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L’Istria sforna 52 maestri dell’alambicco

I corsisti hanno concluso gli studi e superato gli esami ottenendo il diploma di distillatore riconosciuto dal governo croato

PINGUENTE. Sicuramente è stato il rigoroso regime fiscale ai limiti del proibizionismo a far scattare la molla che ha determinato l’apertura del nuovo corso per distillatori di grappa e di altre bevande alcoliche aromatizzate presso l’Università popolare aperta “Augustin Vivoda”. Numerosi produttori hanno infatti smesso l’attività per le enormi difficoltà a fronteggiare gli obblighi fiscali ponendo così la grappa istriana in pericolo di estinzione.

Il corso per distillatori, questa la speranza, dovrebbe portare nuovi stimoli alla distillazione nelle cantine istriane. Una tradizione ben radicata sul territorio. Ebbene nei giorni scorsi è stato rilasciato il diploma ai primi 52 corsisti che hanno sostenuto con successo l’esame finale diventando maestri dell’alambicco.

Uno arriva dalla Slovenia, due dalla Regione litoraneo montana mentre tutti gli altri sono istriani. Le lezioni sono state impartite in collaborazione con l’Istituto scolastico superiore “Diopter” di Pola avviata nel 2008 e all’interno della quale finora sono stati organizzati corsi per olivicoltori, viticoltori e vinai.

Il diploma di distillatore non è un semplice pezzo di carta da incorniciare e appendere in cantina. Essendo il corso approvato e verificato dal ministero della Scienza, pubblica istruzione e sport e dal ministero dell’Agricoltura e pesca, il titolo conseguito viene iscritto sul libretto di lavoro.

Intanto anche dopo la vendemmia 2013 decine di migliaia di tonnellata di vinaccia sono finite nel letamaio poichè per molti distillatori le tasse sono insostenibili e i in termini di guadagni il gioco non vale la candela. Solo per il possesso dell’alambicco fino a 100 litri di capacità si pagano 13 euro di tassa all’anno, la tassa raddoppia per il distillatore di capacità superiore.

Sulla produzione superiore ai 40 litri annui si paga l’accisa di 3,7 euro il litro. L’imposta deve essere pagata anche da chi non intende vendere la grappa. I cosiddetti piccoli produttori, quelli cioè fino a 1.000 litri all’anno devono pagare l’imposta entro 30 giorni dalla distillazione, indipendentemente se hanno venduto o meno la grappa.

I grandi produttori invece possono aprire un magazzzino doganale nel quale depositare la grappa in attesa della vendita. In questo caso pagano

l’accisa solo dopo aver venduto il prodotto.

I trasgressori vanno incontro a multe piuttosto pepate: per l’alambicco non denunciato l’ammenda va da 275 a 1.380 euro. Per l’accisa non pagata si sale alle stelle, la multa infatti si aggira da 2.760 a 70.000 euro.

(p.r.)

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