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Il triestino maniaco dei bus: «Pedofilo? No, ma ho bisogno di aiuto»

Ai domiciliari, ammette sotto interrogatorio gli atti osceni respingendo però le accuse di violenza sessuale e corruzione di minori. L’avvocato rinuncia al Tribunale del riesame: «Prima un programma terapeutico»

«Non sono un pedofilo, anche se incontro donne non più giovani può finire allo stesso modo, sento di poter cadere in tendenze all’esibizione in presenza di qualsiasi rappresentante del genere femminile a prescindere dall’età. Riconosco in ogni caso di avere un problema, e che è arrivato il momento di provare a uscirne, se ne avrò la possibilità, con un supporto medico». Dalle “performances” sugli autobus (cinque episodi sulle linee 8, 21, 29 e 40 tra settembre 2013 e l’11 maggio scorso) alla prostrazione il passo è stato rapido. Nadav Offer, il 32enne triestino finito ai domiciliari dopo essere stato arrestato con l’accusa plurima di atti osceni in luogo pubblico, violenza sessuale e corruzione di minorenni, ha giurato in effetti d’aver già iniziato un percorso di “auto-giudizio” riconoscendo le proprie colpe, le proprie devianze. L’ha fatto mercoledì nell’ufficio del presidente aggiunto della sezione Gip del Tribunale di Foro Ulpiano Guido Patriarchi - dove è stato accompagnato dal padre - alla presenza di Massimo De Bortoli, il pm che ha coordinato le indagini affidate al Nucleo di polizia giudiziaria della municipale, e di Matteo Nicoli, il suo difensore di fiducia, del Foro di Verona.

È stato lo stesso avvocato a riferire parte delle dichiarazioni rese dal giovane - ora ai domiciliari nell’abitazione di Montebello in cui risulta essere residente con la madre - nell’interrogatorio di garanzia. Qui Offer ha ammesso le sue responsabilità ma solo quelle in fatto di atti osceni, ovvero l’esibizionismo, il mostrare le parti intime in pubblico. Ha respinto invece ogni contestazione di altro (e più pesante) tipo tra quelle formulate dal pm stando ai racconti di alcune vittime e pure di un testimone adulto: ha negato infatti sia d’essersi masturbato fissando le adolescenti trovate a bordo del bus, sia di aver appoggiato le sue stesse parti intime contro il corpo di alcuna passeggera ragazzina. Azioni queste che prefigurano le due ipotesi di reato più gravi: la corruzione di minore e la violenza sessuale, che in teoria fanno lievitare fino a 18 gli anni di reclusione che lui rischia.

«Ho provato, questo sì, pulsioni irrefrenabili mentre mi trovavo sugli autobus, e ne sono consapevole», ha ammesso Offer, che ha chiesto quindi «aiuto», il ricorso cioè a «un nuovo programma di psicoterapia» specifica. «Nuovo» perché già in passato, in seguito a una denuncia per atti osceni compiuti tre anni e mezzo fa sul treno Venezia-Trieste davanti a un gruppo di ragazze, era stato sottoposto a un ciclo di sedute dal terapeuta per sei mesi. «Grazie a quest’aiuto - riporta il legale un pezzo di colloquio avuto dal giovane nell’ufficio del giudice Patriarchi - il mio assistito ha ricordato d’essere riuscito a indirizzare le proprie energie verso un lavoro che poi, purtroppo, ha perso». Punto a capo. Anche per questo l’avvocato Nicoli ha deciso di non presentare, per il momento almeno, istanza al Tribunale

del riesame: Offer resta di certo ai domiciliari, dunque. «In questa fase - chiude il difensore - la cosa più importante per lui è un programma terapeutico che gli consenta di seguire un determinato percorso, il resto semmai sarà una conseguenza».

@PierRaub

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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