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Il Nautico celebra 260 anni con l’arrivo della “Belem”

L’approdo al molo VI del veliero il culmine di un fitto programma di iniziative Sarà firmata una convenzione con la Fondazione che gestisce il vascello

Oltre due secoli e mezzo di storia. Un tesoro di conoscenze che hanno formato migliaia di esperti del mondo della navigazione, marinai, comandanti. Il dieci giugno prossimo l’istituto Nautico “Tomaso di Savoia Duca di Genova” festeggerà 260 anni di storia. Un anniversario a tre cifre che poche altre scuole possono vantare. E che il Nautico intende celebrare con un fitto programma di manifestazioni che verrà presentato quanto prima.

Spiega il vicepreside Manuel Urcia: «Vogliamo far conoscere a tutta la città la storia secolare del nostro istituto, intimamente connessa a quella di Trieste e del suo mare. Lo faremo anche grazie all’aiuto dei nostri ex allievi, sempre molto legati al Nautico, e delle istituzioni e delle realtà economiche di Trieste: tutti si sono mostrati molto disponibili e ci incoraggiano ad andare avanti».

Tra le più spettacolari è l’approdo nell’aprile prossimo del veliero Belem ai moli triestini. Il vascello storico arriverà a Trieste l’11 aprile, e sarà aperto per qualche giorno alle visite guidate. L’ormeggio è previsto al molo VI. Il 14 aprile la nave mollerà gli ormeggi e con una decina di studenti del Nautico farà rotta verso Venezia.

La goletta a tre alberi fu varata nel 1896 dal cantiere Dubigeon a Chantenay-sur-Loire e fu inizialmente adibita al trasporto merci e passeggeri sulle rotte atlantiche. Intorno al 1900 entrò in servizio verso le colonie francesi. Nel 1914 venne venduta al duca di Westminster, che aggiunse un albero e un nuovo motore, trasformandola nello yacht privato più grande del mondo. Nel 1921, il Belem fu venduto ad Ernest Guinness, che la ribattezzò con il nome Fantôme II. Guinness navigò tutto l’anno, in giro del mondo, e la portò a Montreal nel 1937 per la celebrazione dell’incoronazione di Giorgio VI.

Nel 1939 morì Ernest Guinness e la Fantôme II fu posta in secco nell’Isola di Wight fino al 1952, quando una fondazione istituita dal senatore veneziano, il conte Vittorio Cini, la comprò come nave scuola a vela destinata per gli orfani dei marinai italiani. Sotto il nuovo nome Giorgio Cini ha servito fino al 1965, quando fu considerata insicura, ma la fondazione teneva ormeggiata ad una banchina, e servì per alcuni anni come un collegio. Di questo periodo è importante rilevare che tanti triestini, orfani di marinai e pescatori, furono formati a bordo della Giorgio Cini. Persone che avranno il piacere di rivederla sulle rive della loro città.

All’inizio degli anni sessanta l’Arma dei carabinieri l’acquisto nella convinzione di avere fondi a sufficienza per restaurarla: si sbagliava. Il veliero fu acquisito a titolo di pagamento dal cantiere fino a quando, nel 1977, il medico francese Luc Olivier Gosse scoprì che si trattava dell’antica Belem. Dopo lunghe trattative la Francia riuscì a riportare a casa lo scafo: i periti della Marina francese e la Direction des Constructions et Armes navales chiesero al cantiere di fare qualche lavoro aggiuntivo sullo scafo, il suo nome fu cambiato di nuovo in Belém di Nantes. Il 5 agosto 1979 il veliero fu varato e la nave della Marina francese Actif lo trainò e lo scortò a casa. Dieci giorni dopo entrò nel porto di Tolone.

Da allora la nave è gestita da una Fondazione omonima il cui scopo istituzionale è la gestione di un veliero senza scopo di lucro con l’obbiettivo di permettere al più gran numero di persone di poterci navigare. Oggigiorno la Belem effettua crociere con tappe della durata da quattro a sette giorni: alterna la navigazione nel Mediterraneo a quella nell’Atlantico con ritmo annuale.

La visita della Belem a Trieste offrirà al Nautico la possibilità di assumere un ruolo in questa vicenda: l’idea dell’istituto

è quella di imbarcare i suoi studenti sul veliero per degli stage, impegnando circa una settimana tra viaggio d'istruzione e rientro a scuola.

Nei giorni dell'ormeggio del Belem il Nautico confida di giungere alla stipula della convenzione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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