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Gianfranco Saletta: cinquant’anni di teatro nel nome del dialetto

Tocca il mezzo secolo d’arte l’attore e regista goriziano e polemizza: «Mi escludono da quell’Ert che ho creato»

GORIZIA. Se uno nasce a Venezia in campo San Bartolomeo (o san Bòrtolo) che ha al centro la statua di Carlo Goldoni che cosa potrà mai fare nella vita se non l’attore?

A dire il vero lui ha provato a occuparsi d’altro (informatore farmaceutico) ma il destino ha voluto che fosse il teatro il suo orizzonte. Lui è Gianfranco Saletta, goriziano d’adozione, da quando ci venne ad abitare bimbo di sei anni con i genitori. Arrivò a Gorizia nel momento e nel posto sbagliati, in quella Venezia Giulia graffiata da un secondo dopo guerra che è tra le pagine più nere del già fosco Novecento giuliano.

Saletta compie cinquant’anni da attore professionista. Non solo recitazione, però. Nel suo corposo curriculum ci sono le stagioni dell’organizzatore, dell’impresario, del maestro di tanti giovani. Una carriera in un ambiente difficile, scandita da tanti sacrifici dopo quelli pesantissimi sopportati da bambino in seguito alla deportazione del padre e del fratello maggiore (talentuoso violinista de La Fenice) da parte dei partigiani di Tito durante l’occupazione di Gorizia del maggio 1945. Mai più saputo nulla dei loro congiunti; un dolore capace di dilaniare chiunque, non però Saletta abile a reinventarsi e a ripartire, oggi più che mai alla tenera età di 84 anni.

Eppure la sua festa per il mezzo secolo da attore è in parte oscurata dalla presa d’atto di come una sua creatura, l’Ente regionale teatrale (Ert), gli si sia rivoltata contro.

In una lunga lettera inviata al direttore Renato Manzoni, Saletta esprime senza indugi il suo profondo rammarico per la sistematica esclusione dal cartellone dell’Ert delle proposte del Gruppo teatrale per il dialetto fondato dallo stesso Saletta, nel 1995, con un artista del calibro di Mimmo Lo Vecchio.

«E dire che l’Ert l’ho costituito io nel 1969 assieme a Romani e a Elleri su iniziativa dell’allora presidente del Teatro stabile del Fvg Botteri - ricorda Saletta - . Io l’Ert l’ho fatto nel vero senso della parola occupandomi per anni e anni, e senza tralasciare i palcoscenici di mezza Italia, del recupero strutturale dei piccoli teatri regionali. Penso a quelli di Pontebba, Tolmezzo, Maniago, Spilimbergo, Sacile, Latisana, Gradisca, Cormons e Gorizia tanto per citarne alcuni. Dopo dieci anni di lavoro incessante ma di straordinaria gratificazione grazie allo splendido rapporto instaurato con gli amministratori locali, lasciai l’Ert per un ingaggio proposto dal Teatro stabile di Bolzano. Durante la mia attività all’Ert, per lo Stabile del Fvg ho interpretato spettacoli di alto livello con registi del calibro di Eriquez, Bolchi, Bosetti, Squarzina e con colleghi quali Albertazzi, Morriconi, Volonghi, Pagni, Tedeschi, Lavia. Fui proprio io a segnalare a Botteri Rodolfo Castiglione come il più indicato ad assumere la direzione dell’Ert. Lo stesso Castiglione che per anni e anni ha sistematicamente rifiutato di inserire gli spettacolo proposti dal Gruppo teatrale per il dialetto nel cartellone dell’Ert, ritenendoci quasi una compagnia amatoriale e affermando che gli spettacoli in dialetto non incontrano il consenso del pubblico friulano. Bugie, visto il successo che riscontriamo quando recitiamo in Friuli invitati da Comuni o associazioni. Purtroppo l’ostracismo posto in essere da Castiglione prosegue». Sia come sia è un peccato che ai tanti spettatori che seguono le stagioni dell’Ert sia precluso il godimento nell’assistere, tanto per citare le più note, alle commedie tratte dalla Maldobrie di cui Saletta

è stato l’interprete per eccellenza. Senza contare la trentennale partecipazione al Festival dell’Operetta del Verdi di Trieste e la fondazione della compagnia La Contrada che rappresentano solo una parte della monumentale attività artistica di Gianfranco Saletta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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