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Fra Turchia e Germania il Molo Sesto va veloce

Dall’arrivo della nave a Trieste alla partenza del treno non passano mai più di 12 ore. Ogni settimana 28 convogli. Emt: già previsti altri tre milioni di investimenti

MONACO DI BAVIERA. Un arco teso con tante frecce sparate dentro tutto il corpo dell’Europa: è il porto di Trieste da cui si dirama ormai una rete ferroviaria che innerva quasi tutto il continente. Un giovedì pomeriggio dal traghetto Qezban, preso in affitto dalla società armatrice e di servizi logistici turca Ekol scendono i semirimorchi. Provengono da Haydarpasa, porto della parte asiatica di Istanbul, pronti per raggiungere via ferrovia le più varie destinazioni europee. Dall’arrivo della nave alla partenza del treno possono passare anche solo 6 ore, comunque mai più di 12. È il rovesciamento dello stereotipo triestino che magari alcuni continuano ad amare: quello dell’emporio dove le merci vengono fatte “dormire” per giorni se non per settimane. Il treno è operato dalla società leader del settore in Europa, la tedesca Kombiverkehr attraverso la sua consociata bolzanina Rail traction company. Alle tre di venerdì pomeriggio il convoglio passa i Tauri e le scritte azzurre Ekol brillano sotto il sole sul fondo bianco delle neve che è anche il colore dei 32 tra semirimorchi e contenitori da 45 piedi portati dai 16 vagoni. All’interno tessuti, prodotti farmaceutici e alimentari e molti altri generi di merci, ma soprattutto componenti automobilistiche, in particolare del marchio Ford in perenne spola tra le fabbriche turche e la sede della Ford Europa a Colonia dove il convoglio è diretto.

Il fulcro di tutto il traffico è il terminal della Emt (Europa multipurpose terminals) del Gruppo Parisi sul Molo Sesto dove la crescita prorompente di attività è palese. Sono 28 oggi i treni che partono settimanalmente: 10 raggiungono Colonia, 7 Ludwigshafen, 3 Francoforte, 3 Bettembourg (Lussemburgo), 2 Ostrava (Repubblica ceca). A questi dal 28 febbraio se ne sono aggiunti altri 3 per Monaco. Dal momento della concessione demaniale (che è del 2010, valida per 25 anni) sono stati abbattuti tre dei quattro vecchi magazzini, ma non basta: bisogna buttar giù entro l’anno anche l’ultimo, quello contraddistinto dal numero 64 e la domanda all’Autorità portuale con la speranza che il via libera arrivi rapidamente è già partita. Perché i porti moderni hanno bisogno soprattutto di grandi spazi, il contrario del Porto Vecchio. Per creare questo hub intermodale mare-ferrovia, Parisi Group ha già investito 13 milioni: 7,5 in demolizioni, fasci di binari, torri faro e altro, mentre 4,5 sono il corrispettivo dei beni che la casa madre ha conferito a Emt. Un altro milione è stato speso in macchinari. «Ma certamente non basta - afferma il presidente Francesco Parisi che ha portato la saggia filosofia dello spedizioniere anche nel mestiere di terminalista - abbiamo già deliberato di spenderne altri tre e mezzo». Serviranno per la demolizione dell’ultimo magazzino, per costruire il gate e una torre di controllo, per i sistemi infornmatici, per spostare uffici e spogliatoi, ora in sistemazione precaria, nel magazzino 65.

E mentre i semitrailer scendono dal traghetto, il cantiere per rifare parte del piazzale è già aperto.

Tra gennaio 2011 e ottobre 2013 la Emt ha assunto 24 persone passando da 22 a 46 dipendenti. Nello stesso periodo la società di manodopera Leo Sferch che opera soprattutto sul Molo Sesto è pasata da 38 a 87 dipendenti: è la Trieste che, nonostante tutto, cresce.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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