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Treni, “Transalpina” chiusa fino al 2016

La tratta Campo Marzio-Opicina è impraticabile: non ci sono i soldi per lavori alla galleria Revoltella e per aggiustare alcuni binari

I volontari del Museo ferroviario di Campo Marzio hanno dovuto annullare il viaggio panoramico “Binari sconosciuti” previsto per lunedì 21 aprile, a causa di diversi problemi sulla fetta italiana della linea che l’Austria chiamò Transalpina. Si tratta di un cedimento strutturale nella galleria Revoltella e di alcuni guasti sui binari. Purtroppo i disagi non verranno risolti a breve. Infatti, l'ufficio stampa regionale delle Fs fa sapere che «la tratta della Transalpina che collega la stazione di Campo Marzio con quella di Opicina resterà inagibile almeno fino al 2016». Così, Trieste si prepara a festeggiare il centenario della Grande guerra, depredata di uno dei suoi luoghi-simbolo: la gloriosa direttrice Transalpina che unisce ancora Vienna con la stazione di Campo Marzio, da cui partirono i soldati per il fronte sull'Isonzo.

Il grave è che Trieste rischia anche il completo isolamento passeggeri e merci. «La linea Transalpina – spiega l'ingegner Roberto Carollo, capo dei volontari del Museo – è un by-pass del nodo della città e un qualsiasi guasto lungo i 13 chilometri di ferrovia che separano la stazione centrale dal Bivio d’Aurisina, sarebbe fatale a tutti i collegamenti da e per Trieste». Non solo. «Se i lavori dovessero iniziare nel 2016, oltre al problema dei tempi biblici di ripristino, le Fs dovrebbero sborsare più soldi di quanti ne servano oggi per ridare lustro alla linea, perché è ovvio che due anni di incuria comporterebbero spese pesantissime», afferma l'ingegnere. Il triste quadro che si sta dipingendo ricorda quello degli anni Sessanta, quando, con la politica dei "rami secchi", le Ferrovie italiane destinarono al macero innumerevoli linee della Penisola dopo che esse subirono dei guasti e, questi, non vennero mai riparati. In tempi più recenti - di preciso nel 2012 – tale, misera sorte, toccò alla Gemona-Sacile, colpita da una frana e ancora in attesa di essere ripristinata. Pensare che, un secolo fa, attraverso i binari della nostra linea-fantasma inaugurata da Francesco Ferdinando nel 1906 si andava a Praga, Cracovia, Stoccarda e nella pancia dell'Europa. Dal terminal di Campo Marzio partivano 12 treni al giorno per Vienna, tutti diretti. Negli ultimi anni, fino alla chiusura della Transalpina, invece, fischiavano solo due locomotive la settimana e prive di convogli: il confronto deprimente parla da sé. Mentre in Slovenia, Austria e Germania i viaggi della nostalgia fanno soldi a palate, a Trieste le Ferrovie hanno prima bloccato i treni storici e i tragitti della memoria si sono dovuti svolgere a bordo di un banale Minuetto. Poi, le Fs hanno fermato gli stessi viaggi che non potranno andare in scena per almeno due anni. Eppure, sulla Campo Marzio-Opicina - che è solo una brevissima tratta dell'immensa Transalpina o Neue Alpenbahnen - si disegnano cinque gallerie scavate nella roccia viva (San Giacomo, Revoltella, Cologna, Pis'cianzi e Opicina) curve da autodromo, salite micidiali che arrivano al 27 per cento e viadotti titanici dai panorami mozzafiato. Lungo i binari “in sonno” della nostra città di confine, sorgono altre due deliziose stazioncine: esse sono Rozzol-Montebello e Guardiella. Le Fs vendettero la prima ad alcuni privati che

dichiararono di volerla trasformare in un albergo. I lavori iniziarono, ma morirono sul nascere e oggi il meraviglioso edificio e il suo cortile sono ridotti a un cimitero di rifiuti. Perciò, se mai le Ferrovie vorranno riutilizzarla, dovranno comprarle di nuovo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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