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«Il Porto vecchio potrà restare aperto»

Il Prefetto Garufi sulla nuova destinazione del magazzino 26: «Nessun problema, bretella e gli uffici possono convivere»

Sulle sorti del Magazzino 26, nessuna certezza e tanti dubbi. Perchè una cosa è paventare una destinazione d’uso che finora nessuno, anche in una città immaginifica come Trieste, avrebbe mai pensato, neanche nelle sue fantasie più sfrenate, altra è portarla “allo stato dell’opera”. Cioè realizzarla. La fuga in avanti della presidente dell’Authority portuale, Marina Monassi, determinata a un nuovo trasloco degli uffici, ora ospitati nella Torre del Lloyd, all’interno di uno dei massimi esempi di architettura “storica” triestina, spiazza più che stupire. Perchè è come passare da una struttura comunque organizzata, con una precisa distribuzione degli spazi, a un guscio vuoto. Bello, ma vuoto. Adatto all’allestimento di mostre ed eventi ma, al momento, ancorato a travi a vista, enormi spazi liberi, impianti tutti da definire. Se si considera che lì dentro dovrebbero starci degli spazi operativi, con uffici e scrivanie, sembra una mission quasi impossible più che un progetto.

La questione è anche più complessa. E rientra nello stesso futuro dell’Universo porto, e segnatamente del Porto Vecchio, del suo alternativamente magnificato o schernito Punto franco, delle sue ipotesi di sviluppo, in estrema sintesi. Del suo stesso accesso “libero”, per certi versi, considerato che il famoso “accesso” da viale Miramare era stato realizzato proprio in funzione della “Biennale diffusa”, per consentire al pubblico di entrare in quell’area senza dover confrontarsi con doganieri, richieste d’identità eccetera. Avrà ancora senso, se quel magazzino dovesse ospitare banali uffici. Per il prefetto, Francesca Adelaide Garufi, assolutamente sì. «Non c’è un regime di punto franco se non c’è area portuale e non c’è afflusso di merci, sulla base di quanto prescritto da trattati internazionali. Nulla da eccepire dunque se lì sorgeranno uffici. La bretella può restare. L’esenzione è funzionale a qualsivoglia utilizzo, eccetto se dovessero arrivare le merci da stoccare».

Il “foro” d’accesso al Porto Vecchio sembra, dunque, essere diventato una breccia. Permanente, oltre a tutto, visto che nè sul breve nè sul lungo termine sembra esserci la fila per reimpiantare in loco attività anche vagamente portuali. «Concediamo la sospensione di anno in anno - continua il prefetto - sul presupposto che quel contenitore poteva essere utilizzato, non più per fini portuali, ovviamente, ma per eventi che non servono alle finalità del porto». E ancora: «A volte il regime serve, altre no. Parliamo di una norma del ’47, da allora l’ordinamento è completamente cambiato. Abbiamo concesso la sospensione, ad esempio, per l’attracco dei traghetti greci, che sono in regime comunitario, non per quelli turchi, extra Ue. La vera problematica - sottolinea la Garufi - sta nell’allargamento, ma dove? La mia competenza è di fare provvedimenti amministrativi: e dunque sospensione o spostamento. In passato nessuno pensava che il commissario del governo potesse farlo. Vorrei ribadirlo per l’ennesima volta: non ci sono problemi per estendere il punto franco, dipende da cosa si chiede. Se vedo una città unita e determinata a volere quel tipo di intervento è una cosa. Viceversa devo dire che in tutte le occasioni nelle aree in cui ho dovuto sospendere parzialmente il regime di punto franco non ho mai avuto reazioni degne di nota, segno che la decisione andava bene a tutti...».

Il sindaco Roberto Cosolini è perplesso sulle scelte della Monassi, e non ne ha fatto mistero fin dal primissimo momento. «Ho già detto - debutta - che se ci fosse la disponibilità di allestire lì la mostra sul Lloyd Triestino saremmo ben contenti... Il problema è di capire che facciamo parte tutti della stessa città. E scoprire, dunque, a cosa serve quel contenitore. Non è un problema nostro, noi dobbiamo già valorizzare quelli in carico al Comune». «Sento parlare però - continua Cosolini - di economicità e spending review e allora ci devo riflettere. Meglio aspettare cosa deciderà il comitato portuale. Hanno detto che risparmierebbero riunificando gli uffici? Può essere,

ma così facendo li si allontana dal porto vero, trasportandoli in quello che non è più porto... Oltre a tutto, e penso ai dipendenti, non ci sono neanche mezzi pubblici che attraversano il Porto Vecchio. Mi ripeto: stiamo a sentire dove sarà il risparmio di spesa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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