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Porti, il governo lancia l’Authority unica alto-adriatica

La bozza di riforma prevede otto super enti e integra gli scali di Trieste e Venezia. Cambiano gli organi direttivi

MILANO. C’è chi la boccia etichettandola come una proposta velleitaria e sbagliata. Chi, invece, la promuove definendola coraggiosa e giusta. Certo è che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, almeno un risultato per il momento è riuscito ad ottenerlo: togliere dal limbo, in cui era finita per 20 anni, la legge di riforma 84/94 dei porti.

Con questa bozza-proposta, il ministro persegue l’obiettivo di ridurre il numero delle Autorità portuali (24), le quali di fatto verrebbero sciolte e conferite in 8 super Authority chiamate Apl - Autorità portuale e logistica di interesse strategico – che sono: Alto Adriatico (Venezia e Trieste), Medio Adriatico (Ravenna e Ancona), Basso Adriatico-Ionio (Manfredonia, Taranto, Bari e Brindisi), Alto Tirreno (Genova, Savona e Spezia), Medio Tirreno (Livorno, Piombino, Marina di Carrara e Civitavecchia), Basso Tirreno (Napoli, Salerno e Gioia Tauro), Sardegna (Cagliari e Olbia), Sicilia (Palermo, Augusta, Messina e Catania).

All’interno di questo schema i due sistemi che sulla carta rappresentano la “punta di diamante” della portualità italiana sono Nord Tirreno e Alto Adriatico, che si muoverebbero sul mercato di destinazione finale del Centro Europa con una scala di attività e con livelli di efficienza in grado di competere con i colossi portuali nord europei. Uno schema coerente con la strategia della Ue che ha individuato i porti inclusi nelle reti (Ten-T) e nei corridoi europei.

Nel caso dell’Alto Adriatico è evidente che, se il nuovo macro-distretto riuscisse ad unire le due Authority di Venezia e Trieste, oltre ai retroporti logistici dell’intero bacino, nascerebbe uno dei sistemi economici più forti e competitivi dell’Europa. In questo modo, si concentrerebbero gli investimenti realizzando un unico sistema produttivo, logistico e portuale. In sostanza, si creerebbero i presupporti per la nascita di una reale autonomia finanziaria. Se poi, come riporta la bozza ministeriale, il macro distretto alto-adriatico potesse «stringere rapporti di collaborazione transfrontalieri» con Capodistria e Fiume, si chiuderebbe il cerchio.

Rapporti di collaborazione che, peraltro, sono già iniziati come testimonia l’esperienza del Napa che nell’ultimo anno ha consentito una crescita del 5,91% nel traffico container raggiungendo 1.683.000 teu. Un dato che, rispetto ai numeri nazionali, si avvantaggia dello spostamento ad est e sud-est dei mercati europei.

Altri punti poi sono previsti dalla bozza ministeriale: le Apl possono approvare il Piano integrato logistico (Pil) con definizione delle scelte infrastrutturali, logistiche e territoriali dell’intero distretto. Il Pil costituisce automaticamente variante urbanistica nel territorio delle regioni interessate. In via esclusiva, svolgono anche la gestione del demanio marittimo.

Altro aspetto da non sottovalutare: le Apl possono acquisire partecipazioni all’estero. Nel contempo, cambiano gli organi di governo delle Authority. Nella bozza di Lupi, infatti, vengono eliminati i Comitati portuali e sostituiti con un Consiglio direttivo: il quale opera in sinergia con il presidente, nominato con decreto ministeriale, d’intesa con i presidenti delle Regioni interessate. Il Consiglio - oltre al presidente, che avrà un ruolo similare a quello di un amministratore delegato - sarà composto da 4 persone: un componente del ministero, un membro della Capitaneria, uno delle strutture portuali-interportuali e uno designato da ciascuna Regione del distretto. È’ prevista infine una

Commissione consultiva, composta da 6 rappresentanti rispettivamente dei lavoratori, armatori, industriali, spedizionieri e agenti marittimi, autotrasportatori e imprese ferroviarie. In ultima istanza, l’Apl è sottratta a tutte le regole della pubblica amministrazione.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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