avere un figlio ma sono sterile - racconta - abbiamo pensato all'adozione ma io ritengo importanti per un bambino la presenza di una figura materna e paterna. Sono comunque certo che sarei in grado di crescerlo meglio di molti genitori, dandogli lezioni di morale, educazione civica e scientifica».

Le perplessità sollevate da alcuni genitori degli alunni dell'Oberdan non lo hanno sorpreso più di tanto. «Direi loro che se dovessero per caso avere un figlio che manifesti una diversità, condannarlo per ciò che lui desidera essere equivarrebbe a negare che madre natura abbia voluto crearlo in quel modo. E invece non si può impedire alla natura di esprimersi liberamente. Ai genitori

dico: sforzatevi di istruirvi sul funzionamento del corpo umano prima di giudicare gli aspetti esteriori. Ne rimarrete esterrefatti e capirete che non c'è nulla di più normale per un essere vivente che esprimersi per ciò che sente e si sente, nel rispetto altrui».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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