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Ferriera, Lupi scarica Monassi «Sintonia con Serracchiani»

Il ministro alle Infrastrutture rompe il silenzio: «Nessuna modifica all’Accordo di programma». Possibile solo una nota a verbale

Il ministero dello Sviluppo economico, di Flavio Zanonato dal Pd, tace. E quello dell’Ambiente di Andrea Orlando, collega di partito di Zanonato, pure. Non è dato sapere, ovviamente, se dietro ci sia una strategia meditata nelle segrete stanze di Governo o se si tratti di pura casualità. Fatto sta che, nel sabato del silenzio, a rompere il ghiaccio - e a spazzare in sostanza ogni dubbio a proposito dell’Accordo di programma sulla Ferriera, etichettandolo valido e non rivedibile, così come sostenuto al venerdì dalla troika di centrosinistra Regione, Provincia e Comune - finisce con l’essere il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di Maurizio Lupi, colonnello del Nuovo centrodestra di Alfano: «Non c’è nessuna modifica da apportare né alcun Accordo da riscrivere», filtra infatti nel tardo pomeriggio da fonti dello stesso dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

È proprio dal ministero di Lupi insomma - l’unico non di marca Pd fra i tre coinvolti nel vertice tecnico di giovedì a Roma, chiamato a esaminare i chiarimenti reclamati dall’Autorità portuale sull’Accordo di programma - che arrivano a quanto pare i titoli di coda di una commedia degli equivoci e degli imbarazzi lunga 48 ore. Cominciata giovedì sera, nel momento in cui, a vertice romano concluso, la presidente dell’Authority Marina Monassi aveva sconvocato il Comitato portuale programmato per venerdì pomeriggio, alla vigilia del quale la troika diceva di attendersi la presa d’atto della stessa Authority che nulla ostava alla sua firma sull’Accordo. Con la scena madre nella serata di ieri, dopo che era iniziata a circolare una lettera scritta proprio dal capo di gabinetto del ministero di Lupi, Giacomo Aiello. Una sorta di verbale del vertice tecnico di giovedì che - oltre a respingere tutte le altre obiezioni, a cominciare dalla titolarità dell’Autorità portuale su quantificazione e riscossione dei canoni demaniali pur in presenza di un commissariamento dell’area - sembrava lasciar aperta la partita di un’eventuale riscrittura, ancorché minima, dell’Accordo del 30 gennaio sul punto del cosiddetto principio delle responsabilità dell’inquinamento pregresso. «Con riguardo - recitava la nota - al contenuto delle premesse dell’Accordo nella parte in cui viene evidenziata l'impossibilità a “risalire all’imputazione soggettiva dei singoli atti e attività che nel tempo hanno concorso alla realizzazione dell’area demaniale in concessione alla Servola Spa con riporti e materiali inquinanti”, si reputa che la formulazione possa utilmente essere rettificata, in adesione al vigente quadro normativo di riferimento, con la diversa dizione “rimane impregiudicata l’imputazione soggettiva...”». Un passaggio che aveva portato la governatrice Debora Serracchiani ad augurarsi sibillina: «Non vorrei mai dover scoprire che sulla pelle di Trieste nel ministero delle Infrastrutture si giocano partite ambigue su più tavoli».

Ieri, in una giornata di silenzio quasi surreale nonostante i solleciti del Piccolo inoltrati a Roma, è stato lo stesso Lupi, il capo del dicastero di riferimento di Monassi, responsabile di quel verbale e per questo chiamato in causa da Serracchiani, a voler chiarire, pur non in prima persona bensì per fonti ministeriali. Ebbene. Per tali fonti «non c’è nulla da correggere», perché quel verbale è una «nota interpretativa», tale da «non poter produrre emendamenti», tutt’al più «una nota a verbale». L’Accordo firmato il 30 gennaio, in definitiva, «resta valido». Un tanto - così si è saputo dalle stesse fonti ministeriali - per raddrizzare la barra del dibattito dopo che nella serata di venerdì lo staff di Lupi, di ritorno da una trasferta a Bologna, era venuto a sapere che a Trieste circolavano voci secondo cui fosse intenzione proprio di Lupi mettere mano al patto della settimana prima. Caso chiuso dunque. Anzi: «nessun caso».

A questo punto, a meno di colpi di scena, sempre possibili, per carità, per la firma di Monassi sull’Accordo dovremmo essere in dirittura. La postilla di garanzia, in fondo, dal punto di vista della Torre del Loyd, comunque c’è stata: «L’Accordo - lamentava lunedì l’Authority in un comunicato prima del vertice di giovedì e della nota conseguente - di fatto toglie la responsabilità alla Servola Spa per presunta impossibilità di risalire con certezza al responsabile, mentre la successione nel titolo concessorio assentito senza soluzione di continuità fino dal 1962 (epoca Italsider, ndr) individua con certezza il soggetto obbligato alla rimessa in pristino delle aree

demaniali marittime». Sta così per concludersi la partita tra i soggetti pubblici, dato che l’Accordo di programma lo firmano le amministrazioni pubbliche (più Invitalia, che è una Spa dello Stato). Quella tra pubblico e privato è un’altra storia.

@PierRaub

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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