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Il lifting ai binari del tram di Opicina: ultima tratta tutta nuova

La lotta contro il tempo della “Segeco” di Mestre per rispettare i termini (entro aprile) imposti dal Comune di Trieste. L’acciaio delle rotaie finisce nell’altoforno della Ferriera

Distruggere per poi ricostruire. E’ stata fatta a pezzi la vecchia linea del tram di Opicina nel tratto che va dalla fermata di Banne a quella dell’Obelisco. I binari sono stati tagliati qualche giorno fa in sezioni lunghe una decina di metri e assieme alle vecchie traversine in legno che li tenevano uniti sulla massicciata, vengono accatastati a lato del tracciato della linea. Poi arriva una gru e carica queste “sezioni” su un grande autoarticolato.

«Le portiamo alla Stazione di Opicina. Lì l’acciaio dei binari verrà separato dal legno ormai inutilizzabile. I primi finiranno nell’altoforno della Ferriera, le traversine verranno invece smaltite in discarica come vuole la legge perché sono impregnate di sostanze chimiche che le dovevano preservare dall’assalto dei parassiti e delle muffe. Se qualcuno pensasse di bruciarle rischierebbe un’intossicazione”, spiega uno degli operai della ditta “Segeco srl” di Mestre che stanno cercando, sotto la guida del capocantiere Eugenio Semenzato, di fare presto, prestissimo. I tempi in effetti sono stretti: il sindaco sindaco Roberto Cosolini si è impegnato più volte a far ripartire lo storico tram, bloccato da un incidente dal settembre 2012. Che si debba fare presto lo dice anche il cartello posto all’ingresso del tratto in cui i vecchi binari sono stati divelti e quelli nuovi attendo di essere posti in opera.

«Inizio lavori 10 marzo 2014, con fine lavori il 19 aprile 2014», si legge a chiare lettere sulla tabella bianca che rende noto l’ente appaltante – «Trieste trasporti spa» – e i nomi dei progettisti, del direttore dei lavori, del responsabile della sicurezza: l’archittetto Renzo Ferrara fa la parte del leone negli incarichi e nelle responsabilità ma accanto a lui alla voce “progetto esecutivo” è affiancato quello dell’ingegner Paolo Gerussi. La stessa tabella rende esplicito anche il costo di questa ennesima ristrutturazione della linea. «Importo di contratto 918.561, 57 euro». Né un centesimo in più, né uno in meno.

«Ogni giorno passiamo almeno tre ore nel furgone che da Mestre ci porta a Opicina e da Opicina a Mestre. Costa meno ritornare a casa in autostrada che fermarci qui e dormire in qualche locanda». Dice il più anziano degli uomini al lavoro. «Per me io resterei qui tutta la settimana, ma i giovani non perché hanno a casa la fidanzata che non va lasciata troppo sola». Ridono gli operai mentre cercano di riparare uno dei tubi in cui scorre ad alta pressione l’olio idraulico che fa muovere la benna con cui vengono sollevati, assieme alle vecchie traversine, le sezioni della linea fatta a pezzi. La benna gronda di olio e la gru semovente, in grado di muoversi sui binari così come sul terreno, è ferma. Bloccata. Una prima riparazione non ha esito. L’olio continua a uscire e inzuppa i guanti degli operai. L’autoarticolato è in attesa che si completi il carico destinato alla stazione e poi alla Ferriera e alla discarica. A lato della sede della linea ormai priva anche della massicciata, sono accatastate decine di traversine in cemento armato. Il sole le illumina direttamente e il colore marroncino con velature rosate risalta sul verde dell’erba primaverile. I pali bianchi della linea aerea segnano il tracciato di una ferrovia che al momento è solo una strada polverosa che sale dalla fermata di Banne verso l’Obelisco. Da qui invece alcune decine di metri del nuovo binario con le nuove traversine, scendono verso la città. A lato, tra l’erba quasi alta, due ragazzi raccolgono “bruscandoli” e ridono.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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