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Porto Vecchio, Cosolini attacca: "Monassi dovrebbe andare a casa"

Il sindaco di Trieste: "La presidente dell’Authority agisce da monarca nel più totale disprezzo delle istituzioni che rappresentano i cittadini"

Nella guerra ormai senza esclusione di colpi tra le amministrazioni elettive e il Porto, dopo quello dell’Accordo di programma per la Ferriera si riapre anche il fronte del Porto Vecchio e il sindaco Roberto Cosolini solleva una sorta di impeachment (beninteso, senza implicazioni penali) nei confronti della presidente dell’Authority Marina Monassi. «La cosa migliore che potrebbe fare è quella di andarsene a casa», afferma il sindaco in un’affollata conferenza stampa in cui lo affianca quasi tutta la giunta, e in particolare gli assessori Fabiani, Marchigiani, Kraus, Grim, Famulari e Treu.

«Questa faccenda dell’avviso del nuovo bando per il Porto Vecchio pubblicato proprio in contemporanea alla seduta del Comitato portuale (mercoledì scorso, ndr) che invece ne era tenuto all’oscuro perché l’unico punto dell’ordine del giorno era l’Accordo di programma per Servola - ha affermato il sindaco precisando di parlare sul punto anche a nome di Regione e Provincia - ha fatto toccare l’apice a una situazione di conflittualità non più sostenibile. Più volte Regione, Provincia e Comune hanno chiesto all’Authority un ragionamento comune sul futuro di quella parte dello scalo, che evidentemente non può essere trattata come il Molo Settimo. Ma Monassi anche stavolta ha agito da monarca assoluto, nel più completo disprezzo delle istituzioni che rappresentano i cittadini. Con questo gesto di autismo amministrativo è stato creato un grave vulnus che rischia di espropriare Trieste da un’importante operazione di creazione di valore. E la presidente non creda di poterci incantare con i dati delle statistiche che crescono soprattutto grazie al lavoro di tre imprenditori come Parisi, Maneschi e Samer, ai traghetti Grimaldi della Minoan lines e alla chiusura della raffineria di Marsiglia e nonostante i disservizi che ci sono ancora all’interno del porto dove del resto si registrano anche problemi di occupazione».

Un’altra accusa forte, cui Monassi ha voluto preventivamente rispondere con una nota stampa, diramata di prima mattina, in cui rilevava che l’Authority il 12 febbraio ha pubblicato sul sito web l’avviso di avvio del procedimento «come già annunciato nel Comitato portuale del 12 dicembre». La presidente ha aggiunto che «il procedimento sarà quello previsto dal Codice della navigazione per questo tipo di concessioni e si concluderà quindi con una delibera del presidente dell’Autorità portuale a seguito del parere in merito del Comitato portuale».

«Se lo scopo è quello di servire la comunità - ha obiettato il sindaco - è indispensabile lavorare assieme. Dopo la sentenza del Tar sul caso Portocittà e dopo quanto affermato dal prefetto Francesca Adelaide Garufi sulla necessità di trovare un punto d’accordo in loco, era indubbio che prima di pubblicare un nuovo bando si trattava di chiarire lo status giuridico dell’area. Questo non è stato fatto, ma al di sotto dello strumento urbanistico non esiste nemmeno un masterplan che dia una visione strategica complessiva futura dell’area. Nell’estate 2013 - ha ricordato Cosolini - mi è stato risposto che un masterplan esiste ed è dell’architetto Norman Foster. Quando ne ho chiesto una copia, l’Authority ha replicato che bisognava cercarlo negli archivi perché è un progetto piuttosto datato. Evidentemente non l’hanno trovato perché lo sto ancora aspettando».

L’Autorità portuale, secondo le accuse partite dal Municipio, non avrebbe nemmeno fatto un’indagine di mercato per capire se quello che è forse il più attrattivo waterfront d’Europa può interessare ai grandi gruppi d’investimento internazionali. «E tutto questo - l’accusa diretta di Cosolini - perché Marina Monassi non vuole alcuna trasformazione

del Porto Vecchio, nemmeno nel senso di portualità allargata, ma preferisce assegnare i bocconi più polposi dello spezzatino condannando tutto il resto dell’area all’abbandono o all’attesa di un finanziamento pubblico che non arriverà mai».

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