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Prenz e l’anonimo signor Kreck da Pisino al terrore argentino

Diabasis pubblica il romanzo dello scrittore latinoamericano che vive a Trieste

A Trieste vive un grande scrittore, ma forse pochi lo sanno. Perché Juan Octavio Prenz, anche se abita in città dal 1979, continua a scrivere nella sua lingua madre: lo spagnolo. E pubblica nel suo Paese d’origine, l’Argentina. Dove ha ricevuto i premi più importanti per chi si occupa di letteratura. Come il Casa de las Américas, una sorta di Nobel latinoamericano.

Il problema è che, poi, gli editori italiani non si fanno sotto. Non traducono le sue opere. Nell’ormai lontano 2001 ci aveva provato Marsilio proponendo uno dei romanzi più belli di Prenz, “La favola di Innocente Onesto, il decapitato”. Poi è sceso di nuovo il silenzio attorno allo scrittore argentino di Trieste. Adesso, grazie alla cura di Elvio Guagnini, arriva nelle librerie una delle opere più importanti di Prenz. Si intitola “Il signor Kreck”, l’ha tradotta con grande attenzione e ricchezza linguistica Betina Lilián Prenz, la pubblica la casa editrice Diabasis di Parma (pagg. 284, euro 18).

Fin dalle prime pagine, è normale pensare a un’ispirazione kafkiana per questo romanzo di Prenz. I punti cardine della storia, infatti, sono gli stessi: un protagonista così anonimo da sfiorare l’invisibilità; un Potere dal volto oscuro che può decidere della vita e della morte dei suoi sudditi seguendo i capricci del momento; un contesto sociale sospeso tra realtà e perversa fantasia, dove i diritti umani possono essere azzerati in un lampo.

Ma, attenzione: Kafka è un punto di riferimento utile solo a chi deve, per forza, creare un albero genealogico a ogni scrittore, a ogni romanzo. Perché, in realtà, Prenz tira dritto per la sua strada e crea una storia che affonda le radici negli anni tenebrosi della dittatura argentina. Il suo signor Kreck è un uomo venuto da lontano. Il padre, istriano di Pisino, era un uomo fortemente legato all’Impero austroungarico, a quel clima di coesione tra i popoli creato da Franz Joseph. Con i fascisti, con i nazisti, i rapporti non potevano non essere pessimi. Così, quando il Terzo Reich tentò di trasformare Trieste e il Litorale in una sorta di dépendance dela Germania, lui decise di spedire suo figlio Rodolfo lontanissimo. In America Latina. In Argentina.

E lì, Rodolfo Kreck si costruisce una vita che non ha niente di eccezionale. Se non la libertà. Lavora da impiegato per una compagnia di assicurazioni, veste sempre in maniera molto sobria, non parla quasi mai se non deve dire quello che è necessario. Sposa una ragazza, dopo averla corteggiata a lungo, e non si sogna nemmeno di tradirla con altre donne.

La sua vita, insomma, assomiglia a quella di un metronomo. Che scandisce il tempo senza mai sgarrare. Fino a quando il signor Kreck si imbarca in un’avventura del tutto fuori linea con il suo stile. Decide di affittare un appartamento da due vecchie gemelle, rimaste zitelle, che vivono nel culto del padre ornitologo morto da tempo. Loro, quella minuscola abitazione, possono cederla solo a chi non altererà l’arredamento, a dire il vero un po’ ammuffito, voluto da Francisco Salgueiro, esperto internazionale di uccelli.

Sembra, quella, una trappola tesa dal Potere al signor Kreck. Anche se Prenz non chiarisce nel romanzo quanto le due zitelle siano pedine innocenti nelle mani di chi comanda. Oppure se, nella loro finta ingenuità, siano due perfette carte moschicide pronte ad attirare, e non mollare più, sprovveduti come il signor Kreck. Fatto sta che lui, all’improvviso, si ritrova stritolato nella macchina inquisitoriale. Arrestato, incarcerato, accusato di essere un anello della catena terrorista. Nessuno, però, ha la benché minima prova contro di lui.

Pagina dopo pagina, la storia di Kreck diventa il simbolo della follia che travolse l’Argentina negli anni ’70. Dove la gente spariva dentro il tritacarne di un regime ossessionato da nemici immaginari. Ma in realtà, tra le mani di Prenz, questo personaggio anonimo, per niente eroico diventa un enigma. Capace di inventarsi una, nessuna, centomila vite parallele.

Così, nel finale, il lettore si trova a inseguire Kreck in un labirinto. Dove niente è come appare. Prenz gioca con quella che Claudio Magris ha definito «l’odissea di un io che si svuota mentenendo decoro e dignità»,

costruendo un romanzo che richiama alla memoria la realtà impossibile di Julio Cortázar, certe inquietudini narrative di Roberto Bolaño. Dentro il libro, le parole sono specchi che raccontano, ingannano, svelano. Dove la verità è altrove.

alemezlo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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